Moda: la novità si chiama Camp, stile eccessivo che s’ispira a Susan Sontag

Eccessivo, irriverente, teatrale. In una parola: camp. Segnatevi questo nome perché nei prossimi giorni non si parlerà d’altro. E’ lo stile del momento ma nessuno sapeva cosa significasse prima dell’annuncio, da parte del Met di New York, del tema della mostra-evento che porta il suo nome e che sarà inaugurata il prossimo 6 maggio, durante il Met Gala, il party di beneficenza che ogni raduna per una sola notte il gotha della moda internazionale nella Grande Mela.

“Camp: notes on fashion” è il titolo dell’esposizione in calendario fino all’8 settembre, che prende spunto dal saggio della giornalista e scrittrice Usa Susan Sontag, “Notes on Camp”, pubblicato nel 1964. Sì, ma che vuol dire camp? A decifrare il fenomeno ha pensato la stessa Sontag. Il camp, scrive l’autrice, è tutto quello che è stravagante, teatrale, esagerato, che permette di rileggere i codici del passato e spiccare tra la massa. Un po’ snob, un po’ artificioso. Spiccatamente incongruo. Guai però a chiamarlo kitsch.

Rilegato inizialmente a fenomeno marginale, il camp è diventato presto un elemento mainstream. Grazie anche a stilisti come Franco Moschino, Jean Paul Gaultier, Demna Gvasalia di Balenciaga, Thierry Mugler, Richar Quinn, Elsa Schiaparelli e Vivienne Westwood che ne hanno diffuso il verbo. Ma anche Jeremy Scott e Alessandro Michele di Gucci, maison quest’ultima, che sponsorizza la mostra di New York.

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