Artrosi del ginocchio: “Esercizio e controllo del peso per prevenirla”

In Italia, l’artrosi del ginocchio colpisce circa il 12-15% della popolazione. Quali possono essere le cause? E quali i trattamenti per prevenirla e per contrastarla? “Va detto innanzitutto che si tratta di una malattia degenerativa cronica irreversibile”, risponde Vincenzo Salini (nella foto sotto), primario di ortopedia e traumatologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. “Significa che una volta insorta, purtroppo, non regredisce, ma si evolve con un peggioramento costante e graduale”.

Gli specialisti parlano di artrosi primaria e artrosi secondaria: che differenza c’è?

La prima, quasi sempre bilaterale, si sviluppa generalmente per il consumo dell’articolazione e colpisce tendenzialmente le persone over 50, soprattutto le donne. La seconda può derivare da altre patologie o da traumi e può colpire anche persone molto giovani.

La forma del ginocchio può giocare un ruolo nell’insorgenza della patologia?

Sia l’artrosi primaria primaria sia quella secondaria possono essere favorite da due conformazioni particolari del ginocchio: nell’80% dei casi dal ginocchio varo, tendente all’interno; nel 20% dei casi dal ginocchio valgo, le cosiddette “ginocchia a X”.

È possibile prevenirla o almeno ritardarne l’insorgenza?

La raccomandazione principale è tenere allenate le articolazioni, con un’attività fisica regolare e costante, che non le sovraccarichi: va benissimo camminare, andare in bicicletta su terreni tendenzialmente piani (va bene anche la cyclette, purché con bassa resistenza alla pedalata), nuotare. Il secondo aspetto fondamentale è cercare di mantenere il peso forma. Il sovrappeso sottopone ad uno sforzo importante le articolazioni, specialmente quelle dell’anca e del ginocchio. Anche un’alimentazione varia ed equilibrata gioca un ruolo significativo, oltre che per mantenere un corretto peso corporeo, per favorire una buona qualità dell’osso. Eventualmente, con il consiglio del proprio medico, si può ricorrere anche a qualche integratore (per esempio, a base di acido ialuronico).

Quali sono i sintomi principali? E come si arriva alla diagnosi?

I sintomi sono sostanzialmente due. Il primo è il dolore, che si manifesta generalmente in situazioni di movimento e/o di sovraccarico dell’articolazione, mentre non si avverte in posizione sdraiata. L’altro è la diminuzione progressiva del movimento. Oltre alla visita clinica, la diagnosi si basa su una radiografia di primo livello, cioè una radiografia standard. Sarà lo specialista, se lo riterrà opportuno, ad approfondire con ulteriori esami (Tac, RM).

Come si cura?

Ci sono vari step di trattamento, a seconda dell’entità della patologia. Per le forme più lievi si ricorre ad una terapia farmacologica a base di antiinfiammatori e di integratori che migliorano il trofismo cartilagineo. Possono anche essere prescritte delle terapie fisiche, come gli ultrasuoni (vibrazioni meccaniche che producono calore in profondità, riducendo il dolore e il gonfiore) o la tecarterapia (una terapia che utilizza la corrente elettrica per andare a stimolare i processi riparativi naturali). Naturalmente va corretto anche lo stile di vita: dimagrire se si è in sovrappeso, praticare un’attività fisica regolare.

Oggi si parla molto di medicina rigenerativa: è indicata anche per l’artrosi del ginocchio? In quali casi?

La medicina rigenerativa è un trattamento efficace, che però va riservato a pazienti giovani o relativamente giovani, che abbiano buone potenzialità di crescita articolare e cellulare (in altre parole, funziona se si ha un’articolazione che ha possibilità di crescere) e nei casi in cui il ginocchio non abbia grosse alterazioni strutturali. Oggi un trattamento molto utilizzato è quello che si avvale di cellule staminali, che vengono prelevate dal grasso addominale oppure dal midollo del paziente stesso, centrifugate e reimpiantate nell’articolazione. La caratteristica di queste cellule è che hanno la capacità di autogenerarsi e di specializzarsi, cioè di trasformarsi nelle diverse cellule che costituiscono il nostro organismo (se messe nel fegato diventano epatociti, se messe nella cartilagine diventano condrociti, e così via). Di solito, sono sufficienti 3-4 trattamenti a distanza di qualche settimana per ottenere risultati molto positivi. È importante sottolineare che la medicina rigenerativa non è sostitutiva nella terapia protesica, che invece viene utilizzata quando l’articolazione è ormai gravemente compromessa e la patologia condiziona pesantemente la qualità della vita.

Molte persone a cui viene suggerita la terapia protesica tendono a rimandarla nel tempo, convinte che “più si è in là con gli anni, meglio è” anche in considerazione della durata della protesi. È davvero così?

In realtà sarebbe opportuno non rimandare troppo l’intervento, ma eseguirlo quando l’apparato muscolare è ancora efficiente e in buone condizioni. Va detto inoltre che oggi vengono utilizzati materiali ad altissima resistenza: la durata media di una protesi è di circa venti anni. Non c’è alcuna ragione, quindi, per ritardare l’impianto, tollerando nel frattempo una qualità della vita e insoddisfacente e mortificante.

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