Cosmetici “cruelty free”: etichette, marchi e ingredienti per riconoscerli

Cosmetici non testati sugli animali e senza alcun ingrediente che non sia rigorosamente vegetale o minerale. È la declinazione vegan della bellezza che, oltre che biologica, punta anche a essere del tutto “cruelty free”, cioè indenne da qualsiasi forma di violenza o di sfruttamento del regno animale. Rendersi conto che un prodotto abbia questa caratteristica fondamentale è tutto sommato complice innanzitutto da logo, quello del coniglietto dal profilo nero scelto dalla Coalizione Europea contro la Vivisezione. Poi sono certificati Icea (Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale) e recano una scritta che lascia pochi margini al dubbio, “Stop ai test su animali. Controllato da Icea per Lav”, test vietati dall’Unione Europea, ma ancora condotti su prodotti che arrivano da oltre Schengen.

Gli ingredienti da evitare

Tra le componenti vietate dalla cosmetica vegan c’è per esempio il collagene, derivato dai tessuti molli di alcuni animali, come il maiale. A questo si devono aggiungere la glicerina non vegetale, le proteine di seta, placenta, elastina o il siero bovino, presente non di rado nei saponi. Da evitare poi anche il colorante E120, usato soprattutto per i rossetti e derivante dalla cocciniglia, un insetto. Ci si mettano poi grassi animali, estratti da uova e da latte e anche miele, cera d’api e propoli, ingredienti naturali ma non vegan perché prodotti dagli animali.

L’elenco delle aziende rispettose

Per rendersi conto di come sono fatti i cosmetici, si deve leggere l’etichetta dell’International Nomenclature of Cosmetic Ingredients (Inci), che deve essere presente sulle confezioni per legge. Inoltre la Lega antivivisezione (Lav) ha stilato un elenco delle aziende cruelty free (26 le italiane, 6 quelle straniere distribuite in Italia e 2 online che distribuiscono in tutta Europa).

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