Bufera sull’Fbi per l’inchiesta su Hillary Clinton a pochi giorni dal voto

Bufera negli Usa per la decisione del direttore dell’Fbi James Comey (nella foto in basso) di rendere nota la nuova inchiesta sulle e-mail collegate a Hillary Clinton. L’Fbi ha infranto una prassi seguita anche la scorsa estate, quando il dipartimento di giustizia e lo stesso Federal bureau concordarono di non rivelare altre due inchieste, una sulla fondazione Clinton e un’altra sull’allora presidente della campagna di Donald Trump per non interferire nelle elezioni. Lo scrive il Nyt citando fonti investigative. È la prima volta che trapela la notizia dell’indagine dell’Fbi sulla fondazione Clinton.

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Un’inchiesta sconosciuta sulla Fondazione Clinton
In agosto, secondo il New York Times, l’Fbi era alle prese con la decisione di emettere o meno un mandato di comparizione nell’inchiesta sulla Fondazione Clinton, un’indagine – precisa il quotidiano Usa – che non non aveva sviluppato molti elementi probatori ed era basata in gran parte su informazioni emerse sulla stampa e sul libro “Clinton Cash”, secondo diversi dirigenti delle forze dell’ordine contattati dal quotidiano e informati della vicenda.

Le accuse contenute in un libro contro Hillary

Il libro sostiene che entità straniere diedero soldi all’ex presidente Bill Clinton e alla sua Fondazione, ricevendo in cambio favori dal dipartimento di Stato quando Hillary era segretario di Stato. Accuse non nuove, rilanciate anche da Trump, e che la candidata democratica ha sempre fermamente respinto.

 

Un’indagine anche nel campo di Trump
Sempre nello stesso mese, dopo le rivelazioni del Nyt, l’Fbi stava indagando sull’ex capo della campagna elettorale di Trump, Paul Manafort, e sui suoi rapporti con alcuni politici ucraini, tra cui l’ex presidente filorusso Viktor Ianukovich, di cui fu consulente per una decina d’anni dal 2005, e con uomini d’affari russi come Oleg Deripaska, un oligarca alleato di Vladimir Putin.

Due inchieste “congelate”

Manafort ha difeso la correttezza della propria attività e ha negato l’esistenza di un’indagine dell’Fbi su di lui. Il dipartimento di giustizia e dirigenti dell’Fbi, secondo il Nty, decisero di tenere aperte entrambe le inchieste ma di congelarle e di non rivelarle per non compromettere il processo elettorale, anche se poi quella su Manafort è trapelata.
Una decisione che avrebbe fatto infuriare alcuni investigatori, convinti che i loro dirigenti li stavano tenendo a freno a causa della politica.

Pressioni elettorali a pochi giorni dal voto

Quando sono spuntate le nuove e-mail legate alla Clinton nelle indagini (per sexting con una minorenne) su Anthony D. Weiner, l’ex marito di Huma Abedin, il braccio destro della candidata, Comey – secondo il Nyt – potrebbe aver deciso semplicemente di non seguire più la prassi del silenzio elettorale, nella certezza che vi sarebbero state fughe di notizie e che lui avrebbe potuto essere accusato dal Congresso di tener nascoste informazioni. Intanto l’8 novembre si vota (e il 20% degli elettori Usa lo ha già fatto). Queste rivelazioni tardive potrebbero risultare, alla fine, decisive vista la differenza minima tra i due candidati.

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