Due donne ai vertici dell’Ue, ma le riserve non mancano

Svolta rosa di rilevanza storica in Europa: due delle più importanti posizioni europee saranno guidate per i prossimi cinque anni da donne.

La tedesca Ursula von der Leyden (nella foto in apertura), ministra della Difesa dal 2013, Popolare e amica di Angela Merkel, è stata proposta dai 28 capi di Stato e di governo della Ue alla presidenza della nuova Commissione europea al posto di Jean Claude Juncker, mentre la francese Christine Lagarde, direttrice del Fondo Monetario Internazionale, è stata indicata per succedere in novembre a Mario Draghi alla guida della Banca Centrale Europea (nella foto in basso sono insieme).

È la prima volta che c’è una svolta simile nella storia della Ue.

Una lunga maratona negoziale

Dopo tre summit e una lunghissima maratona negoziale che ha bruciato molte candidature e ha fatto stracci del processo degli Spitzenkandidaten (secondo il quale i candidati di punta dei Popolari e dei Socialisti durante la campagna elettorale per le Europee, Manfred Weber e Franz Timmermans, avrebbero dovuto spartirsi le presidenze di Commissione ed Europarlamento), i leader europei si sono riuniti su due nomi dalla forte rilevanza politica e di immagine.

Non mancano i malumori

Un punto di non ritorno per l’equilibrio di genere nella mappa del potere Ue, che porta vento fresco alle vele un po’ flosce dell’europeismo, soprattutto dopo la maggiore frammentazione politica e la spinta sovranista uscite dalle elezioni del 26 maggio, rafforzando al tempo stesso il tradizionale asse franco-tedesco.

Ma non mancano i malumori, soprattutto tra gli eurodeputati socialisti e popolari che chiedevano di restare coerenti  con il metodo degli Spitzenkakdidaten.

Manca l’accordo per l’europarlamento

A conferma dei malumori parlamentari il fatto che nel pacchetto di intesa manchi l’indicazione della presidenza dell’Europarlamento: l’aula di Strasburgo voterà domattina, mercoledì 3 luglio, il proprio presidente.

Per la successione di Antonio Tajani, la scelta dovrebbe cadere sull’ex primo ministro della Bulgaria Sergei Stanishev, che appartiene alla famiglia socialista, per la prima parte del mandato, e sul tedesco Popolare Weber per la seconda parte.

Il pacchetto approvato dai 28 leader include il premier belga Charles Michel (liberale) alla guida del Consiglio Ue al posto del polacco Donald Tusk e lo spagnolo socialista Joseph Borrel come Alto rappresentante della politica estera della Ue al posto di Federica Mogherini.

Il gruppo Visegrad, che con l’Italia e altri paesi aveva bloccato l’asse Timmermans-Weber, ha levato le riserve. Favorevole anche Roma: arrivando a Bruxelles, il premier Giuseppe Conte si era augurato di poter votare una donna a capo della Commissione europea.

 

Macron regista dela soluzione finale

Regista della proposta che ha consentito di uscire dal vicolo cieco in cui i leader si erano infilati con veti incrociati e blocchi di minoranza, il presidente francese Manuel Macron, contrario fin dall’inizio a dare per scontato il metodo degli Spitzenkandidaten.

Per Angela Merkel, uscita con le ossa rotte dal fallimento dello schema Osaka bocciato dal gruppo dei paesi Visegrad e soprattutto dalla sua stessa famiglia politica, la nomina della sua fedelissima  Ursula van der Leyden  è sufficiente per  rimarginare le ferite che l’hanno indebolita. Restano i  malumori dentro alla famiglia dei Popolari di cui la resistenza ostinata di Manfred Weber, che ha cercato fino alla fine di ostacolare l’intesa, è solo la punta dell’iceberg. Se nelle votazioni previste prossimamente le divisioni non verranno ricomposte, il rischio è l’apertura di una crisi tra istituzioni europee.

 

Il 15 luglio la votazione a Strasburgo

Il 15 luglio Strasburgo dovrà approvare la scelta di Ursula von der Leyden (che è medico ed ha sette figli) con una maggioranza assoluta di 376 sì su 751. Il voto dei parlamentari è decisivo perché l’intero processo si metta in moto. Se anche i nuovi Commissari – tra i quali l’Italia aspira ad avere un ruolo economico di peso – riceveranno l’Ok di Strasburgo, il 24 ottobre ci sarà il voto finale degli eurodeputati sull’ intera squadra dell’Esecutivo, che comincerà il proprio mandato dal primo novembre.

Curiosità dall’aula di Strasburgo: la percentuale di nuovi eurodeputati è più alta che mai (61%) e quella di donne è maggiore rispetto al passato (40% contro il 37% del 2014).

La più giovane deputata è la danese Kira Marie Peter-Hansen, mentre il piu’ anziano è il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi (82 anni). A turbare l’insediamento, la decisione degli eurodeputati del Brexit Party di Nigel Farage di voltare le spalle durante l’inno europeo.

 

 

 

Le notizie successive: sono tutte della redazione di Consumatrici

I nuovi assetti dell’Unione europea sono definiti. Con quello che sembra uno spostamento a destra, con Germania e Francia che dominano ancora una volta gli equilibri europei,

La francese Christine Lagarde è il nuovo vertice della Banca centrale europea, mentre la cattolica tedesca Ursula Von der Leyen, ministrom della Difesa della Germania, va alla presidenza della Commissione.

 

La fumata nera del 1° luglio

 

Fumata nera, ieri, sulle nomine per i posti chiave delle istituzioni dell’Ue. Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha sospeso la riunione, ed ha convocato un nuovo incontro per stamattina alle 11.

“Il pacchetto precostituito di Osaka mi ha lasciato molto perplesso insieme a dieci-undici paesi”: “Abbiamo opposto una obiezione”, ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte (nella foto con la Merkel), lasciando il Consiglio europeo.

Sarebbero undici i Paesi che nei colloqui della scorsa notte con Donald Tusk hanno espresso contrarietà alla nomina di Frans Timmermans alla Commissione Ue.

 

“Nessun candidato con la maggioranza”

“Non siamo andati al voto perché nessun candidato avrebbe avuto la maggioranza”, ha detto la cancelliera Angela Merkel al termine del vertice Ue sulle nomine. Inoltre, anche una maggioranza con un margine troppo esiguo, ha poi aggiunto Merkel, “non sarebbe stato abbastanza, anche se sufficiente in base alle regole, al fine di evitare tensioni” che avrebbero potuto condizionare il futuro dell’Ue.

 

L’opinione di Mattarella

“Abbiamo parlato dei vertici Ue, auspicando che si trovi assieme sollecitamente un’intesa per far partire la vita delle istituzioni anche perché l’Ue ha di fronte alcune grandi sfide da governare – ha detto il presidente italiano Sergio Mattarella, parlando da Vienna –: dal clima ai migranti, dall’economia alla sicurezza. Ci auguriamo che tutto si concluda domani e questo consenta all’Ue di partire con sollecitudine per affrontare quei problemi che solo insieme, come Unione, possono esser affrontati con successo”.

Authors

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto