Sindrome dell’occhio secco: “Può essere il sintomo di un altro disturbo”

È uno dei disturbi più ignorati e sottovalutati, ma che ha un forte impatto sulla vita sociale e professionale: è così che l’Oms ha definito la sindrome dell’occhio secco. “Si tratta di un’alterazione del sistema di lubrificazione dell’occhio, che può interessare sia la quantità sia la qualità del film lacrimale”, spiega Francesco Loperfido (nella foto sotto), responsabile del servizio di oftalmologia dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano.

Per capire meglio, facciamo un passo indietro. Di che cosa sono costituite le lacrime e perché sono così importanti?

“Oltre a mantenere l’occhio inumidito, evitandone l’essiccazione e limitando il rischio di infezioni, le lacrime servono a nutrire la cornea: sono quindi indispensabili per la salute oculare e per la buona qualità della vista. Sono costituite da 3 componenti: una acquosa, che è la più consistente, una lipidica che impedisce alla componente acquosa di evaporare e una di mucine, che consente all’ossigeno di giungere alla superficie corneale. Ogni volta che noi ammicchiamo, il film lacrimale si distribuisce uniformemente sulla superficie oculare, assolvendo nel modo migliore alle sue funzioni”.

Bruciore, prurito, sensazione di corpo estraneo nell’occhio possono essere i segnali che il film lacrimale ha perso le sue caratteristiche?

“Alcune persone lamentano anche un dolore caratteristico, simile a tante punture di spillo, nel momento in cui aprono gli occhi dopo il riposo notturno. Succede perché la palpebra, a causa della secchezza dell’occhio, durante il sonno è rimasta talmente aderente al bulbo oculare che al risveglio si determina una specie di strappo al primo movimento palpebrale”.

Il ricorso a lacrime artificiali può non dare risultati soddisfacenti. Perché?

“Perché, a seconda di quale delle 3 parti del film oculare risulta alterata (esistono test appositi per questo tipo di analisi), sarebbe bene impostare un trattamento specifico, con lacrime artificiali che vadano a reintegrare in modo mirato quella componente in particolare”.

Chi porta lenti a contatto merita un’attenzione in più?

“Nei portatori di lenti a contatto la sindrome dell’occhio secco può essere motivo di infezioni oculari o di decisa sofferenza corneale, ecco perché sarebbe opportuna un’indagine approfondita in coloro che, già portatori di lenti a contatto, si ritrovano improvvisamente a non tollerarle più”.

Un problema che va indagato a tutto tondo, dunque.

“Ma non solo. È molto importante che la valutazione della sindrome dell’occhio secco non si limiti a una visita solo oftalmologica, ma che il problema venga indagato a 360 gradi, con un’accurata anamnesi generale: a volte il disturbo può essere la spia di un’altra patologia come la celiachia o di una malattia autoimmune. Anche alcune terapie farmacologiche (psicofarmaci) o la pillola anticoncezionale possono portare all’insorgenza di questa condizione. A seconda dell’emergere o meno di altre problematiche, il medico saprà dare ulteriori indicazioni, indirizzando eventualmente il paziente verso altri specialisti”.

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