“In colonia”: a Bologna la presentazione di un libro su un passato “difficile”

Percorrendo il litorale della Riviera Romagnola, a tratti, si scorgono scheletri di enormi costruzioni abbandonate. Sono le colonie marine che hanno funzionato a pieno regime fino alla fine degli anni ’70 del secolo scorso, ospitando migliaia e migliaia di bambini i cui genitori non potevano permettersi vacanze familiari.
Alcune sono state riciclate, come “Le Navi” a Cattolica, che ora è diventata sede dell’acquario, ma la maggior parte di quei monumentali edifici, (molti costruiti in epoca fascista) sta cadendo a pezzi.

 

 

Chi ha frequentato da piccolo quelle colonie, spergiura di non avere nessun rimpianto per la fine ingloriosa di quelle istituzioni, anzi!

Un libro appena uscito

Un libro appena uscito per Topi Pittori Editore, dal titolo “In colonia” scritto da Janna Carioli, racconta con grande senso dell’umorismo, quella tremenda esperienza fantozziana. Per i bambini erano giornate di inesprimibile noia regolamentata da regole paramilitari: alzabandiera, cibo sempre uguale, costume di lana, cura del sole sulla sabbia rovente, ore e ore sotto una tenda senza bere, sonnellino pomeridiano, ammainabandiera… e bagno in mare una volta al mese!

 

Presentazione il 30 ottobre a Bologna (con sorpresa)

Il libro “In colonia” verrà presentato a Bologna martedì 30 ottobre alle ore 18 presso la libreria “Le Trame” di via Goito 3/C .
È previsto un intervento musicale a sorpresa.
Se fra coloro che andranno ad assistere alla presentazione, ci sono malcapitati che hanno frequentato le colonie da piccoli, sono scherzosamente invitati a portare una prova: una loro foto della disavventura.

 

 

UN ASSAGGIO DEL LIBRO

La prima volta



Quando la corriera ci scodellò davanti alla colonia, ai miei occhi di seienne sembrò gigantesca. 
E lo era.
 In puro stile fascista, era un casermone che aveva la forma di una nave di cemento a tre piani con tanto di torretta di comando, sulla quale sventolava la bandiera tricolore. Persa in mezzo ad altri seicentonovantanove bambini, mi sentivo una formica.
 Al microfono, una voce sconosciuta diede un ordine:

– Maschi di qua e femmine di là!
Il formicaio si aprì come il Mar Rosso e ci trovammo divisi: fratelli da sorelle, amici da amiche.
 – Le bambine dai sei agli otto anni di qua, quelle dagli otto ai dieci, di là!
Io che non capivo bene dove fossero i ‘di qua’ e i ‘di là’ stavo attaccata a Roberta come una patella e mi dissi che l’avrei seguita, anche se avessi dovuto dichiarare di avere novant’anni.

– Tutti in là per due!
 Le suore col cappellone bianco dalle ali svolazzanti cercarono di comporre delle le approssimative.
– Prima squadra… dentro!

Eravamo la prima squadra? Boh? E di chi era quella voce che dava ordini?
 Siccome le bambine davanti a me avevano cominciato a camminare, le seguii. La prima iniziazione fu la conquista del letto nelle enormi camerate da venti. Da veterana, Roberta sapeva quali occupare e ne arraffò uno anche per me, vicino alla porta e più lontano possibile da uno strano gazebo con le tende bianche che si trovava in mezzo alla stanzona. La prima sera scoprii a cosa serviva.
 Quando arrivò l’ora di dormire, le luci della camerata si spensero e il baldacchino s’illuminò di un incerto chiarore giallognolo.
 L’ombra scura di un avvoltoio con le ali spiegate si alzò contro il telo della tenda.
 Io e le altre bambine, rannicchiate sotto alle coperte, guardavamo con gli occhi sbarrati quell’apparizione in- quietante dentro la gabbia bianca. C’erano i mostri in colonia! Un drago volante! Un fantasma!


– Quella è la suora che si spoglia. Lei dorme lì dentro. Una voce risuonò squillante nella camerata, seguita dalla risata liberatoria di tutte.

 

Un ringhioso Stttttt partì dal gazebo e la luminescenza gialla si spense. Rimanemmo a lungo a commentare a bassa voce, fra noi, la strana apparizione.
 – La suora, sotto al cappellone, avrà i capelli lunghi o corti?
– Forse ha le trecce…
– O magari è pelata…
– O ha i capelli a spazzola…
E giù a ridere.

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