Diseguali: la lotta di classe nell’era della rivoluzione digitale

Ha ancora un senso la lotta di classe nel Terzo Millennio? Che fine ha fatto il lavoro tradizionale? A queste e altre domande cercano di rispondere Ernesto Paolozzi e Luigi Vicinanza in “Diseguali, il lato oscuro del lavoro”, il libro edito da Guida Editore e disponibile in libreria e on line.

Paolozzi, saggista e docente di Storia della Filosofia Contemporanea, e Vicinanza, direttore del quotidiano Il Tirreno, ripercorrono e analizzano in questo snello saggio quello che accade nel mondo del lavoro oggi, a partire dalla lotta di classe, dai più ritenuta retaggio ottocentesco ma ancora attuale, passando per il lavoro che cambia e la crisi della democrazia rappresentativa.

La rivoluzione digitale è in corso

Sembra desueto parlare di lotta di classe, eppure oggi sarebbe molto più facile organizzarsi, anzi sarebbe a portata di click, visto che – come suggeriscono gli autori –  siamo “nell’era digitale, segnata dalla potente rivoluzione in grado di abbattere le barriere dello spazio e del tempo, in un eterno presente sempre connesso”.

Difficile parlare del mondo del lavoro oggi. Così “liquido”, per usare un’espressione cara a Zygmunt Bauman, eppure Vicinanza (nella foto in apertura) e Paolozzi (in basso) tracciano un quadro che ciascuno di noi conosce bene. A partire dalla globalizzazione e dagli effetti che ha avuto sulle nostre società e, quindi, anche sui processi produttivi tanto da scardinare sia le classi sociali – sostengono gli autori – come le abbiamo sempre conosciute che le conquiste dei lavoratori.

La fine del lavoro tradizionale

C’è un punto che riguarda tutti: la fine del lavoro tradizionale. Scrivono gli autori: “In tutto il mondo occidentale la disoccupazione e la precarietà del lavoro sono diventate un fenomeno strutturale e, allo stato delle cose, irreversibile”.

Diagnosi lucida e dolorosa che può non piacere, ma che sperimentiamo tutti i giorni e non c’è ricetta politica che tenga.

 

Le politiche del lavoro ai giorni nostri

Non poteva mancare in questa riflessione un approfondimento sull’economia e sul suo rapporto con la politica, quando si parla appunto di politiche del lavoro. Secondo gli autori, oggi la classe politica insegue l’economia perché crede che possa “risolvere i problemi politici e umani con la competizione, la deregolamentazione, la crescita, l’aumento del Pil e, in caso di crisi, con il rigore, cioè con i sacrifici imposti ai popoli”.

Infine, la crisi della democrazia rappresentativa. Il punto di partenza è “Il Principe” di Niccolò Machiavelli, quello che gli autori definiscono “il libro più frainteso”.

I diritti di cittadinanza

Seguendo il trattato dell’autore fiorentino, Paolozzi e Vicinanza affrontano la questione della comunicazione in politica e della persuasione, temi che spesso finiscono per confondersi. In chiusura gli autori auspicano un ritorno all’impegno, che può diventare “comune sul terreno dei cosiddetti diritti di cittadinanza, soprattutto di quelli dei cittadini più deboli e svantaggiati che non sono solo quelli economicamente svantaggiati”.

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