Grillo vota per l’accordo tra 5Stelle e Pd (video)

Torna ancora in campo Beppe Grillo. Nella serata di ieri il Fondatore dei 5Stelle entra in gioco a gamba tesa sui suoi mentre scolpisce nella pietra l’endorsement definitivo all’alleanza con il Pd: “mi rivolgo al Pd. Alla base dei ragazzi del Pd, è il vostro momento questo, abbiamo un’occasione unica, Dio mio, unica. E allora cerchiamo di ricompattare i pensieri, di sognare un attimo a dieci anni con la visione”, scrive sul suo blog invitando il Movimento al coraggio della scelta. Ma non basta, il padre fondatore non cita mai Di Maio ma è chiaro ugualmente: “sono esausto. Abbiamo da progettare il mondo, invece ci abbruttiamo, e le scalette e il posto lo do a chi e i dieci punti, i venti punti, basta!”. E infine un richiamo all’energia originario dei pentastellati: “questa pena che vedo, questa mancanza di ironia, dovete sedervi a un tavolo e essere euforici perché appartenete a questo momento straordinario di cambiamento”.

Sul sito di Grillo potete vedere l’intero video.

La risposta di Zingaretti

Parole che forse possono rappresentare la svolta interna ai Cinque stelle e mettere il turbo all’accordo con il Pd. E a cui ha risposto Zingaretti via twitter: “Caro @beppe_grillo, mai dire mai nella vita. Cambiamo tutto e rispettiamoci gli uni con gli altri”.

Qualcosa si muove: le notizie del 31 agosto

Forse qualcosa si muove, dopo un lungo incontro del presidente incaricato Giuseppe Conte con i capigruppo alla Camera e al Senato di Pd e 5Stelle, torna un po’ di ottimismo.

“Fatti passi avanti”, dice il capogruppo alla Camera dei Democratici, Graziano Delrio. Più prudente il numero uno dei senatori Pd, Andrea Marcucci, renziano dichiarato: “C’è bisogno di un chiarimento da qui a breve”.

Per quanto riguarda i 5Stelle il presidente dei senatori, Stefano Patuanelli, dice: “La ricognizione con Conte è andata bene. Ci sarà un nuovo incontro con il Pd nelle prossime ore”.

Insomma, c’è un’accelerazione. Il premier incaricato potrebbe sciogliere la riserva anche lunedì. Staremo a vedere, visto che l’andamento della crisi è sussultorio finora.

 

Di Maio riunisce lo stato maggiore

Intanto arriva la conferma che si è a una svolta decisiva. Infatti Luigi Di Maio ha riunito lo stato maggiore del Movimento per fare il punto sulla situazione della formazione del governo. La riunione è in corso in un appartamento privato del centro di Roma e vi prendono parte i “big” del M5S, inclusi i capigruppo alla Camera e al Senato che hanno incontrato, questa mattina, la delegazione Pd e il premier incaricato Giuseppe Conte.

I giochi di venerdì di Di Maio

Né di destra, né di sinistra. Continuano i giochi di Luigi Di Maio e stavolta la trattativa per il nuovo governo Conte rischia davvero di saltare.

Alle 9,30 di questa mattina vertice a Palazzo Chigi col premier incaricato Conte per quello che potrebbe diventare un vertice decisivo tra le delegazioni dei due partiti che dovrebbero sostenere il nuovo governo. Sedata da Fico una rivolta dei parlamentari contro l’ultima uscita di Di Maio, che rischia di portare dritto alle elezioni anticipate. Ma la confusione deve essere ancora tanta: l’annunciato vertice è infatti slittato a mezzogiorno.

Ma alle 11.15 il premier incaricato decide di andare da Mattarella al Quirinale. Poi ha iniziato la riunione prevista coi capigruppo di Pd e % Stelle alla Camera e al Senato.

Le “bizze” di Di Maio del 30 agosto

Il “capo politico” del Pd, messo fortemente in discussione anche da Beppe Grillo, si presenta con un nuovo documento in 20 punti all’incontro col premier incaricato.

E rilancia: “Se entreranno i nostri punti nel programma di governo si potrà partire altrimenti meglio il voto” ha detto il capo politico del M5s al termine del colloquio con il Presidente incaricato.

“O siamo d’accordo a realizzare i punti del nostro programma o non si va avanti. Non guardiamo a un governo solo per vivacchiare, consideriamo alcuni dei punti del documento imprescindibili”. Da parte del M5S c’è una “netta contrarietà alla patrimoniale. Il carico fiscale è anche disordinato a causa della burocrazia, e questo dovrà essere un governo pro-imprese. L’aumento dell’Iva va bloccato”.

E il vice-premier ancora in carica, che aspita molto ad essere riconfermato a Palazzo Chigbi, ha messo un altro carico: “Riteniamo che non abbia alcun senso parlare di modifiche ai decreti sicurezza. Vanno tenute in considerazioni le osservazioni del capo dello Stato ma senza modificare la ratio di quei provvedimenti. Ho detto che non rinneghiamo questi 14 mesi di governo”.

Al termine dell’incontro Di Maio ha consegnato a Conte un documento con 20 punti programmatici.

Non tarda la risposta dei Democratici. “Di Maio incomprensibilòe, dica se ha cambiato idea” dice Andrea Orlando.

 

La messa a punto dei 5Stelle

Vista la reazione del Pd, è arrivata dai 5Stelle una nota che vorrebbe essere chiarificatrice: “Luigi Di Maio ancora una volta ha ribadito che per il Movimento 5 Stelle i temi sono al centro di qualsiasi azione politica. Non comprendiamo lo stupore di alcuni. Per noi conta il programma, contano le soluzioni ai problemi degli italiani, non le poltrone. E ci auguriamo che sia così per tutti”.

Un chiarimento che chiarisce poco.

 

Le parola di Zingaretti

In precedenza c’erano state, dopo l’incontro con Conte, le parole del segretario del Psd, Nicola Zingaretti: “È stato un incontro che si è svolto nel giorno nel quale l’Istat conferma purtroppo alcuni dati negativi per la nostra economia, dati che confermano la necessità di una svolta e l’esigenza di aprire quella che lo stesso presidente incaricato ha chiamato una nuova stagione politica per il Paese” ha detto il leader del Pd al termine delle consultazioni.

“Ribadiamo il taglio delle tasse per i salari medio-bassi del Paese come incentivo alla ripresa e come stimolo dei consumi ed elemento di giustizia rispetto alle famiglie italiane. E, sempre per i redditi medio-bassi si stanno studiando formule per la formazione gratuita per i figli dall’asilo nido all’università”. “Abbiamo proposto al Presidente che anche sui cosiddetti decreti sicurezza si proceda nelle forme dovute almeno al recepimento delle indicazioni pervenute dal Presidente della Repubblica”.

I primi incontri

Prima il programma, poi la squadra, avvertono Giuseppe Conte il M5S e il Pd. Il nuovo governo dovrebbe nascere entro mercoledì prossimo, 4 settembre.

Ma forse pecchiamo di ottimismo. Intanto impazza già già il toto-ministri.

I fari sono puntati su Economia e Viminale. Al Mef in pole ci sono personalità tecniche: da Salvatore Rossi (ex direttore generale Bankitalia) a Daniele Franco (ex Ragioniere generale) e Lucrezia Reichlin, con la variabile politica di Roberto Gualtieri.

Il “nodo vicepremier”

Il nome per il Viminale dipende, più di tutti gli altri, dal nodo vicepremier.

Se il Pd otterrà la carica a Palazzo Chigi dovrebbe finire Dario Franceschini e in quel caso, all’Interno potrebbe arrivare un tecnico allaFranco Gabrielli o alla Mario Morcone.

Nel caso in cui Conte scelga di non indicare dei vicepremier, al Viminale potrebbe finire un nome “forte” come quello di Andrea Orlando, profilo adatto anche per dare una netta discontinuità rispetto a Salvini sull’immigrazione.

Difficile che Franceschini entri nel governo se non da vicepremier, mentre Marco Minniti più che per il Viminale sembra un candidato per la Difesa.

Tra i renziani (sostenitori della mozione Martina alle primarie) che entrerebbero nel Conte-2 in pole ci sono Lorenzo Guerini (ipotesi Affari Regionali), Ettore Rosato o Teresa Bellanova.

Tra gli “ultra-renziani” circola il nome della giovane Anna Ascani per Beni Culturali. In corsa ancheMaurizio Martina, direzione Agricoltura o Mise, casella verso la quale guarda anche la vicesegretaria di Zingaretti Paola De Micheli.

Un ruolo per Paolo Gentiloni

Paolo Gentiloni, infine, resta un nome collocabile agli Esteri o come commissario Ue.
Molto dipenderà anche dalla collocazione di Di Maio.

Se il leader M5S non sarà vicepremier, potrebbe tornare a chiedere un ministero pesante (Viminale o Farnesina) o “accontentarsi” del Lavoro o della Difesa.

 

I favoriti tra i 5Stelle

Il M5S punta a confermare nel governo Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede alla Giustizia, la “promozione” di Stefano Patuanelli, capogruppo al Senato sempre più emergente, con possibile destinazione Mit, è quasi scontata. Così come lo è l’ingresso nel governo di Vincenzo Spadafora, legatissimo a Di Maio, magari come sottosegretario alla presidenza di Consiglio.

Meno chiaro il destino dell’altro capogruppo, quello della Camera, Francesco D’Uva, in bilico tra ministro e viceministro.
Guardando al “Nodo rosa” ha qualche chance, tra gli ortodossi, Marta Grande. Quella di Nicola Morra all’istruzione, per ora, è solo una voce che circola mentre l’Ambiente potrebbe finire a Leu (con Rossella Muroni) anche se è forte il pressing M5S.

Inanto oggi il premier incaricato continua le sue consultazioni sul programma.

 

 

Il 29 agosto del premier incaricato

Giuseppe Conte è arrivato alle 9.30 al Quirinale per incontrare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. 

Il presidente ha conferito a Conte l’incarico di formare il nuovo governo, il premier ancora in carica per gli affari correnti si è riservato di accettare, con una formula ormai classica.

Ma ha annunciato che si metterà al lavoro per cercare di arrivare a un programma di governo e a una lista dei ministri condivisa.

La sua conferenza stampa alle 10,50 era già finita, dopo che il premier incaricato ha assicurato che non vuol fare un governo “contro” (inteso come Salvini, ma per risolvere i problemi più acuti sul campo.

 

Il premier incaricato accetta con riserva

“Il presidente della Repubblica, che ringrazio, mi ha conferito l’incarico di formare il governo, che ho accettato con riserva; oggi stesso avvierò le consultazioni con tutti i gruppi parlamentari”, dice il premier Giuseppe Conte dopo aver ricevuto l’incarico al Quirinale.

“All’esito del confronto mi dedicherò alla stesura del programma con le forze politiche che hanno espresso il sostegno e che ringrazio”, ha aggiunto Conte. “Siamo agli albori di una nuova legislatura Ue e dobbiamo recuperare il tempo perduto per consentire all’Italia il ruolo da protagonista che merita. Il Paese ha l’esigenza di procedere speditamente”, ha detto. Tra le priorità indicate da Conte la manovra di bilancio.

“Non sarà un governo ‘contro’ ma un governo per modernizzare il Paese e per i cittadini. Realizzerò un governo nel segno della novità è quello che richiedono anche le forze politiche”, ha affermato il premier incaricato. Conte ha parlato di “stagione riformatrice, di rilancio, di speranze, che offra al paese certezze”. Lavoreremo per “un Paese migliore, un Paese che abbia infrastrutture sicure, reti efficienti, che si alimenti con energie rinnovabili, che valorizzi i beni comuni, che integri stabilmente nella propria agenda politica il benessere eco-sostenibile, che rimuova diseguaglianze di ogni tipo”.

Le consultazioni di Conte

Le consultazioni di Conte per la formazione di un nuovo governo si terranno a Montecitorio. A quanto si apprende, Conte incontrerà le delegazioni, già da oggi, nella Sala Busti. Le dichiarazioni alla stampa le ha fatte nella Sala della Regina, senza accettare domande.

 

Sta per arrivare l’incarico: le notizie della mattinata

Il presidente della Repubblica Mattarella ha deciso di convocare il premier Giuseppe Conte, per questa mattina alle 9.30 al Quirinale.

Probabilmente gli affiderà un “mandato pieno” per formare l’esecutivo e il presidente in carica deciderà di accettare “con riserva”.

Il primo tempo della crisi è concluso.

 

L’uscita di Grillo

Nella serata di ieri è intervenuto anche Grillo che ha proposta di far entrare nel governo un personale politico nuovo e di competenti, lasciando ai sottosegretari un ruolo politico.

Grillo descrive un “pool di personalità” per l’esecutivo del Conte bis. Ma la proposta, tranne che in alcuni casi, sembra abbastanza impraticabile come ha subito tentato di ridimensionare Di Maio, che ha detto che l’Elevato intendeva riferirsi solo ai ministeri tecnici (quali?).

Grillo: “Le poltrone non c’entrano nulla”

“Oggi è l’occasione di dimostrare a noi stessi ed agli altri che le poltrone non c’entrano nulla: i ministri vanno individuati in un pool di personalità del mondo della competenza, assolutamente al di fuori dalla politica. Il ruolo politico lo svolgeranno i sottosegretari, ognuno dovrà scegliere secondo verso cui dovrà rispondere nei fatti e sintetizzare, per ogni ministero, l’approccio ottimale e imparare a governare i ‘tecnici’ della burocrazia che li occupano da tempo immemore”, conclude.

“Non facciamoci distogliere – continua Grillo – dalle incrostazioni che la realtà ha lasciato sui nostri scudi, è assolutamente normale ed atteso che ogni accenno ad un ministero si trasformi in una perdita di tempo condita da cori di reciproche accuse di attaccamento alla poltrona. Questo perché un po’ di poltronofilia c’è ma, sopratutto, non ci sono i tempi né per un contratto e neppure per chiarirci su ogni aspetto, anche fintamente politico, delle realtà che i ministeri dovranno affrontare”, conclude l’Elevato.

 

Ore decisive ieri al Quirinale

Ore decisive per sciogliere i nodi che ancora ostacolano un’intesa tra M5s e Pd per la formazione di un nuovo governo, in particolare è da chiarire il ruolo di Luigi Di Maio e il voto sulla piattaforma Rousseau da parte del Movimento Cinque Stelle. Intanto la delegazione del Pd con Zingaretti ha concluso (parzialmente nella foto) la consultazione con Mattarella dichiarando di “aver accetttato il nome proposto dai 5Stelle, cioè quello di Conte” per la presidenza del Consiglio,

La direzione del Partito democratico, dal suo canto, ha dato mandato a Zingaretti a dare la disponibilità nelle consultazioni a verificare le possibilità di un nuovo governo.

Ma resta il “nodo Di Maio”. “Resta un problema serio. Non possiamo andare in un governo in cui sia il presidente del Consiglio sia il vicepremier sono dello stesso partito”, afferma Orlando del Pd. “Mi sorprende che qualcuno sembri più essere più concentrato a colpire il sottoscritto che a trovare soluzioni per gli italiani”, ha detto Di Maio.

 

La dichiarazione dei Democratici

“Abbiamo riferito al presidente di aver accettato la proposta del M5s di indicare in quanto partito di maggioranza relativa il nome del presidente del Consiglio dei ministri. Questo nome ci è stato indicato dal M5s nei giorni scorsi”, ha detto il segretario del Pd Nicola Zingaretti al termine dell’incontro con il presidente Mattarella.

“Abbiamo altresì confermato risolutamente l’esigenza ora di costruire un governo di svolta e discontinuità”, ha aggiunto. “Sia chiaro che non c’è alcuna staffetta da proseguire e non c’è alcun testimone da raccoglie ma semmai una nuova sfida da cominciare”. Il nuovo governo porterà, ha concluso Zingaretti “l’inizio di una nuova stagione, civile, sociale e politica”.

La piattaforma Rousseau e il Pd

La direzione del Pd ha dato mandato a Zingaretti a dare la disponibilità nelle consultazioni a verificare le possibilità di un nuovo governo. Tutti i componenti della direzione hanno votato a favore della relazione del segretario, tranne – a quanto si apprende – il senatore Matteo Richetti che ha detto no. Preoccupa il voto sulla piattaforma Rousseau: “Se dovesse entrare in conflitto con la Costituzione – aggiunge Orlando – e incidere sulle decisioni del capo dello Stato sarebbe inaccettabile. Se è uno strumento di decisione interna è un altro discorso”.

L’incontro tra le delegazioni in mattinata

 

 

Al via alla Camera dei deputati l’incontro tra le delegazioni del Partito democratico e dei 5Stelle per sciogliere i nodi che ancora ostacolano un’intesa per la formazione di un nuovo governo.

Il capogruppo del Pd al Senato Marcucci ha dichiarato: “Non credo che ci siano veti” da parte del Pd.

L’ex ministro Delrio, candidato a fare il commissario Ue ha detto: “Lavoriamo sui contenuti”.

Il capogruppo al Senato dei 5Stelle Patuanelli ribadisce: “Di Maio è il capo politico del M5s, deve essere assolutamente nel governo e avere un ruolo”.

 

Le consultazioni di Mattarella si concludono alle 20 con l’incarico a Conte?

Ieri prima lo sblocco su Conte premier, poi la nuova frenata sulle ipotesi Di Maio vice e voto sulla piattaforma Rousseau. Oggi pomeriggio i big da Mattarella per le consultazioni: Pd alle 16, Fi alle 17, Lega alle 18 e M5s alle 19.

Alle 20 il presidnete dovrebbe annunciare l’incarico a Giuseppe Conte, che ieri ha ricevuto perfino un tweet di sostegno di Trump, che l’ha chiamato “Giuseppi”.

 

 

Di Maio ha imposto Rousseau

Di nuovo sull’orlo del baratro la trattativa tra M5s e Pd per la formazione del governo e proprio nella giornata decisiva delle consultazioni del presidente della Repubblica Mattarella, che oggi arrivano in una giornata cruciale.

Da ieri sera si è materializzato con forza un problema Di Maio. Il vicepremier, infatti, ha invocato la piattaforma Rousseau, invocando diverse tattioche per convincere i vertici dei 5Stelle a lasciarlo al suo posto attuale, soprattutto alla vicepresidenza del Consiglio.

“Rischia di saltare tutto – dicono ha risposto con energia il Pd – perché Di Maio rivendica la vicepresidenza del Consiglio”.

Il capo politico del MoVimento, dalla sua, annuncia sul Blog delle Stelle, quindi sul più ufficiale dei siti del Movimento, che la nuova proposta di governo M5S-Pd sarà votata su Rousseau: “Gli iscritti hanno e avranno sempre l’ultima parola”.

Anche questa iniziativa non è piaciuta al Pd: “È solo un modo per prendere tempo, un altro elemento che complica la trattativa in corso. Si tratta tra l’altro “di uno sgarbo istituzionale” al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che al termine delle consultazioni deciderà se affidare l’incarico di governo.

Alla luce dell’irrigidimento della trattativa tra M5s e Pd per la formazione del nuovo governo, è probabile che salti il tavolo sul programma che era in programma stamattina alle 8.30 tra la delegazione dei capigruppo pentastellati e Dem.

L’impressione è che la soluzione della crisi innescata dalla rottura tra la Lega di Salvini e il governo Conte sia ancora lontana dalla soluzione.

 

La crisi in tv

Anche oggi, a partire dalle 14, andrà in onda su La7 la “Maratona Mentana”, “Crisi aperta” è invece la rubrica quotidiana di SkyTg24.

 

 

Le consultazioni del 27 agosto

Con il colloquio tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con la presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati, parte al Quirinale il secondo giro di consultazioni per la formazione di un nuovo governo in seguito alle dimissioni da presidente del Consiglio presentate da Giuseppe Conte. Intanto si riapre il dialogo tra i 5Stelle e i Dem.

Saltato il vertice della mattinata

Intanto è stato annullato il vertice in programma alle 11 tra le delegazioni del M5S, Luigi Di Maio e Giuseppe Conte, e del Pd, Nicola Zingaretti e Andrea Orlando. A quanto si è appreso da fonti Dem, una telefonata è giunta da Palazzo Chigi al Nazareno per annullare l’incontro.

La nota dei pentastellati

M5s detta le condizioni: “Rivedremo il Pd quando nei loro organi di partito avranno dato l’ok all’incarico a Conte. Nessun altro incontro fino a quando non avranno chiarito ufficialmente la loro posizione su Giuseppe Conte”, si legge in una nota dei pentastellati. Non è bastato, infatti, l’incontro di ieri sera, durato quattro ore, tra le delegazioni del Pd e di M5s. Fondi dem parlano di “strada in salita su programma e contenuti. Sulla manovra finanziaria emergono differenze”.

Zingaretti resta in Regione

“Se non dicono sì a Conte è inutile vedersi, sono stanco dei giochini”, avrebbe detto Luigi Di Maio ai suoi dopo l’incontro con la delegazione Pd. “È un momento delicato e chiediamo responsabilità, ma la pazienza ha un limite. L’Italia non può aspettare, servono certezze. Aspettiamo una loro posizione ufficiale su Conte”: così fonti M5S. Zingaretti non entrerà in un governo M5s-Pd, resterà in Regione. Lo ribadiscono fonti dem.

La giornata di ieri

È terminato nella tarda serata di ieri, dopo circa quattro ore, l’incontro a Palazzo Chigi tra le delegazioni del Pd e di M5s. La quadra ancora non è stata trovata. “Strada in salita su programma e contenuti. Sulla manovra finanziaria emergono differenze. Oggi si continua”: così fonti dei Democratici.

“È un momento delicato e chiediamo responsabilità, ma la pazienza ha un limite. L’Italia non può aspettare, servono certezze. Aspettiamo una loro posizione ufficiale su Conte”: così fonti M5S.

Zingaretti non entrerà in un governo M5s-Pd, resterà in Regione, mentre il vicesegretario Orlando dovrebbe diventare vicepremier con Conte presidente del Consiglio bis.

Ma tutto sembra ancora in alto mare. Nel pomeriggio torna su La7 lo “Speciale Mentana” dedicato alla crisi di governo.

Le nuove consultazioni di Mattarella inizieranno alle 16 con il Pd, gli ultimi della giornata ad arrivare al Quirinale saranno i 5Stelle.

 

 

Tramontata l’ipotesi Fico

Nuovo governo: la soluzione è a portata di mano?

Se il M5s facesse il nome di Roberto Fico sarebbe “un ottimo punto di partenza”: così fonti del Partito democratico hanno commentato nella serata di sabato 24 agosto l’ipotesi che sembra crescere nelle ultime ore e che vedrebbe il presidente della Camera possibile premier di un governo M5s-Pd.

L’idea è emersa in un vertice della maggioranza Pd e vedrebbe concordi i renziani. Fonti del Nazareno, interpellate sulla posizione del segretario Zingaretti, affermano: l’ipotesi di Fico emerge “da ambienti M5S, se poi si concretizzasse sarebbe un ottimo punto di partenza”.

 

Conte: “Mai più con la Lega”

Intanto, il premier dimissionario Giuseppe Conte ha rotto un silenzio che durava da giorni per mettere il turbo all’alleanza fra Pd e Movimento Cinque stelle: “Per quanto mi riguarda, la stagione con la Lega è chiusa e non si riaprirà”.

Il messaggio è chiaro: sono disponibile a un Conte bis, ma bisogna chiudere definitivamente la porta a Salvini. L’uscita del premier è piaciuta al Pd, che per tutta la giornata di ieri non av eva ottenuto dal Movimento Cinque Stelle una risposta netta sulla fine dell’esperienza gialloverde, tanto d aindurre Zingaretti a dire “Mi auguro non esista l’ipotesi del doppio forno”.

Le evoluzioni del 24 agosto

Zingaretti e Di Maio si incontrano e si parlano, ma c’è subito uno scoglio all’orizzonte.

I 5Stelle si presentano, infatti, col nome di Giuseppe Conte per la guida del nuovo esecutivo giallo-rosso. Il Movimento Cinque stelle imprime un’accelerazione rischiosissima alla trattativa iniziata solo poche ore prima con l’incontro tra i capigruppo a Montecitorio.

E lo fa attraverso il primo faccia a faccia tra i leader, Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti. Con il segretario dei Democratici, che non intende rompere gli replica al capo politico dei 5Stelle che serve “un governo di Svolta, non per una questione personale, ma per rimarcare una necessaria discontinuità” con l’esecutivo giallo-verde.

Ieri, però, si era fatto sentire anche Matteo Renzi, che aveva detto che per lui un “governo Conte” era possibile.

 

Un colloquio comunque “cordiale”

Che non sia rottura però lo si capisce dalla nota della segreteria di Zingaretti che conferma come Di Maio abbia posto una condizione sul nome di Giuseppe Conte ma definisce il colloquio “cordiale” rimandando ad un altro incontro “nelle prossime ore”. Secondo alcune fonti il leader M5s avrebbe chiesto una risposta veloce sul nome di Conte, al massimo 24 ore.

 

Beppe Grillo ha spinto per Conte

Secondo altre ci sarebbero spazi di mediazione ancora da approfondire. Serata ad altissima tensione, quindi. Che vedrà impegnati i Dem in una complessa discussione che alla velocità della luce è passata dal programma ai nomi. Naturalmente motore di questa accelerazione è stato Beppe Grillo che oggi si è manifestato ruvidamente proprio all’avvio di questa complicata trattativa.

“Giuseppe Conte non si lancia in strambe affermazioni, mostra e dimostra un profondo senso di rispetto per le istituzioni, insieme ad una chiara pacatezza ricca di emozioni normali, senza disturbi della personalità. La politica è mediazione o mediocrizzazione?”, ha scritto Grillo sul suo blog.

 

L’incontro die capigruppo del 23 agosto era andato bene

 

 

Si parlano e si capiscono pure. È andato bene il primo incontro tra i capigruppo del Pd e dei 5Stelle per la soluzione della crisi di governo.

“Non ci sono problemi insormontabili” è l’sms inviato da uno dei membri della delegazione Pd dopo la riunione che apre la trattativa e complicata con M5s.

“C’è stata un’ampia convergenza sui punti dell’agenda ambientale e sociale. C’è un lavoro molto serio da fare sulla legge di bilancio, sulle priorità”, afferma il capogruppo Pd alla Camera, Graziano Delrio.

“La riunione si è svolta in un clima positivo e costruttivo, che ci fa ben sperare sulle prospettive”, dice il capogruppo Pd Andrea Marcucci. “Abbiamo chiesto al M5S che questa interlocuzione sia l’unica come condizione per affrontare gli ulteriori punti, che affrontati, a livello preliminare non presentano ostacoli insormontabili. Loro riconoscono questa esigenza di chiarezza e ci hanno riferito che la riporteranno” ai vertici politici del M5S, afferma il vicesegretario del Pd Andrea Orlando.

 

Anche i 5 Stelle parlano di vertice costruttivo

Anche fonti dei Cinque Stelle parlano di “clima costruttivo. Il M5S ha posto sul tavolo il taglio dei 345 parlamentari, per noi è un punto fondamentale e propedeutico. Servono garanzie su questo aspetto”.

Intervistato dai giornalisti, l’esponente della delegazione dei 5Stelle ha ribadito che “Non ci sono altri tavoli aperti oltre quello col Pd”.

Ora si tratta di approfondire.

Nella foto in apertura: il leader dei 5Stelle Di Maio, nella foto qui sopra il renziano Marcucci, capogruppo del Pd al Senato.

 

La nota Pd sul taglio dei parlamentari

“Noi siamo sempre stati e rimaniamo a favore del taglio dei parlamentari. Siamo disponibili a votare la legge ma riteniamo che vada accompagnato da garanzia costituzionali e da regole sul funzionamento parlamentare. E’ questo il senso del calendario che siamo disponibili a costruire insieme e in tempi rapidi”: dichiarano in una nota il vicesegretario vicario del Pd Andrea Orlando e i capigruppo di Senato e Camera, Andrea Marcucci e Graziano Delrio, dopo l’incontro con i 5Stelle.

 

 

L’incontro tra i due vertici alle 14

 

Finalmente si incontrano. È fissato per le 14 l’incontro tra i capigruppo di M5s e Pd, in un luogo ancora da fissare. Lo si apprende da fonti parlamentari dei Democratici.

Intanto il segretario del Pd Nicola Zingaretti è giunto intorno alle 8,40 nella sede del partito dove stanno giungendo gli altri dirigenti Dem, tra cui il presidente Paolo Gentiloni, la vicepresidente Anna Ascani, il vicesegretario Andrea Orlando e il tesoriere Luigi Zanda.

Da parte loro nessun commento sull’incontro dei capigruppo di M5s e Pd previsto nel pomeriggio.

 

 

Le nuove consultazioni d Mattarella

“Svolgerò nuove consultazioni che inizieranno nella giornata di martedì prossimo per trarre le conclusioni e assumere le decisioni necessarie”: è la conclusione di ieri del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al termine delle consultazioni al Quirinale.

“Sono possibili solo governi che ottengono la fiducia del Parlamento con accordi dei gruppi su un programma per governare il Paese, in mancanza di queste condizioni la strada è quella delle elezioni”.

“Il ricorso agli elettori è necessario se il parlamento non è in grado di esprimere una maggioranza di governo. Mi è comunicato che sono state avviate iniziative tra partiti. Ho il dovere di richiedere decisioni sollecite”, chiude – piuttosto infastidito – il Presidente.

Poco dopo arrivano i riscontri dei partiti che dovrebbero formare il nuovo governo.

Il via libera dell’assemblea dei 5Stelle

La trattativa tra M5s e Pd per tentare di formare un nuovo governo oggi entra nel vivo. L’assemblea dei gruppi M5S ha dato mandato per acclamazione al capo politico Luigi Di Maio e ai capigruppo Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva ad incontrare la delegazione del Pd.

 

E il riscontro del Pd

Poco dopo la replica del PD: “Dalle proposte e dai principi da noi illustrati al Capo dello Stato e dalle parole e dai punti programmatici esposti da Di Maio, emerge un quadro su cui si può sicuramente iniziare a lavorare” ha affermato il segretario dei Democratici, Nicola Zingaretti.

 

La questione del taglio dei parlamentari

“Vi chiediamo mandato di incontrare la delegazione del Pd per parlare del primo punto, il taglio dei parlamentari, sul quale chiederemo chiarezza”, ha detto il capogruppo M5S Stefano Patuanelli all’assemblea dei gruppi. “Per noi il taglio dei parlamentari si deve fare ora, non fra 10 anni come chiede qualcuno. È una riforma fondamentale per il futuro del Paese con cui gli italiani risparmieranno mezzo miliardo di euro. Oggi abbiamo presentato 10 punti per noi imprescindibili e, non a caso, il taglio dei 345 parlamentari e’ stato fissato come primo punto sia in virtu’ dell’importanza che gli attribuiamo sia in virtù del fatto che manca solo un voto e dunque due ore di lavoro della Camera per portarlo a compimento. Il taglio dei parlamentari e’ il presupposto per il prosieguo della legislatura e per darle solidita’. A tal proposito, visto che oggi abbiamo letto dichiarazioni piuttosto vaghe al riguardo e visto che la Lega continua ad essere il partito del boh, vi chiediamo mandato per incontrare la delegazione del Pd”, ha detto Patuanelli.

Queste le prima mosse della serata di ieri, ma la sensazione è che – nonostante le pressioni di Mattarella – la partita del nuovo governo è ancora lunga e suscettibile di complicazioni.

 

 

Le consultazioni del 22 agosto

La crisi di governo non è risolta. Mattarella ha concesso ai partiti fino a martedì 27 agosto per trovare un’intesa che eviti il precipizio elettorale.

La trattativa tra M5s e Pd per tentare di formare un nuovo governo, solo nel tardo pomeriggio di oggi, è entrata nel vivo.

L’assemblea dei gruppi M5S ha dato mandato per acclamazione al capo politico Luigi Di Maio e ai capigruppo Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva ad incontrare la delegazione del Pd.

 

Il via libera chiesto da Patuanelli

“Vi chiediamo mandato di incontrare la delegazione del Pd per parlare del primo punto, il taglio dei parlamentari, sul quale chiederemo chiarezza”, ha detto il capogruppo M5S Stefano Patuanelli all’assemblea dei gruppi.

“Per noi il taglio dei parlamentari si deve fare ora, non fra 10 anni come chiede qualcuno. È una riforma fondamentale per il futuro del Paese con cui gli italiani risparmieranno mezzo miliardo di euro. Oggi abbiamo presentato 10 punti per noi imprescindibili e, non a caso, il taglio dei 345 parlamentari e’ stato fissato come primo punto sia in virtu’ dell’importanza che gli attribuiamo sia in virtu’ del fatto che manca solo un voto e dunque due ore di lavoro della Camera per portarlo a compimento. Il taglio dei parlamentari e’ il presupposto per il prosieguo della legislatura e per darle solidita’. A tal proposito, visto che oggi abbiamo letto dichiarazioni piuttosto vaghe al riguardo e visto che la Lega continua ad essere il partito del boh, vi chiediamo mandato per incontrare la delegazione del Pd”, ha concluso Patuanelli.

Domani sono attese nuove verifiche tra doppi e tripli giochi, come quelli che si sono visti oggi.

 

L’appuntamento di Mattarella

Il presidente Mattarella ha dato appuntamento alle 20 al Quirinale ai giornalisti per indicare, probabilmente., a che punto è la crisi.

Possibile una svolta in serata, dopo la sfilza di delegazioni che oggi si sono succedute al Quirinale.

Tra tanti “segnali di fumo” si ipotizza un governo 5 Stelle-Pd. Fra due ore sapremo.

Una lunga giornata di consultazioni

Giornata decisiva oggi per i colloqui dal presidente Mattarella al Quirinale. Arrivano i big.

Al Quirinale in mattinata andranno i rappresentanti di Fratelli d’Italia, Pd e Forza Italia. Nel pomeriggio quelli del governo uscente, Lega e M5S.

Secondo repubblica.it Nicola Zingaretti del Pd e Davide Casaleggio dei 5Stelle ieri si sarebbero telefonati, sbloccando una possibile trattativa per un nuovo governo.

Ieri è toccato ai gruppi minori presenti in Parlamento. Si è partiti con il Gruppo delle Autonomie (Svp, Patt e Uv) del Senato, che si è detto”disponibile a sostenere un governo” con maggioranza incentrata su M5s e Pd che si dovesse formare, se esso avrà “una forte impronta europeista”, anche perché le elezioni rischiano di portare all’esercizio provvisorio e all’aumento dell’Iva, come hanno sottolineato la presidente del Gruppo Julia Unterberger e il vice Albert Laniece.

Poi è toccato al gruppo misto del Senato, che – pur avendo in sé varie componenti – concorda nel giudicare “pericoloso precipitare il Paese” alle urne e auspica la nascita di “un governo non breve, non di transizione, ma un governo politico”.

 

Le critiche di Emma Bonino

Lo ha detto la presidente del gruppo misto di Palazzo Madama, Loredana de Petris, dopo le consultazioni con il presidente Sergio Mattarella. Insieme a de Petris erano presenti al colloqui Piero Grasso, Emma Bonino e Riccardo Nencini. “Serve un governo – ha affermato Bonino – di totale alternativa politica e programmatica rispetto a quello finora visto”. “Il governo avrà il compito di fare ma anche di disfare – ha aggiunto – mi riferisco al decreto sicurezza bis, alla questione migranti, allo sperpero di fondi pubblici: un autorevole governo del fare e del disfare”.

Inoltre Mattarella ha avuto un colloquio telefonico con  Napolitano, che in questi giorni non è a Roma.

Oggi, Giovedì 22 agosto, dopo le consultazioni al Quirinale, è stata convocata l’assemblea congiunta dei parlamentari M5S. Sarà presente il capo politico Luigi Di Maio.

 

Lo speciale di Mentana

Annunciato, anche per oggi pomeriggio su La 7 lo Speciale crisi di Enrico Mentana, mentre sono previsti costanti aggiornamenti sulla crisi di SkyTg24.

 

 

Il mandato di Zingaretti: le notizie del 21 agosto

Nicola Zingaretti ha ricevuto dalla direzione del Pd il mandato a aprire una trattativa per verificare la possibilità di “un governo di svolta per la legislatura”, in “discontinuità” col precedente. Il documento è stato approvato per acclamazione all’unanimità.

Il governo giallo verde caduto ieri “è stato uno dei peggiori della storia della Repubblica, dopo 14 mesi è fallito”. “Per il Paese l’eredità di questo governo è drammatica”, ha detto Zingaretti nella relazione alla Direzione del Pd.

 

 

Una manovra “mostuosa”a 23 miliardi

“Il problema non è l’esercizio provvisorio, ma la manovra mostruosa che abbiamo davanti” e che ammonta ad almeno 23 miliardi. “Togliamoci dalla testa che trovare 23 miliardi sia facile – ha spiegato Zingaretti -, per questo la manovra è il primo punto del confronto”.

“Non credo in un governo di transizione che porti al voto. Sarebbe rischioso per i Democratici e anche per il Paese. Ora tocca a noi muoverci e indicare una strada. Dentro il percorso di consultazione dobbiamo dare la disponibilità se c’è la possibilità di una nuova maggioranza parlamentare in grado di dare risposte serie ai problemi del Paese”.

Un eventuale nuovo governo deve essere “di svolta, di legislatura” altrimenti “è meglio andare alle urne”, ha detto Zingaretti.

I 5 punti messi sul tavolo dal Pd

“Appartenenza leale all’Unione europea; pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa, a partire dalla centralità del parlamento; sviluppo basto sulla sostenibilità ambientale; cambio nella gestione di flussi migratori,con pieno protagonismo dell’Europa; svolta delle ricette economiche e sociale, in chiave redistributiva, che apra una stagione di investimenti”: sono i cinque punti indicati da Zingaretti nella relazione alla Direzione del Pd per trattare sulla nascita di un nuovo governo.

“Sono molto contento e molto soddisfatto per il livello di unità e compattezza che abbiamo trovato nella direzione del partito che per la prima volta dopo moltissimi anni ha votato dandomi un mandato all’unanimità. Noi siamo pronti per riferire al presidente Mattarella la nostra piena disponibilità a verificare le condizioni di un governo di svolta utile al paese”, ha detto il segretario del Pd al termine della direzione del partito.

La caduta del governo del 20 agosto

 

“L’azione del governo si arresta qui”: quasi a metà del suo intervento nell’aula di palazzo Madama ieri il premier Giuseppe Conte ha messo la parola fine ai 14 mesi di governo giallo-verde aprendo ufficialmente la crisi, con le dimissioni rassegnate al presidente Mattarella che avvia le consultazioni a partire dalle 16.

Nel pomeriggio è convocata anche la Direzione del Pd per decidere quale atteggiamento avere in questa crisi.+

Il presidente del Consiglio ha difeso ieri quanto fatto dal suo governo quanto fatto – “abbiamo lavorato fino all’ultimo giorno” -, ricordando ancora il lavoro da fare. Conte ha anche lanciato un duro affondo contro Matteo Salvini.

Il premier non ha usato giri di parole nel definire Salvini “irresponsabile” per aver aperto una crisi solo per “interessi personali e di partito”.

Un crescendo di accuse che arriva dopo mesi passati a dosare e mediare ogni parola.

Da oggi la crisi sarà tutta nelle mani di Mattarella.

Dopo quello di ieri su La7, nel pomeriggio, un altro “Speciale” che Mentana dedica alla crisi di governo aperta.

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