Ultimo applauso per Bud Spencer, il dolore di Terence Hill (foto)

Un grandissimo applauso ha salutato l’ingresso del feretro alla Chiesa degli Artisti a Piazza del Popolo a Roma dove si sono svolti i funerali di Carlo Pedersoli, l’attore Bud Spencer.

Una grande folla si è radunata da stamattina davanti alla chiesa, mentre una banda suonava la musica dei suoi film.

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Tra i primi ad arrivare, c’è anche Terence Hill (nella foto in basso) entrato da una scala laterale per evitare giornalisti e telecamere.
Commosso, è entrato in silenzio non rispondendo ai giornalisti.

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Anche Dario Argento e Giovanna Ralli

Tra i tanti ci sono Dario Argento, Nino Benvenuti, Giovanna Ralli e i fratelli Vanzina. “Bud Spencer era un gentiluomo napoletano, un uomo buono e di grandissimo talento”, ha detto Enrico Vanzina.

Franco Nero lo ricorda come “una persona di grande umiltà e solare, mentre Fulvio Lucisano, che ha prodotto alcuni dei suoi film, tra i quali “Dio perdona io no”, ne sottolinea la disponibilità, “Era una bravissima persona”. All’interno della chiesa, addobbata con fiori bianchi e azzurri e dove c’è la famiglia di Bud Spencer, sotto l’altare sono stati posti i gonfaloni del Coni e del Comune di Roma.

 

Anche ieri folla alla camera ardente in Campidoglio

Non cessa il cordoglio per la morte di Bud Spencer, avvenuta serenamente, come ha detto il figlio, nel tardo pomeriggio del 27 giugno. Il popolare attore era ricoverato all’ospedale Gemelli di Roma. Ieri la folla radunatasi alla camera ardente è stata talmente tanta da dover introdurre controlli all’ingresso anche con metal detector, come si vede nell’immagine sotto.

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Secondo quanto richiesto dai familiari, la camera ardente è stata aperta ieri – mercoledì 29 giugno – fino alle 19 nella sala della Promoteca in Campidoglio. Quella che vedete sotto è la lunga fila che in migliaia hanno fatto per rendergli omaggio.

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“Addio Bud Spencer, ti ricordiamo tutti con il sorriso”: ha detto per tutti Virginia Raggi, nuovo sindaco di Roma, per la prima volta impegnata nel ricordo di un personaggio famoso della Capitale.

I funerali sono fissati per stamattina, giovedì 30 giugno, alle 12 a Piazza del Popolo, nella Chiesa degli Artisti (Basilica Santa Maria in Montesanto).

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È stata aperta in anticipo, alle 9.30, la camera ardente di Bud Spencer, l’attore il cui vero nome era Carlo Pedersoli, allestita nella sala della Protomoteca del Campidoglio a Roma. Fuori una lunga fila silenziosa di persone in attesa di entrare: in migliaia hanno voluto dare un ultimo saluto. Ad accogliere chi vuole rendere omaggio all’attore ed ex sportivo c’è il figlio Giuseppe, nella foto qui sopra assieme alla figlia Diamante.

 

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L’annuncio del figlio il 27 giugno: “Papà non ha sofferto”

Era nato a Napoli il 31 ottobre 1929 e aveva 86 anni. L’annuncio della morte di Carlo Pedersoli, questo il suo vero nome, è stato dato dal figlio Giuseppe: «Papà è volato via serenamente alle 18.15. Non ha sofferto, aveva tutti noi accanto e la sua ultima parola è stata “grazie”».

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Terence Hill: “Ho perso l’amico più caro”

Per tutti era il gigante buono che menava sganassoni sempre in coppia con l’amico Terence Hill (al secolo Mario Girotti, nella foto sopra insieme) che ha detto: “Sono sconvolto. Ho perso l’amico più caro”. Era anche l’omone barbuto degli spaghetti western degli anni Settanta, quelli che hanno conquistato generazioni di ragazzini innamorati dei due scanzonati protagonisti di Lo chiamavano Trinità (nel video sotto la scena madre di “Altrimenti ci arrabbiamo”). Raccontando l’inizio della loro carriera l’uno accanto all’altro, è tornato al 1967, sul set di “Dio perdona… io no”: “Bud doveva fare coppia con un altro attore che poi la sera prima di girare si fece male e così sono stato chiamato io. Il destino”.

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Il saluto di De Magistris su Facebook

“A marzo dello scorso anno lo festeggiammo a Palazzo San Giacomo con un tributo alla sua splendida carriera. Lui diceva sempre che prima ancora di essere italiano era napoletano. E ne era fiero. Se ne va un pezzo di Napoli, ma il ricordo della sua arte, della sua bravura sul set e della signorilità che ha contraddistinto la sua vita non ci lascerà mai. Ciao Bud, grande uomo, grande attore e grande sportivo”. Il primo cittadino di Napoli Luigi de Magistris ha poi postato su Facebook questa foto ​con la frase: “Ciao Bud… uomo grande e tenero”.

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I messaggi di Renzi e del ministro Franceschini

Messaggi di cordoglio sono arrivati anche dal presidente del consiglio Matteo Renzi (sopra il tweet del premier) e dal ministro della Cultura Dario Franceschini che ha detto: “Scompare un grande interprete del nostro cinema che nel corso della sua lunga carriera ha saputo divertire intere generazioni e conquistare il pubblico con la sua grandissima professionalità”.

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Buffon: “Nei miei ricordi da bambino c’eri tu”

Il portiere della Juventus Gigi Buffon su Twitter ha voluto ricordare l’attore: “Nei miei ricordi da bambino c’eri tu. Quei momenti e quelle immagini resteranno sempre con me”.

Carriera lunga e poliedrica

Ma Carlo Pedersoli è stato in realtà protagonista di una carriera lunga e poliedrica nella quale, accanto ai film più popolari, c’è stato spazio per il thriller (diretto da Dario Argento in Quattro mosche di velluto grigio), per il cinema d’autore con Ermanno Olmi e persino per il dramma di denuncia civile con Torino nera di Carlo Lizzani.

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L’amarezza degli ultimi anni

Tante esperienze, tanti successi, e anche un po’ di amarezza per non essere abbastanza considerato da quel mondo del cinema in cui era entrato un po’ per caso finendo per dedicargli la vita: “In Italia io e Terence Hill semplicemente non esistiamo”, si lamentava negli ultimi anni, “nonostante la grande popolarità che abbiamo anche oggi tra i bambini e i più giovani. Non ci hanno mai dato un premio, non ci invitano neppure ai festival”.

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Tra gli amici di gioventù Luciano de Crescenzo

Carlo Pedersoli nasce a Napoli (quartiere Santa Lucia) il 31 ottobre del 1929. Il padre è un uomo d’affari bresciano e il lavoro lo porta lontano dal Golfo quando Carlo ha appena 11 anni e tutta la famiglia si trasferisce a Roma (quartiere Parioli) nel 1940. Lasciati gli amici di scuola (tra cui Luciano de Crescenzo), il ragazzo (sopra in una foto di gioventù) si iscrive al liceo e a un corso di nuoto, risultando brillante in entrambi i casi, tanto che arriva all’università (corso di chimica) ad appena 17 anni.

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La laurea nonostante i trasferimenti e il nuoto

A guerra finita, però, la famiglia cambia nuovamente città, i Pedersoli finiscono a Rio de Janeiro e Carlo deve abbandonare gli studi. Farà l’operaio, il bibliotecario, il segretario d’ambasciata come nelle leggende delle star americane. Tornato a Roma, può riprendere gli studi ma soprattutto l’attività in piscina dove si segnala presto come un vero asso. Continua anche a studiare (questa volta giurisprudenza, laurea che porterà a buon fine nonostante gli exploit sportivi) e viene notato dal cinema nel pieno della stagione di Hollywood sul Tevere.

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Con Mario Monicelli il primo ruolo importante

Grazie al fisico scultoreo, viene scritturato come comparsa in “Quo vadis?” e poi finisce sul set di “Annibale” dove non incontra mai il giovane attore Mario Girotti – Terence Hill – che diverrà il suo partner d’eccellenza pochi anni più tardi. Tocca a Mario Monicelli affidargli il primo, vero ruolo, quello del manesco Nando in “Un eroe dei nostri tempi” (1955). Chiuderà col nuoto dopo i Giochi di Roma del 1960 e tornerà in Sud America per una lunga parentesi lontano dai suoi interessi.

Il secondo incontro con Terence Hill

Rientrato in Italia apre una propria società, sposa Maria Amato (la figlia del grande produttore Peppino Amato), nascono i primi due figli, scrive canzoni ottenendo un discreto successo. Con il cinema la gavetta è lunga e Bud Spencer conquista il ruolo di protagonista nel western “Dio perdona io no” (nel video sopra) soltanto nel 1967 grazie a Giuseppe Colizzi. Prima rifiutato per le richieste economiche, ma poi arruolato perché risulta il solo adatto alla parte di gigantesco e minaccioso partner del protagonista, Pedersoli incontra qui di nuovo Mario Girotti.

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La consacrazione del grande pubblico

I due decideranno, alla fine del film, di cambiare i propri nomi sui manifesti per attrarre il pubblico e Pedersoli sceglierà il suo in omaggio alla birra Bud e all’adorato Spencer Tracy. Il successo del film è più che lusinghiero, ma sarà l’episodio successivo, “Lo chiamavano Trinità” (E.B. Clucher, 1970) a consacrare il successo personale del duo. Un vero e proprio colpo di fulmine con il pubblico che si ripeterà, infallibile, per altre 16 volte in tutto.

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Nel 2014 ricoverato per una lesione gastrica

Ricoverato già nel 2015 per una lesione gastrica, era stato salvato dalla moglie Anna Amato (insieme nella foto sotto). “Sarei quasi morto dissanguato”, aveva detto 2 anni fa. “Alla fine mi ha salvato la mia cara Maria. In tutta questa vicenda una cosa positiva c’è. Ho perso 15 chili, con ciò mi sento già 15 anni più giovane”.

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