Bambini dimenticati in auto: 44 mila firme per dispositivi che avvertano gli adulti

Sono “incidenti che possono capitare in condizioni di forte stress a qualsiasi genitore” e per evitarli si potrebbero rendere obbligatori “allarmi anti abbandono sulle automobili”. L’argomento è tornato d’attualità dopo la morte della bambina di 17 mesi “dimenticata” in auto a Vicenza e a lanciare la proposta è stata Maria Ghirardelli, medico d’urgenza di Esine, in provincia di Brescia, che da oltre 2 anni sta cercando risposte istituzionali da parte del ministero dei Trasporti e dalla presidenza della Camera dei deputati.

“Errori di memoria” che si possono evitare

Il lancio della petizione su Change.org che a oggi ha raccolto quasi 44 mila firme risale a un episodio analogo accaduto al 2013. Un padre, invece di portare il figlio poco più che neonato al nido, lo aveva lasciato in auto e se n’era andato a lavorare. Il piccolo non era sopravvissuto e il papà era stato incriminato, ma al termine dell’inchiesta non c’erano state conseguenze penali perché, come recita la perizia, “si trattò di un errore della memoria”, “una temporanea sospensione cognitiva riguardo a ciò che stava accadendo al suo bambino”. Già allora la dottoressa Ghirardelli aveva sottolineato un “forte elemento di certezza”, rappresentato non dalla “negligenza genitoriale”, ma dalla “fallibilità del nostro cervello”.

Il patrocinio del centro Alfredo Rampi

Con soluzioni tecnologiche che segnalino la presenza del bambino sul suo seggiolino, il problema si potrebbe risolvere, secondo il medico bresciano. O almeno si potrebbero ridurre i pericoli per i passeggeri più piccoli. Ma se dal punto di vista istituzionale non sono arrivate ancora grandi risposte all’appello di Maria Ghirardelli e dei suoi 44 mila sottoscrittori, sono altri i riconoscimenti giunti. Come quello del Centro Alfredo Rampi onlus, dedicato alla memoria del bambino morto nel 1981 dopo essere caduto in un pozzo artesiano a Vermicino, vicino a Roma.

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