Ma De Luca riuscirà a governare la Campania? Incognite e dubbi (video)

Il principale inghippo al suo insediamento è la condanna in primo grado del 21 gennaio 2015, giorno in cui si è visto infliggere la pena (sospesa) a un anno di reclusione per l’abuso d’ufficio commesso nel nominare il project manager per il termovalorizzatore di Salerno. Il destino di Vincenzo De Luca, uscito vincitore dalle regionali del 31 maggio scorso (qui i risultati), è tutt’altro che chiaro. Ai toni della campagna elettorale, quelli dei colonnelli del Pd che negano l’ineleggibilità dell’ex sindaco di Salerno e che hanno attaccato Rosy Bindi per averlo inserito tra i 13 imprensentabili della Campania, ora si deve cedere la parola al diritto. Sottolineando però che di certezze, al momento, non ce n’è nessuna.

La carriera politica tra fontane e infrastrutture

Primo cittadino salernitano per periodi alternati che vanno dal 1993 al 2015. Deputato della Repubblica con incarichi che hanno compreso la vice presidenza della commissione sul ciclo dei rifiuti e la partecipazione alle commissioni trasporti e agricoltura. Sottosegretario alle infrastrutture nel governo Letta dal maggio 2013 al febbraio 2014. La carriera politica di Vincenzo De Luca, nato nel 1949 a Ruvo del Monte (Potenza) e divenuto uno dei personaggi di punta del comico Maurizio Crozza, come si vede nel video, è sempre stata quella dell’uomo forte guadagnandosi soprannomi che vanno da “‘o sceriffo” a “Vicienzo ‘a funtana”, a seconda che usasse metodi spiccioli contro gli ambulanti di colore o che costruisse fontanelle ovunque ci fosse spazio. Ma la sua carriera è stata attraversata anche da vicende giudiziarie, alcune delle quali si sono chiuse a suo favore e altre ancora in corso.

I primi guai giudiziari tra prescrizione e assoluzioni

L’ex sindaco di Salerno, infatti, nel 2010 ha beneficiato della prescrizione chiudendo così la vicenda che lo chiamava in causa in uno sversamento di rifiuti che risaliva al 2001, a Ostaglio. Ma nel suo passato ci sono anche assoluzioni divenute definitive. La prima, nel 2010, è quella è per la centrale elettrica Ideal Standard, storia al termine della quale non è stato ritenuto colpevole di associazione a delinquere e truffa finendo assolto il 17 novembre 2010. Stessa conclusione per i reati di truffa e falso a fine 2013 per la delocalizzazione delle Manifatture Cotoniere Meridionali (Mcm) per la quale nello stesso anno De Luca aveva rifiutato la prescrizione e che è finita con un’assoluzione perché il fatto non sussiste.

Rimane il nodo della condanna per abuso d’ufficio

Condannato in primo grado per diffamazione aggravata nei confronti del giornalista Marco Travaglio a cui è stato riconosciuto un risarcimento di mille euro, Vincenzo De Luca ha altri due procedimenti in corso. Il primo, per il quale il politico campano ha rinunciato di nuovo alla prescrizione nel 2012, lo chiama in causa nella vicenda Sea Park con le accuse di corruzione, truffa aggravata, truffa, falso, associazione a delinquere e concussione. I reati di abuso d’ufficio, falso ideologico e lottizzazione abusiva gli sono contestati invece nella vicenda dell’edificazione del palazzo Crescent sul lungomare di Salerno. Ma a rendere traballante la sua posizione da governatore della Campania, ai sensi della legge Severino, è sempre quella condanna in primo grado per il termovalorizzatore a cui si aggiunge il giudizio della Corte dei conti nel 2012 che ha chiesto a De Luca 23 mila euro per la faccenda degli “stipendi d’oro”.

Incertezze future: decadenza o decreto ad personam?

Ora dunque che accadrà? Secondo un recentissimo pronunciamento della Cassazione, la decadenza è automatica in forza della legge Severino e se ci si vuole opporre, la competenza è del giudice ordinario e non più di quello amministrativo. Il presidente del consiglio Matteo Renzi, pur avendolo sostenuto in campagna elettorale ribadendo che a loro non vanno date “lezioni di legalità”, ai sensi delle norme attuali non può che procedere in questo senso. E se accadesse si potrebbe tornare alle urne molto presto per eleggere il nuovo consiglio regionale. Oppure il premier potrebbe decidersi a varare una norma “ad personam”: far passare un decreto interpretativo che modifichi o abroghi la parte della legge Severino riferita all’abuso d’ufficio. Con buona pace dei passati attacchi a Berlusconi e alle due leggi ad hoc.

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