Da Emiliano a Toti, chi sono i governatori eletti ieri (foto)

Ci sono Vincenzo De Luca, che ora dovrà affrontare i non pochi nodi legati alla sua situazione giudiziaria, e c’è Luca Zaia, ormai una vecchia conoscenza della politica nazionale. Ma ecco i brevi ritratti dei vincitori di queste elezioni regionali, che segnano in un certo senso uno stop per il Partito Democratico, e la vittoria di alcuni personaggi anti-apparato.

Nella foto di apertura Emiliano, il nuovo governatore della Puglia, è assieme a Matteo Renzi.

 

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Luca Zaia, il leghista “contadino” senza eccessi

Non ha bisogno di presentazioni Luca Zaia, 47 anni e già politico di lungo corso (nella foto sopra). Il governatore del Veneto, riconfermato dai suoi concittadini senza troppa fatica passa per essere un leghista moderato, di quelli che non perdono una sagra, ma che non abbaia agli immigrati e non lancia crociate. Molto lontano, insomma, dai toni di Salvini, ma concreto quanto basta a farlo sentire vicino al “suo” popolo.  La sua militanza nel Carroccio inizia già a 20 anni, l’uso della macchina amministrativa risale invece al 1998 con la presidenza della Provincia di Treviso. Nel frattempo Luca Zaia si è laureato in Veterinaria, e da veneto “doc” ha percepito quanto fosse importante avvicinarsi alle tradizioni contadine, per capire e farsi capire dai suoi concittadini. Non per caso, nelle sue campagne elettorali ha sempre preferito parole come “terra” a “sicurezza”, e ha sempre strizzato un occhio a cattolici, ambientalisti e no global. Da ministro all’Agricoltura, è stato tra i più fieri oppositori degli ogm, e sostenitore delle produzioni locali e delle filiere corte. Alla scorsa tornata elettorale, in Veneto, ha puntato tutto su questi temi e ha vinto. Ieri il non inaspettato replay.

 

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Giovanni Toti, delfino senza carisma che piace a Berlusconi

Da Retequattro alla Regione Liguria il passo è stato brevissimo.

Naturalmente per compiere il miracolo c’è voluto Silvio Berlusconi, che nel gennaio 2014 ha “selezionato” Giovanni Toti tra i suoi fedelissimi, in mezzo ai volti dei tg Mediaset, per farne suo consigliere politico, e volto nuovo da candidare alle Europee.

Si racconta che per raggiungere il suo obiettivo di vederlo a Strasburgo il leader di Forza Italia gli abbia imposto una dieta ferrea e un restyling completo. Scopo raggiunto: Giovanni Toti (nella foto sopra mentre vota) non ha esperienza politica, né è dotato di particolare carisma, ma la macchina del Partito Azzurro l’anno scorso lo ha portato al Parlamento europeo con 140.000 preferenze, il numero più alto tra i candidati azzurri. Oggi il miracolo è doppiato: Toti è quasi certamente il nuovo governatore della rossa Liguria, grazie anche al ritrovato successo del Movimento 5 stelle che ha affossato il Pd.

47 anni, giornalista e già direttore del Tg4 dopo Emilio Fede, negli ambienti Mediaset si parla di lui come un uomo dal buon carattere e i modi gentili. È spostato con una collega, Silvia Magri, anche lei giornalista di Videonews.

 

Michele Emiliano, lo sceriffo anti Renzi che parla in dialetto

Ex magistrato ed ex sindaco “sceriffo” di Bari, Michele Emiliano è uno di quelli che ama dire quello che pensa e il più delle volte lo dice in dialetto. Se lo si volesse inserire in una “casella” finirebbe nella categoria degli uomini di sinistra che piacciono alla destra, ma che non piacciono ai partiti di sinistra. A conferma che con Renzi non vuole avere nulla a che fare, appena certificata la sua vittoria ha dichiarato “Non devo dire grazie a nessuno, tanto meno a Renzi che qui non si è visto”. Su di lui il premier non ha mai speso una parola, nonostante in Puglia la vittoria di Emiliano fosse da sempre data per scontata. L’ex due volte primo cittadino di Bari (dove però il dato dell’astensione è stato altissimo) si è presentato come un “anti-premier” e subito dopo il trionfo ha offerto un assessorato al Movimento 5 Stelle, all’Ambiente, in forma di tributo per il risultato raggiunto dal Partito di Beppe Grillo (circa 20%) e a dimostrare che con lui la politica cambia logica.

 

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Catiuscia Marini, vittoria sofferta per la candidata di partito

La vittoria di Catiuscia Marini a Perugia non sorprende nessuno, perché l’Umbria rossa lo è sempre stata. Sorprende però che la governatrice uscente abbia dovuto strappare la riconferma con un 42,8% e dopo un sofferto testa a testa, che nelle prime ore ha fatto persino temere il peggio.

Classe 1967, ex sindaco di Todi, la Marini è alla guida di palazzo Donini dal 2010 ed è una donna di apparato, sin da quando nel 1998 ha iniziato la sua carriera politica. Già sostenitrice di Bersani, e scelta da Epifani nel 2013 come responsabile nazionale alla Sanità, quasi mai ha fatto sentire una voce stonata, scelta già cinque anni fa e confermata dopo un trionfo alle Primarie, ha vinto la scorsa tornata elettorale con il 57% delle preferenze. Ora, più che festeggiare, dovrà fare i conti con il suo Pd per cercare le cause del calo di consensi.

 

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Luca Ceriscioli, il professore paziente e moderato

Come molti dei presidenti di Regione anche Luca Ceriscioli (nella foto sopra) è un ex sindaco. Professore di matematica e per dieci anni primo cittadino di Pesaro, Ceriscioli ha 49 anni, toni moderati e una lunga carriera nei Democratici di sinistra prima e nel Pd poi. Ha convinto i marchigiani, che lo hanno votato nonostante la candidatura dell’ex governatore Spacca, l’ex Pd che correva da solo in antagonismo al suo vecchio partito. Ceriscioli, d’altra parte, ha potuto contare su un forte appoggio del governo e di Renzi stesso, che lo ha affiancato in più occasioni durante la campagna elettorale.  Sposato con due figli, dopo l’esperienza da primo cittadino aveva tentato la corsa alla segreteria regionale dei Democratici, ma ne era stato escluso. Senza polemiche era così tornato al suo lavoro da professore in un istituto superiore del pesarese, per poi tentare la corsa alle primarie del Pd. Ottenute le preferenze dell’elettorato, ha convinto così anche l’apparato.

Dopo la vittoria ha promesso che nel nuovo Consiglio regionale non ci saranno chiusure politiche.

 

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Enrico Rossi, l’ex comunista che piace a Renzi

Rosso lo è di nome e di fatto. Enrico Rossi ha modi spicci e un passato da giovane comunista, una lunghissima esperienza politica e la destrezza necessaria per sapere navigare nelle acque agitate di un partito come il Pd.

La sua riconferma appariva scontata e alle elezioni regionali raggiunge un buon 48%, anche se c’è da fare i conti con il dato dell’astensionismo.

57 anni, laureato in filosofia, Rossi è stato prima assessore Pci e poi sindaco del comune di Pontedera. Nel 2000 si presenta alle elezioni regionali per i Ds, ha l’incarico di assessore alla salute ed amministra per un decennio anni la sanità toscana. Nel 2010 il salto alla Presidenza e la vittoria.

Bersaniano della prima ora, ha sempre mantenuto buoni rapporti con Renzi, che lo ha sostenuto da subito nella ricandidatura.

“Quella di Rossi”, scrivono i giornali locali, “è la Toscana di GiovaniSì, del discusso piano paesaggistico, delle ruvidezze contro Trenitalia, delle beghe giudiziarie e politiche connesse al clamoroso buco dell’Asl di Massa Carrara, dei mille fronti occupazionali aperti, sofferti e trattati”. È comunque una Toscana che piace ai suoi abitanti.

 

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