Endometriosi, parla l’esperto: “Avere un figlio è possibile, ecco come”

Nonostante sia piuttosto diffusa – ne soffre il 10% delle donne in età fertile – l’endometriosi è difficile da individuare, tanto che a volte la diagnosi arriva tardi, anche dopo diversi anni dall’insorgenza della malattia. Come si spiega? “Il fatto è che la patologia può dare sintomi molto differenti”, afferma Mario Giuseppe Meroni (nella foto sotto), direttore della Struttura complessa di Ostetricia e Ginecologia ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano. “A volte è asintomatica e viene scoperta solo quando la donna consulta un medico perché non riesce ad avere una gravidanza; una delle problematiche connesse alla malattia, infatti, è la diminuzione della fertilità”.

Ma in che cosa consiste esattamente questa patologia? E quali possono essere le cause?

“In pratica, si tratta della crescita di tessuto endometriale (che normalmente si trova solo all’interno della cavità uterina) in altre sedi, per esempio sulle ovaie o su altre strutture pelviche o addominali, il che genera una situazione di infiammazione cronica. Le cause non sono ancora del tutto note. Probabilmente interagiscono diversi fattori: genetici, immunologici, relativi alla funzionalità dell’ovaio”.

Che sintomi può dare?

“I sintomi principali sono tre: dolore durante le mestruazioni (dismenorrea), dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia) e dolore al momento dell’ovulazione. La sensazione dolorosa può essere modulata in modo differente. A volte si manifesta solo nei momenti critici (soprattutto durante le mestruazioni, quando l’endometrio si sfalda provocando un’emorragia); altre volte il dolore pelvico è cronico e intenso, tale da essere addirittura invalidante: la donna non riesce ad andare a lavoro né a svolgere le normali attività quotidiane”.

A che cosa si commisura la gravità delle malattia? All’estensione o alle sedi coinvolte?

“Non è tanto l’estensione del tessuto endometriale fuori sede a determinare il livello di gravità, quanto piuttosto la sua localizzazione e la profondità della sua infiltrazione nella sede ‘invasa’. Quando si espande nelle strutture extrauterine, infatti, l’endometrio tende ad andare in profondità e questo fa sì che coinvolga anche tronchi nervosi, il che fa sì che il dolore risulti particolarmente intenso”.

Si può guarire dall’endometriosi?

“Purtroppo no. La donna con endometriosi deve essere seguita sempre, fino alla menopausa, quando la patologia regredisce spontaneamente. La buona notizia è però che oggi questa malattia può essere curata efficacemente, il che può consentire alla donna di avere una buona qualità di vita e, se lo desidera, anche di poter intraprendere una gravidanza. Fondamentale è rivolgersi a medici specializzati nel trattamento della patologia”.

Come si cura?

“La terapia si avvale di due strumenti: medico (farmaci) e chirurgico, che devono essere utilizzati con un giusto mix. E qui ritorna il discorso della necessità di affidarsi a mani esperte. In particolare, l’opportunità di un’operazione chirurgica va valutata con estrema attenzione, il rischio, altrimenti, è che l’intervento debba essere ripetuto nel tempo, il che può comportare problemi e complicanze”.

E per quanto riguarda la gravidanza?

“Come già detto, una delle problematiche dell’endometriosi è la diminuzione della fertilità. La malattia, tuttavia, non dà sterilità, per cui non è incompatibile con la gravidanza: rimanere incinta è possibile anche per una donna con endometriosi. Va detto che gioca un ruolo molto importante l’età in cui la paziente decide di avere un figlio: il suggerimento è quindi quello di cercare la gravidanza in tempi precoci. Laddove non si riesca ad avere una gravidanza spontanea, invece, si può optare al ricorso della fecondazione assistita. Una volta intrapresa, la gravidanza ha generalmente un decorso regolare (eventuali complicanze legate alla malattia sono molto rare)”.

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