Sciatica: si cura meglio col caldo o col freddo? Le risposte del medico

Chi l’ha provato lo sa: la cosiddetta “sciatica” può provocare un dolore estremamente intenso e persino costringere all’immobilità. Per contrastarlo c’è chi consiglia di tenere la zona al caldo, mentre altri sostengono che abbia maggiore efficacia il freddo. Come regolarsi?


“Diciamo innanzitutto che si tratta di una condizione caratterizzata dall’irritazione del nervo sciatico, che parte dalla colonna vertebrale e si estende lungo la gamba, fino al piede”, spiega il dottor Cristiano Fusi (nella foto), Responsabile della Riabilitazione degli Istituti Clinici di Monza.

“Più correttamente, si parla di sciatalgia se il dolore interessa soltanto l’arto e di lombo-sciatalgia quando il sintomo doloroso è presente anche nella parte lombare”.

Quando serve il caldo

“Il caldo è generalmente più indicato quando la sintomatologia dolorosa è provocata soprattutto dalla contrattura muscolare a livello dell’area lombo-sacrale: rilasciando i muscoli, diminuisce il dolore”, spiega lo specialista. “Il freddo può invece produrre beneficio in caso di dolore acuto: applicato in prossimità della radice nervosa infiammata, svolge un’azione anestetizzante e quindi antidolorifica”.

La “risposta” al caldo o al freddo, comunque, può variare da soggetto a soggetto: c’è chi sostiene di trarre maggior beneficio dall’uno, chi dall’altro.

E per quanto riguarda il trattamento farmacologico?

“Se il dolore è molto intenso, in genere si consiglia di ricorrere ad una somministrazione combinata, per via intramuscolare, di antiinfiammatori e miorilassanti”, dice l’esperto. “Se non dovesse essere sufficiente, si può optare per un trattamento, sempre per via intramuscolare, di cortisonici dopo aver consultato con il proprio medico curante. Va detto che, in questi casi, la via intramuscolare risulta più efficace rispetto alla somministrazione di farmaci per via orale”.

La fisioterapia solo dopo un approfondimento

Anche un ciclo di fisioterapia può essere di aiuto? “Sì, ma a patto che si eseguano prima esami di approfondimento”, afferma il dottor Fusi.

“Il più indicato, per evidenziare un’eventuale protusione discale o un’ernia è la Risonanza Magnetica (la radiografia può dirci solo se c’è una discopatia, cioè un avvicinamento tra due vertebre). Una volta accertata la situazione, può essere programmato un trattamento fisioterapico mirato”.

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