Fattura digitale, da oggi scatta l’obbligo (ma non per tutte)

Scatta da oggi l’obbligo di emettere fattura elettronica per tutti coloro che forniscono servizi per la pubblica amministrazione, che siano aziende o liberi professionisti. Una rivoluzione che sta creando non pochi problemi  (molti commercialisti si sono già tirati indietro, spiegando ai clienti che non si adegueranno alla normativa e che questi dovranno rivolgersi ad altri professionisti), ma che comporterà per lo Stato un risparmio complessivo di circa 1 miliardo all’anno.

 

Coinvolti tutti gli enti pubblici
L’operazione è partita lo scorso 6 giugno, coinvolgendo ministeri, agenzie fiscali ed enti di previdenza ma l’obbligo “di massa”  scatta solo oggi, quando entrano in gioco Regioni, Province, Comuni, scuole, università, Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, aziende del servizio sanitario nazionale e non solo (12.250 enti in tutto).
Qui tutti i diversi modelli di fatturazione e il sito con le istruzioni per compilare i nuovi documenti.

 

Scatta lo split payment
Scrive però il Corriere della Sera che oggi, assieme alla fattura digitale parte anche un’altra novità, lo “split payment” , un nuovo sistema anti evasione in base al quale la Pubblica Amministrazione paga l’Iva direttamente all’Erario e non ai fornitori.

 

Pagamenti più magri
In sostanza, se una ditta fornisce un servizio a un ente pubblico, questi gli corrisponde il costo del servizio senza Iva, e versa quest’ultima direttamente allo Stato. Prendiamo il caso della fornitura di carta e inchiostro da parte di un’azienda a un ufficio comunale. Anziché pagargli il prezzo del bene più il 22% di Iva, l’ufficio comunale tiene con sé il 22%, l’equivalente dell’imposta.

 

L’eccesso si porta in detrazione
Resta ovviamente il problema dell’Iva corrisposta da quella stessa azienda per pagare a sua volta i suoi fornitori. Se, al netto degli incassi totali ( e considerando anche le fatture emesse nei confronti di clienti privati) , alla fine dell’anno fiscale quell’azienda avrà sborsato più Iva di quanta incassata, potrà portare in detrazione o chiedere il rimborso dell’eccedenza di imposta detraibile.

 

Il rimborso dopo 15 mesi
In questo caso la somma verrà restituita dallo Stato, ma solo 15 mesi dopo la richiesta. L’Iva, nel caso di professionisti e aziende che lavorano con la Pa, non è più una partita di giro: la si anticipa e basta.

 

 

La Cna: 18 miliardi in meno all’anno
L’Osservatorio sulla tassazione delle piccole imprese della Cna – scrive sempre il Corriere, ha calcolato che le imprese fornitrici della Pa non incasseranno più dalla pubblica amministrazione circa 18 miliardi di Iva l’anno, ma continueranno a pagarne circa 15 miliardi ai fornitori.

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