Amanda Knox, da stasera su Netflix il delitto di Perugia: “Io, il mostro” (video)

L’hanno chiamata il diavolo, la mangiatrice di uomini, Foxy Knoxy. Lei è Amanda Knox, accusata e alla fine assolta in Cassazione per l’omicidio di Meredith Kercher (nella foto sotto), uccisa a Perugia il 1° novembre 2007.

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Ora il suo nome non sarà più solo associato a un omicidio dell’eco mediatica mondiale, ma anche a un documentario realizzato da Brad McGinn e Rod Blackhurst che dalla serata di oggi, venerdì 30 ottobre, sarà disponibile su Netflix in cui si ripercorre la vicenda intera focalizzandosi sulla giovane americana finita alla sbarra insieme al suo ex, Raffaele Sollecito.

“La gente impazzisce per il sangue”

“C’è chi dice che sono innocente e chi dice che sono colpevole”, dice Amanda Knox di fronte alla telecamera. “Se sono colpevole, sono la persona definitiva da cui ti devi spaventare, perché sono la meno ovvia. Sono una psicopatica travestita da agnellino. Ma se sono innocente, sono te”. Tutto il film ribadisce la sua innocenza e la ragazza considera: “Alla gente piacciono i mostri, li vuole vedere, proietta le proprie paure, vuole rassicurazioni che i cattivi non siano loro. Abbiamo tutti paura, per questo la gente diventa matta”.

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Sollecito, Guede e la stampa colpevolista

Nel documentario, che si avvale di documenti originali e in alcuni casi inediti, ci sono i comprimari di Knox. C’è Sollecito e si parla ovviamente di Rudy Guede, l’unico attualmente ancora in carcere per il delitto Kercher e che ha chiesto la revisione del processo. C’è la stampa “focaiola” che ha scritto “cose del tutto inventate” e c’è anche Nick Pisa, giornalista del Daily Mail, che afferma a giustificare i suoi pezzi: “Cosa dovevo fare, ulteriori verifiche? Perdere l’esclusiva? Non funziona così”.

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Il pm: “Se colpevoli, c’è una condanna da cui non si sfugge”

Infine compare il pubblico ministero che ottenne la condanna in primo grado di Amanda Knox (condanna confermata poi alla fine del primo processo d’appello e seguita poi dalla doppia assoluzione divenuta definitiva), Giuliano Mignini (nella foto sotto). “Se sono innocenti”, spiega parlando dei due imputati, “auguro a loro di dimenticare. Se sono colpevoli ricordo che oltre la vita c’è un processo, senza appelli o revisioni”.

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