“Gli abiti raccolti non erano per fini umanitari”: l’Antitrust multa l’Ama

Ai confini dell’incredibile. Gli abiti raccolti dall’Ama, l’Azienda romana per i rifiuti, non eranno destinati a fini umanitari – come le scritte lasciavano credere – ma erano usati per fini commerciali. Lo conferma la stangata arrivata dall’Antitrust, con una multa di 100.000 euro.

Alla municipalizzata di Rona vengono addebitate “pratiche commerciali scorrette” relativamente alle informazioni sui cassonetti per la raccolta di indumenti. Dalle scritte, secondo l’Authority, “si poteva ritenere che la raccolta” fosse per “fini umanitari mentre si è accertato l’uso a fini commerciali”. Multe per 110mila euro anche a due consorzi.

 

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Multati per 110.000 euro anche a due consorzi

La multa complessivamente è di 210.000 euro: 100 mila euro ad Ama e rispettivamente 100 mila e 10 mila euro ai Sol.co e Bastiani, il primo coinvolto nell’inchiesta Mafia Capitale anche per il commercio di indumenti usati.

 

La scoperta dall’indagine su Mafia Capitale
Secondo l’Antitrust le informazioni date ai consumatori sui cassonetti e sul sito internet dell’Ama facevano pensare alla beneficienza mentre, dall’inchiesta della Procura di Roma, è emerso un uso commerciale. Per l’Antitrust Ama non ha adeguatamente vigilato sull’attività dei consorzi. “In questo mondo di ladri…”, avrbebe cantato Antonello Venditti, quanto mai opportunamente in questo caso.

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