Addio a Ingrao: Mattarella, Napolitano e Renzi ai funerali di Stato

Due presidenti della Repubblica, Sergio Mattarella (l’attuale) e Giorgio Napolitano (il suo precedessore) e il presidente del consiglio, Matteo Renzi, rientrato dagli Stati Uniti. Ci sono anche loro ai funerali di Stato di Pietro Ingrao, morto domenica scorsa all’età di 100 anni.

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Presenti alle esequie anche i presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, mentre dalla piazza sono risuonate le voci della folla che intonano Bandiera rossa e Bella ciao. Molti i partigiani presenti e uno striscione ha salutato il leader comunista: “Ciao compagno Pietro».

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Era nato nel 1915 in provincia di Latina

È morto domenica 27 settembre, a più di cento anni, Pietro Ingrao. Il decesso è avvenuto nella sua casa di Roma. Era nato il 30 marzo 1915 a Lenola, in provincia di Latina, ed è stato un politico, un giornalista e un partigiano. Esponente storico dell’ala sinistra del Partito Comunista Italiano, fu direttore de l’Unità dal 1947 al 1957 e parlamentare alla Camera dei deputati ininterrottamente tra il 1950 e il 1992, di cui divenne anche e presidente dal 1976 al 1979. Era la prima volta che un esponente del Pci diventava titolare della terza carica dello Stato. La sua è stata una vita che è anche il racconto di un secolo di politica.

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Funerali di Stato stamattina a piazza Montecitorio, poi a Lenola

La camera ardente è stata allestita per due giorni a Montecitorio nella sala Aldo Moro.

I funerali di Stato saranno celebrati a piazza  di Montecitorio stamattina alle 11. Nella stessa giornata di mercoledì 30 settembre è previsto – alle 15 – l’ultimo saluto in piazza Cavour, nel suo paese natale, Lenola (Latina). E anche la sepoltura avverrà, secondo il desiderio di Ingrao, nel cimitero di Lenola.

 

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La sciarpa di don Gallo

Anche Vauro Senesi (per tutti Vauro, il nome con cui è noto il vignettista) ha reso omaggio a Pietro Ingrao ieri alla Camera. Vauro ha portato con sé la “storica” sciarpa rossa di Don Gallo e l’ha depositata sul feretro di Ingrao.

“C’erano tante cose che questi due grandi vecchi avevano in comune” ha detto il vignettista, spiegando di aver fatto omaggio ad Ingrao della sciarpa anche per volontà della Comunità di San Benedetto, di cui il “prete di strada” Don Andrea Gallo è stato animatore e fondatore.

Primo comunista italiano a diventare presidente della Camera

La verità è uno specchio caduto dalle mani di Dio e finito in frantumi. Ognuno di noi confonde il frammento che ha raccolto da terra e lo scambia con l’oggetto nella sua integrità, cioè confonde il suo punto di vista con la verità, la parte con il tutto, e non capisce che uno specchio così grande non si dà in natura, almeno non nelle nostre tribolate vite terrene. La metafora appartiene a un poeta persiano vissuto nel 1200 e forse riflette almeno in parte la vita di Pietro Ingrao, che lunedì 30 marzo 2015 aveva compiuto 100 anni. Una vita da testimone e protagonista del Secolo Breve, un percorso accidentato iniziato nelle file dell’antifascismo, come redattore dell’Unità clandestina, continuato ai massimi livelli nel Pci e nelle istituzioni della Repubblica: è stato il primo comunista italiano a diventare presidente della Camera dei deputati.

 

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1993: non prese la tessera del Pds

Lui di certo non ha mai confuso il frammento con lo specchio, non ha mai pensato che le sue verità di dissidente potessero allontanarlo dal partito, a cui è rimasto  fedele fino al 1993, quando decise di non prendere la tessera del Pds (nella foto sopra è con Enrico Berlinguer).

Portatore di una cultura plurale, studioso dell’Europa e delle forme di democrazia, è stato tra i massimi dirigenti di un’organizzazione che, pur avendo nei suoi geni tracce abbondanti di dogmatismo, ha contribuito a trasformare la democrazia italiana in una delle più avanzate del mondo.

 

Un eretico senza scisma

Un eretico senza scisma, lo ha definito Fausto Bertinotti, a cui tutto  si può contestare ma non di avere scarsa consuetudine con le parole. Un intellettuale curioso, che da giovane amò il cinema e quando la polizia sparava e uccideva anche in Emilia-Romagna, trovava,  da direttore dell’Unità,  il tempo e molte buone ragioni per scrivere una lunga lettera a Cesare Zavattini.

 

Gli anni di ferro: Stalin e l’anomalia italiana

Nei suoi articoli più recenti, Ingrao ha ricordato, tra l’altro, gli anni di ferro in cui Stalin cercava di riassorbire l’anomalia italiana.

Ad esempio, approfittando di una lunga convalescenza di Palmiro Togliatti per chiamarlo alla direzione del Cominform: “offerta” respinta dal Migliore anche a costo di contraddire la maggioranza della direzione del Pci.

In quel periodo, nei dibattiti al comitato centrale, la definizione  del “nemico” poggiava su parole stancamente sillabate: imperialismo e grandi monopoli. Una discussione ingessata, in cui la Comunità europea veniva assimilata a un rozzo strumento dell’imperialismo americano e dove era del tutto assente l’analisi della complessità del capitalismo alla metà del Novecento.

 

La politica come servizio

Tuttavia bisognava difendere la “via italiana”, la strada indicata da Togliatti con la volta di Salerno, che rischiava di essere stritolata dalla confronto tra le due grandi potenze: in altre parole, pur eretico rispetto ai compagni di partito, Ingrao si rendeva conto di essere parte di un’altra eresia, intuiva le minacce dentro e fuori dall’Italia. “In quegli anni, se non ricordo male, nasceva Gladio”.

La politica intesa come servizio poteva anche avere la meglio sul dubbio. Era una conseguenza di quanto era accaduto negli anni Trenta, quando Ingrao si sentì costretto ad abbandonare l’oasi del Centro sperimentale di cinematografia perché, in Spagna, un colpo di mano dei militari stava spazzando via la democrazia. Ha scritto Andrea Camilleri: “Penso che Ingrao ebbe in quel momento la lucida percezione di quello che in realtà veniva a significare la guerra di Spagna e ne ebbe esistenziale sgomento. Su di lui, sulla sua sensibilità, gravavano già da tempo quelli che Vittorini avrebbe chiamato “i dolori del mondo offeso” e la guerra di Spagna consisteva in un insopportabile aggravio dell’offesa (…). Ecco, sono convinto che Ingrao venne allora preso da un dubbio che indirizzò diversamente la sua vita: il dubbio cioè che l’arte da sola e in sé, e in quel momento specifico, fosse assolutamente inadeguata a far barriera contro il fascismo”. Anche in quel caso la vita lo mise di fronte a bivio e in ogni decisione c’è una percentuale, più o meno consistente, di errore.

 

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La scelta della politica, al posto del cinema

Una scelta condivisa da decine di giovani che, come ha ricordato Ruggero Zangrandi, magari scelsero di abbandonare i Littoriali per la politica, ovviamente clandestina. E che ha accompagnato Ingrao dalla Resistenza agli incontri con Suslov, dalla nascita della Repubblica alla notte fonda degli anni di piombo e della strategia della tensione, dalle asprezze del dibattito interno alla separazione – mai definitivamente consumata – dai compagni del Manifesto. Lo sguardo mite di un intellettuale, il temperamento  deciso di chi alla politica ha affidato la propria vita, oggi giunta alla soglia del secolo.

 

Il convegno del Crs dedicato a lui

Puoi indossare una casacca finché ci credi, poi la militanza continua con altri mezzi, non escluso quello della poesia. Perché solo la ricerca è in grado di forzare le sbarre d’acciaio entro cui il dogmatismo rinchiude il linguaggio.  È questa la lezione di Pietro Ingrao, che lunedì prossimo 30 marzo (il giorno del suo compleanno) verrà ricordata in un convegno del Centro per la riforma dello Stato, da lui fondato per esplorare la complessità assente da elaborazioni antiche e recenti. È giusto cercare lo specchio, ma non bisogna dimenticare che nelle nostre mani ce ne sarà sempre solo un frammento.

 

Nella foto qui sopra Ingrao è con la moglie, Laura Lombardo Radice, vissuta fino a 90 anni e morta nel 2003. Era figlia dei pedagogisti Giuseppe Lombardo Radice e Gemma Harasim, e sorella maggiore del matematico Lucio, col quale costituì il primo gruppo di giovani della Resistenza romana. Laura e Pietro hanno avuto 5 figli: Chiara, Renata, Bruna, Celeste e Guido.

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