Slow Food contro i supermercati: “Così uccidete il nostro olio”

Primo dato: “L’olio extravergine di oliva della Grande distribuzione organizzata viene acquistato nel 66% dei casi a un prezzo promozionale.
Secondo dato, non meno importante, la stragrande maggioranza dei prodotti in vendita sugli scaffali è olio extravergine non italiano, ma ottenuto da una miscela di olii europei.

 

“Un disastro totale”
Bisogna partire da qui per comprendere l’attacco di Slow Food alle insegne della distribuzione italiana, che sul magazine on line “Slow Wine” viene bollata come responsabile di un “disastro totale”.
Il disastro del mercato interno e dei piccoli produttori di qualità, esiliati ai piani bassi (o troppo alti) degli scaffali, e costretti a subire una concorrenza a colpi di 3,60 euro pagati per un litro di extravergine, come fa notare Slow Food.

 

“Ma quale bio?”
“Durante i giorni del Vinitaly leggevo alcuni articoli e comunicati stampa relativi alla tenuta dell’olio extravergine di oliva nella grande distribuzione e a un mercato, che secondo le parole scritte dall’Unaprol, comincia a essere segmentato e lascia spazio anche al bio e a prodotti di maggior qualità”, si legge in un articolo a forma Giancarlo Gariglio, che prosegue: “Intanto su 154 milioni di litri di olio extravergine venduti in GDO in un anno, solo 2 sono bio, quindi una percentuale ridicola, appena superiore all’1%”.

 

Uno spazio risicato
Quanto allo spazio destinato agli olii nostrani, Gariglio scrive che agli extravergine, vanto made in Italy, viene riservato “non più di 2 metri lineari di spazio e nella stragrande maggioranza dei casi siamo di fronte a prodotti industriali, realizzati da multinazionali straniere che nulla a che fare hanno con l’Italia”. Prodotti che “dal punto di vista organolettico sono olii neutri, senza sapore e senza profumo”.

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