Tangenti a Ischia: arrestati sindaco Pd e dirigenti di coop rossa

Il sindaco di Ischia (Pd, pur con un passato in Forza Italia) Giuseppe (Gosi) Ferrandino, il presidente del consiglio d’amministrazione di Cpl Distribuzione Maurizio Rinaldi, l’ex Psi craxiano Francesco Simone, consulente della Cpl Concordia di Modena e suo responsabile delle relazioni istituzionali, e alcuni dei vertici della Coop emiliana, come il direttore commerciale Modena Nicola Verrini, colui che fu presidente per 40 anni, Roberto Casari. Solo alcuni dei destinatari delle undici ordinanze chieste dal pubblico ministero della procura di Napoli Henry John Woodcock e firmate dal gip partenopeo Amelia Primavera nell’ambto di un’inchiesta sulla metanizzazione di Ischia. Le accuse, a vario titolo, sono di associazione per delinquere, abuso d’ufficio, corruzione e corruzione internazionale.

Versamenti in cambio di appalti e fondi neri

Le altre persone coinvolte sono un funzionario comunale ai domiciliari mentre altre due persone sono state raggiunte da un provvedimento di obbligo di residenza. Dal quadro accusatorio, a cui hanno lavorato i carabinieri del Noe, la situazione appare complessa e particolare attenzione è stata posta dagli inquirenti a due convenzioni che la Cpl Concordia avrebbe firmato per erogare 300 mila euro a favore dell’hotel della famiglia del sindaco Ferrandino. Inoltre la coop modenese si era impegnata ad assumerne il fratello Massimo. In cambio di che cosa? Dei lavori per la metanizzazione dell’isola. A ciò si aggiungano i fondi neri che si ipotizzano accumulati dalla Cpl in alcune banche tunisine e utilizzati per versare tangenti.

Dalle intercettazioni il nome di D’Alema

Dalle carte dalla vicenda emerge poi un nome più eccellente della politica nazionale. È quell’ex presidente del consiglio Massimo D’Alema (non indagato), che secondo il consulente di Cpl Francesco Simone avrebbe beneficiato, attraverso la sua fondazione, delle attenzioni della società emiliana. Il manager arrestato avrebbe infatti detto in una conversazione intercettata che occorreva “investire negli Italiani Europei dove D’Alema sta per diventare Commissario europeo” perché “mette le mani nella merda come ha già fatto con noi [e] ci ha dato delle cose”. Allo stato del materiale sequestrato già mesi fa, ci sono 3 bonifici da 20 mila euro ciascuno. Inoltre sul piatto dell’accusa partenopea ci sono alcune centinaia di copie del suo libro acquistate da Cpl e duemila “bottiglie del vino prodotto da una azienda agricola riconducibile allo stesso D’Alema” (la società è della moglie).

“Vergognoso diffondere” quelle telefonate, “Mai alcun favore”

Massimo D’Alema, contestando l’uscita delle intercettazioni in cui si fa il suo nome (è “vergognoso diffonderle”, ha detto), ha commentato affermando che “certamente ho rapporti con Cpl Concordia. È un rapporto del tutto trasparente, che non ha comportato né la richiesta da parte loro né la messa in opera da parte mia di illeciti di nessun genere”. Dunque, secondo il politico, non c’è stato “alcun regalo” così come “nessun beneficio personale”. Nella sua risposta, le bottiglie sono state vendute “in tre anni [e pagate] con bonifici a quattro mesi. Quanto ai libri, nessun beneficio personale, ma un’attività editoriale legittima, che rientra nel normale e quotidiano lavoro della Fondazione Italianieuropei”. Chi sostenesse il contrario, conclude d’Alema, dovrà vedersela con il suo avvocato.

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