Chi è Sergio Mattarella, il presidente spuntato dal nulla

Se è noto ai più è per quel “Mattarellum”, la riforma elettorale del ’93 che portò in Italia il sistema di voto misto, e che finì per essere rimpianta con l’avvento del “Porcellum”. Sergio Mattarella, oggi giudice costituzionale di nomina parlamentare, il nome estratto dal mazzo da Matteo Renzi per la presidenza della Repubblica, è uno che non ama stare sotto i riflettori. Ha un cursus honorum di tutto rispetto, ma non è mai stato uno di quelli che ha deciso le sorti della politica italiana.
Un personaggio “sbiadito”, per molti, solo schivo, per altri, “incapace di sorriso”, per i più malevoli. Di certo una figura d’apparato.

 

Vedovo con tre figli

Vedovo, 74 anni il prossimo luglio (è nato nel 1941), segno zodiacale Leone, tifoso del Palermo secondo il suo barbiere, ha tre figli, due maschi e una femmina. Due hanno scelto la politica. Uno di loro è stato candidato alle primarie per la segreteria regionale nel 2009, e allora fu appoggiato da Bersani; un altro, invece, lavora da diversi anni al ministero della Funzione pubblica e ora è capo dell’ufficio legislativo di Marianna Madia.

 

mattarella2-283x300Un nome che ricompatta il Pd
Pur avendo ricoperto più incarichi ministeriali sotto i governi De Mita, Andreotti, D’Alema, oggi anche in Parlamento sono in pochi a ricordare Sregio Mattarella.
L’unico a montare su tutte le furie quando il suo nome è emerso nella lista dei papabili al Colle, è stato Silvio Berlusconi, che Mattarella non ha mai amato, e che certamente non concederà mai al Cavaliere quella Grazia su cui segretamente conta.
A volere l’ex esponente Dc, invece, sono i democristiani del Pd, Rosy Bindi in testa, ma il suo nome non dispiace nemmeno all’ala sinistra del partito.

Il fratello Piersanti
Siciliano di Palermo, figlio di Bernardo, grande notabile democristiano, era fratello del più celebre Piersanti, quel Piersanti che da presidente della Regione Sicilia fu ammazzato dalla mafia a colpi di pistola, il 6 gennaio 1980.
Risale a quel giorno, pare, la decisione di fare politica attiva, che si tramutò tre anni dopo nell’incarico di plenipotenziario della Dc in Sicilia.
Fu con quel ruolo che Mattarella decise e riuscì a fare eleggere Leoluca Orlando a sindaco di Palermo.

Mai con Berlusconi
De Mita lo chiamò a Roma nel 1987 come ministro per i rapporti con il Parlamento. Due anni dopo fu la volta di Andreotti, che lo volle a dirigere il dicastero della Pubblica Istruzione, ma durò solo un anno: quando Andreotti pose la fiducia sulla legge Mammì, che sanava la posizione delle tre reti televisive allora “pirata” di Silvio Berlusconi, il ministro diede le dimissioni (con lui altri quattro: Martinazzoli, Fracanzani, Misasi e Mannino).

Dalla Dc al Pd
Venne poi il Mattarellum, e con Tangentopoli, la fine della Dc. Il passaggio “naturale” per Mattarella fu quello al Partito popolare, e poi l’Ulivo, la Margherita e infine il Pd.
Sostenitore di Prodi, avverso da sempre a Berlusconi (da qui la reazione di ieri alla “rottura” del patto), con D’Alema l’ex Dc guidò il gruppo dei ministri del Ppi, e la vicepresidenza del Consiglio. Ma fu alla difesa che fece un’altra riforma epocale: l’abolizione del servizio  militare obbligatorio.

L’addio al Parlamento, e quella votazione “sudata”
È poi del 2008 l’addio al Parlamento, dopo sette legislature, che lo ha ripescato tre anni dopo per il ruolo all’interno della Corte Costituzionale.
Candidato dal Pd, fu eletto il 6 ottobre 2011 dal Parlamento in seduta comune. La sua nomina ebbe anche l’ok di Forza Italia, quella volta, ma si misero di traverso, radicali, Idv e un pezzo del Pd che gli avrebbe preferito Luciano Violante. Passò così solo alla quarta votazione, con un solo voto in più del quorum.
Chissà cosa succederà, invece, domani.

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