Nei cinema Café Society di Woody Allen: la recensione (trailer)

Sorrisi, a volte amari. Gioie e malinconia. Si aprì 4 mesi fa con una variegata gamma di contrasti la sessantanovesima edizione del Festival di Cannes. Grande inizio con  Woody Allen con il suo “Café Society”, gratificato di molti applausi alla proiezione stampa.
Non un film memorabile, ma sicuramente capace di toccare le corde dello spettatore, grazie a un dosaggio perfetto di gioia e amarezza.

Oggi – 29 settembre – quella pellicola arriva nei cinema italiani, accompagnata da molti giudizi positivi.

 

Un percorso vincente solo in parte

La trama: Bobby (Jesse Eisenberg) decide di dare una svolta alla sua vita e cominciare un percorso che si rivelerà vincente solo in parte.

Siamo agli inizi degli anni Trenta e a New York il peso della grande depressione condiziona ancora il quotidiano.

Anche nella famiglia di Bobby, che lavora con il padre in una piccola gioielleria mentre suo fratello Ben (Corey Stoll) preferisce cominciare una più remunerativa carriera da gangster. Bobby non ci sta, decide di volare fino a Los Angeles, dove suo zio Phil (Steve Carell) è ormai diventato uno dei maggiori produttori di Hollywood e può procurargli un lavoro.

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L’incontro di Bobby e Veronica (che si fa chiamare Vonnie)

E lì che Bobby incontra Veronica, che si fa chiamare Vonnie (Kristen Stewart), segretaria di Phil, della quale s’innamora senza però sapere che lei sta per diventare ufficialmente la donna dello zio. L’amore dunque non esplode o meglio le circostanze lo fanno implodere e Bobby rientra a New York, dove grazie ad alcuni amici dello zio riuscirà ad aprire un Café in cui si suona jazz tutta la notte. Ed un’altra Veronica (Blake Lively) entra nella sua vita e lo renderà padre. Ma sarà per sempre? E Vonnie, il primo amore, è veramente felice con Phil oppure ritornerà a cercare Bobby?

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Ville con piscine e feste opulente nel sogno americano

Ville con piscine, feste opulente nelle case dei produttori, donne vestite in perfetto stile anni trenta con le pellicce sui colli dei cappotti e i tailleur che esaltano il punto vita. Scriminature di lato e cappellini indossati di sghembo.

Los Angeles è il mondo dove in quegli anni si rafforza il desiderio di realizzare il sogno americano. Phil parla di Bette Davis e della Garbo come fossero due conoscenze qualunque. Non sono ammesse pause di riflessione, meglio creare contatti che possano far decollare la carriera che ci si è prefissi di realizzare. Ma Bobby è quasi un pesce fuor d’acqua in questo mondo: timido, sempre in preda di quella ritrosia a mostrare voglie e sentimenti. Uno degli innumerevoli personaggi alter ego di Allen, a cui però non manca l’audacia di elevarsi nonostante le goffaggini che lo caratterizzano.

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Arriva il magone, ma dura un attimo

Proprio in questa fatica – talvolta assai comica – necessaria per raggiungere i propri scopi, c’è la parte migliore di “Café Society”. Che ci racconta un mondo non meno ingenuo di quello in cui viviamo adesso, ma forse più umano nella misura in cui ancora si riusciva ad accettare le sconfitte. Più volte nel film si fa riferimento ad un non meglio precisato “sguardo lontano”, quell’espressione che dobbiamo avere tutti quando siamo assaliti dalla nostalgia di qualcosa che abbiamo perso o forse nemmeno mai ottenuto.

Arriva il magone, dura un attimo, quanto basta per non farci perdere il sorriso ma ricordarci che non è andata proprio come avevamo desiderato. Sfumature emotive che il volto Jesse Eisenberg coglie in pieno, regalando un’interpretazione solida e convincente.

 

Ecco il trailer in italiano

 

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