Catalogna: indagato Mas per un referendum indipendentista

Il presidente della Catalogna, il secessionista Artur Mas (nella foto in apertura), dovrà rispondere di “disobbedienza” di fronte al Tribunale superiore di giustizia il 15 ottobre prossimo. È il primo contraccolpo delle elezion regionali dimoenica scorsa in Catalogna. Ma il reato di Mas non sarebbe stato compiuto in occasione del voto.

Mas è sotto accusa per avere convocato nel 2014 un referendum sull’indipendenza, dichiarato illegale dalla corte costituzionale spagnola. Una decisione che il capogruppo parlamentare di Convergencia, Pere Macias, ha definito “una persecuzione politica” da parte delle istituzioni spagnole.

 

L’incubo della secessione non è finito

L’incubo di una secessione si è fatto più minaccioso per Madrid dopo la vittoria ieri degli indipendentisti alle elezioni regionali catalane. Oltretutto l’affluenza alle urne – il 77% – rappresenta un record storico dei votanti n Catalogna.

“Abbiamo vinto con quasi tutto contro e questo ci dà una forza enorme e una grande legittimità per portare avanti questo progetto”, ha esultato nella notte il presidente uscente secessionista Artur Mas davanti a migliaia di sostenitori in tripudio a Barcellona che gridavano “Indipendenza!”.

 

aaacatalani

Adios allo Stato spagnolo

“Dedicato allo stato spagnolo: senza rancore, adios!”, ha twittato invece il leader dei secessionisti radicali della Cup Antonio Banos.

Le due liste indipendentiste, Junts Pel Sì di Mas (62 seggi) e quella della Cup (10), hanno insieme una maggioranza assoluta di 72 seggi su 135 nel nuovo parlamento catalano.

Maggioranza assoluta dei seggi, ma sotto il 50%

I secessionisti rimangono però sotto il 50% dei voti, con il 47,8% e questo ampiamente sottolineato dai media “madrileni”.

Mas, che ha trasformato queste regionali anticipate in un plebiscito sull’indipendenza in un muro contro muro contro Madrid, intende ora avviare la ‘disconnessione’ della Catalogna dalla Spagna con l’obiettivo di arrivare alla secessione – malgrado la durissima opposizione del governo centrale – entro il 2017.

 

I primi exit poll di domenica 27 settembre

I partiti indipendentisti catalani avrebbero ottenuto una maggioranza assoluta in seggi, tra 74 e 79 su 135 totali del Parlamento locale, secondo il sondaggio di Forta e i primi exit poll diffusi da Tv3.

Nella coalizione contraria alla secessione della Catalogna 19-21 seggi andrebbero ai Ciutadans, 14-16 al Psc e 12-14 a Catalunya Sí que es Pot (che vede confluire anche Podemos nel listone) e 9-11 per il Partito Popular, mentre Uniò otterrebbe dagli zero ai 3 seggi.

aaaaseggi

Un afflusso straordinario

A due ore dalla chiusura dei seggi, grande afflusso al voto in Catalogna. Alla rilevazione di mezzogiorno, aveva già votato il 34,78% ddegli aventi diritto, cinque punti in più rispetto alle ultime elezioni del 2012. L’aumento dei votati è generalizzato in tutta la regione. In palio c’è una sorta di referendum sull’indipendenza, che tuttavia ha valore politico non legale, perché Madrid non riconosce  il diritto all’indipendenza della regione di Barcellonea.

Alle 18 è salita ancora la partecipazione: il 63,14% degli elettori catalani ha votato, facendo registrare un aumento dell’affluenza di quasi sette punti rispetto alle precedenti regionali del 2012 (56,3%), e di quasi 16% rispetto a quelle del 2009 (47,18%). La foto sopra mostra le code ai seggi di Barcellona.

 

Cinque milioni e mezzo di elettori

In Catalogna oggi 5 milioni e mezzo di elettori sono chiamati al voto per le elezioni regionali, trasformate dal presidente uscente, il secessionista Artur Mas, in un plebiscito sull’indipendenza. Urne aperte fino alle 20. Gli ultimi sondaggi danno gli indipendentisti favoriti. Verso ora di cena si dovrebbero conoscere dei risultati attendibili.

Ma sul risultato finale influiràa anche il livello di partecipazione al voto. Se alto, sopra il 72%, potrebbe giocare in favore dei partiti “unionisti”.

 

aaacatalanibis

La “disconnessione” dalla Spagna

Mas ha annunciato che se vincerà avvierà una ‘disconnessione’ dalla Spagna con l’obiettivo di arrivare in 18 mesi all’indipendenza, nonostante la durissima opposizione del premier spagnolo Mariano Rajoy, che ha dichiarato illegale e anticostituzionale ogni spinta verso la secessione.

La Spagna, nel suo insieme, guarda con angoscia al voto di oggi. E’, avverte El Mundo ieri a tutta prima pagina, “il voto più importante della democrazia” spagnola, ossia dalla fine della dittatura franchista. “In gioco – avverte il grande quotidiano di Madrid – non c’è la classica alternanza di potere ma il futuro di questa comunità e del resto della Spagna, sotto la minaccia dell’indipendentismo guidato da Mas”.

 

Promessa la secessione entro 18 mesi se vincerà Mas

Il presidente secessionista catalano ha trasformato le regionali in un plebiscito sull’indipendenza dopo che Madrid ha impedito la tenuta di un referendum, e promesso di andare alla secessione entro 18 mesi se vincerà, malgrado la durissima opposizione del premier spagnolo Mariano Rajoy. Gli ultimi sondaggi danno gli indipendentisti favoriti.

La lista ‘Junts Pel Si’ di Mas (con circa 65 seggi su 135) e quella alleata dei radicali della ‘Cup’ (8-10) avrebbero insieme la maggioranza assoluta nel nuovo parlamento catalano e sfiorerebbero il 50% (fra il 47% e il 49,9%) in voti. Mas è determinato a procedere verso la secessione se avrà i seggi necessari contro Madrid che minaccia di destituirlo. Ma la credibilità del progetto indipendentista sarà più debole se non avrà l’appoggio della maggioranza assoluta degli elettori.

 

Gli unionisti potrebbero essere in secondo partito

La seconda formazione catalana stasera dovrebbe essere, se i sondaggi si riveleranno affidabili, il partito anti-sistema moderato ‘spagnolista’ Ciudadanos di Albert Rivera, con circa 20 deputati, davanti a socialisti, popolari e lista di Podemos, tutti anti-indipendenza, con fra 12 e 15 seggi.

Ma i risultati potrebbero rivelarsi diversi dal previsto se ci sarà un’alta partecipazione, sopra il 70%, che secondo diversi analisti andrebbe a svantaggio della secessione. Significherebbe una maggiore mobilitazione degli incerti, per lo più ex elettori socialisti e popolari, tendenzialmente “unionisti”.

Authors

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto