Più infarti tra i poveri: la crisi colpisce al cuore

La crisi economica non provoca solo danni in tavola agli italiani, ma aumenta anche i problemi acuti per la salute. L’allarme viene dal congresso della Società Europea di Cardiologia – che si tiene a Roma – secondo cui la salute può diventare una vera emergenza nei prossimi anni.

Famiglie in difficoltà e anziani con pensioni minime

“La crisi economica degli ultimi anni ha di fatto aumentato questa fascia della popolazione lasciandosi alle spalle una schiera di disoccupati, famiglie in difficoltà ed anziani con pensioni che non consentono di provvedere adeguatamente alle proprie cure”: ha detto il professor Michele Gulizia – Direttore Cardiologia Ospedale Garibaldi di Catania.

 

Potrebbe scaturirne un’emergenza

“Si tratta – ha aggiunto – di una situazione che potrebbe in pochi anni rappresentare una vera e propria emergenza di salute pubblica, si stima infatti che proprio le malattie cardiache saranno maggior problema sanitario dei prossimi anni nei paesi occidentali”.

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Una ricerca su 30.000 uomini e donne

Una dimostrazione del ‘circolo vizioso’ che lega uno status socioeconomico basso con il maggior rischio viene da uno studio presentato proprio al congresso. I ricercatori hanno analizzato un totale di quasi 30,000 uomini e donne tra i 40 e i 76 anni, sottoposti ad una nuova visita tra gli 11 e i 15 mesi dopo il loro primo infarto del miocardio.

 

Dati clinici incrociati con il reddito

I dati clinici sono stati incrociati con il reddito, lo status familiare, il livello di educazione e la condizione cardiovascolare. Durante il periodo di controllo di 4,1 anni, l’8% dei pazienti era andato incontro ad un secondo evento cardiaco ed è stata evidenziata una associazione indipendente del secondo evento con il livello economico.

Incidenza doppia di ricaduta per i redditi più bassi

Nelle persone con il reddito più basso l’incidenza è risultata 25,9 ogni mille persone, mentre in quelle più ricche la cifra scendeva a 14,3. Anche per i divorziati si è visto un aumento dell’incidenza rispetto agli sposati.

In molti non si curano bene dopo un infarto

Il risultato, sottolinea il professor Gulizia, uno degli organizzatori del meeting dei cardiologi, è valido anche per l’Italia, dove già oggi alcuni pazienti non riescono a curarsi dopo un infarto.

“Noi abbiamo raggiunto una mortalità intraospedaliera molto bassa – sottolinea – ma aumentano le persone che vengono ricoverate di nuovo dopo le dimissioni. Questo perchè lasciano gli ospedali troppo presto, magari perchè serve spazio o perchè non possono permettersi le medicine di cui hanno bisogno che non vengono coperte dal Ssn. A questo si aggiunge il taglio dei reparti di cardiologia per effetto della spendign review. Il risultato è che si rischia di tornare indietro rispetto ai progressi fatti negli ultimi decenni”.

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