“Il cuore trapiantato era idoneo”, aperta un’inchiesta a Roma

Non è vero che il cuore trapiantato al San Camillo di Roma che ha subito smesso di funzionare fosse “avariato”. “Dalla coronarografia era risultato normale, cioè nelle condizioni di essere trapiantato”, ha spiegato ieri il direttore del Centro Nazionale trapianti (Cnt) Alessandro Nanni Costa. E si è portati a credergli, visto il rigore con cui opera il Centro.

Del resto, i controlli avevano verificato la normale funzione cardiaca ed il trapianto è avvenuto nei tempi stabiliti. Il cuore ”era in condizioni perfette, sano e con tutti i parametri per poter essere essere impiantate”, ha detto anche il direttore dell’unità di cardiochirurgia del San Camillo, Francesco Musumeci (nella foto qui sopra) affermando che quanto riportato dai quotidiani in merito che fosse malato è ”totalmente falso”.

Nella foto in apertura di pagina  il direttore generale dell’ospedale San Camillo, Fabrizio d’Alba, e il direttore dell’unità di cardiochirurgia, Francesco Musumeci.

 

Ma la Procura di Roma apre un’indagine per omicidio colposo

Ma una consulenza medico legale disposta dalla procura di Roma ha invece stabilito che non era idoneo il cuore trapiantato nel paziente. L’accertamento tecnico è inserito nel fascicolo inviato dai pm di piazzale Clodio, per competenza territoriale, ai colleghi di Milano.

La procura ha aperto un fascicolo per “omicidio colposo” giunto a Milano “perché l’errore medico (questa l’ipotesi) si sarebbe consumato al S. Raffaele”.

 

Lorenzin: “Immediate verifiche”

Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin (nella foto sotto), annuncia “immediate procedure di controllo e verifica” sul caso di un uomo cardiopatico morto all’ospedale San Camillo di Roma dopo il trapianto di un cuore già malato (il donatore era morto per infarto), secondo quanto emerge da un’inchiesta aperta a Roma e passata a Milano. Sarebbe infatti arrivato dal San Raffaele l’organo impiantato. L’uomo aveva 60 anni ed è deceduto 48 ore dopo l’intervento a causa di un arresto cardiocircolatorio. L’inchiesta ipotizza il reato di omicidio colposo.

Il ricevente aveva un anno di vita

Il paziente in attesa era stato chiamato “mentre era in villeggiatura con alcuni parenti” ed era in attesa di trapianto per problemi cardiaci “talmente gravi che i medici gli hanno dato al massimo un anno di vita. Per lui è la svolta”. Il donatore, un uomo di 50 anni che aveva dato il suo consenso all’espianto degli organi, aveva avuto un attacco cardiaco, a Milano. Era morto nonostante i tentativi di salvarlo.

La denuncia dei familiari

Il trapiantato “due giorni dopo l’operazione, muore in ospedale per insufficienza cardiaca”, e i famigliari “non ci stanno e denunciano”. L’autopsia conferma e la procura apre un fascicolo per “omicidio colposo” che da alcuni giorni è giunto a Milano per competenza “perché l’errore medico (questa l’ipotesi) si sarebbe consumato al S. Raffaele”.

“Errori tragici, ma inaccettabili”

“Si tratta di una notizia gravissima”, commenta Lorenzin a “Circo Massimo” su Radio Capital, ma anche “singolare per un sistema come quello italiano. Noi – precisa infatti il ministro – con il Centro nazionale trapianti abbiamo procedure di massima sicurezza fra le migliori al mondo. Mi sembra uno di quegli errori tragici, ma anche inaccettabili. Vedremo se ci sono state delle falle e agiremo di conseguenza”.

“Il cuore era normale”

“Il cuore trapiantato nell’uomo che è deceduto dopo un trapianto dalla coronarografia era risultato normale, cioè nelle condizioni di essere trapiantato”, ha detto il direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt) Alessandro Nanni Costa. “La documentazione è a disposizione degli inquirenti. Il donatore aveva auto un arresto cardiaco in una piscina, ma successivamente aveva ripreso a battere normalmente”.

“Morto per danni cerebrali”

A causare la morte del donatore sarebbero stati i danni cerebrali, secondo i sanitari milanesi. Quindi successivi controlli avevano accertato la normale funzione cardiaca.

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