Banane più “eque”: 35.000 fime per la campagna ‘Make Fruit Fair!’

È partita a fine giugno e ha raccolto circa 35.000 firma la campagna “Make fruit fair!”, lanciata dalla ong GVC insieme alle organizzazioni di altri 19 paesi Europei, Africani e dell’America Latina, per spingere l’Unione europea ad adottare regole più rigide sull’importazione di frutta tropicale. La raccolta firme è indirizzata a Elżbieta Bieńkowska, Commissario europeo per il mercato interno dell’Ue, che a inizio 2016 sarà chiamata a decidere se intervenire con leggi forti e stringenti per regolamentare il mercato della frutta tropicale.

 

Locandina_SIGN_UPLavoratori senza tutele

L’obiettivo della campagna è ottenere il miglioramento delle condizioni lavorative nelle piantagioni (in particolare di banane e ananas), con modalità commerciali democratiche e sostenibili, promuovendo un consumo responsabile di questi prodotti. Si chiedono prezzi equi e una produzione rispettosa dei diritti umani, che tuteli i lavoratori e l’ambiente.

 

Pochi grandi venditori dominano il mercato

“Una manciata di grandi catene dominano il mercato europeo di vendita al dettaglio, lasciando ai consumatori una possibilità di scelta di giorno in giorno sempre più limitata su dove comprare il cibo in Europa. Agiscono singolarmente come intermediari tra noi consumatori e i produttori di tutto il mondo che vogliono vendere sul mercato europeo”, si legge sulla petizione. Difatti, solo  una manciata di multinazionali di frutta – nomi come Dole, Del Monte, Chiquita, Fyffes e Noboa – controllano l’80% del commercio internazionale delle banane.

 

Costi bassi e profitti altissimi

“Le multinazionali della distribuzione e l’industria alimentare abusano del loro enorme potere di acquisto spremendo i fornitori per tenere i costi estremamente bassi e scaricando tutti i rischi sui partner commerciali più deboli. Avendo a che fare con queste pratiche di commercio ingiuste, i fornitori e gli agricoltori, europei e non, sono spesso ricattati e agiscono in un clima di intimidazione, con scarse possibilità di contrattazione con i compratori, che decidono unilateralmente prezzi e condizioni commerciali”, è la descrizione delle condizioni attuali di mercato, che si traducono, per i lavoratori, in salari molto bassi in cambio di manodopera per 12 ore al giorno, 6 giorni a settimana.

 

Di qui la petizione, alla quale si può aderire cliccando qui.

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