Omicidio di Garlasco: no della Cassazione a nuovo processo, confermati i 16 anni a Stasi

Rimane in carcere Alberto Stasi e per lui non ci sarà un processo di appello ter. Lo ha deciso la Cassazione che dichiarato inammissibile il ricorso dei suoi legali per riaprire il caso, sospendere la pena e riesaminare in un nuovo processo di appello i testi già sentiti in primo grado.

Stasi sta scontando la condanna a 16 anni di reclusione per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco (Pavia) il 13 agosto 2007.

Garlasco: la Corte d’appello di Brescia dice no alla revisione chiesta da Alberto Stasi, le notizie del 24 gennaio 2017

Tutto come previsto dopo le prime mosse della difesa di Alberto Stasi. La Corte d’appello di Brescia ha detto no alla revisione del caso. Le richieste della difesa di Stasi non sono apparse convincenti. Un sospiro di sollievo per Rita Poggi (nella foto sotto), la mamma di Chiara, che aveva commentato: “Per noi non c’è pace”.

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Le “anticipazioni” del 7 gennaio

Nessuna svolta in vista per il delitto di Garlasco. Anzi, da quanto sta emergendo, si profila una richiesta di archiviazione della nuova inchiesta della Procura di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi.

L’indagine punta a verificare se davvero, come sostiene la difesa di Alberto Stasi, il Dna estrapolato dalle unghie di Chiara sia compatibile con quello di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, ora indagato. Il pm sta rileggendo la perizia del processo d’appello bis che evidenzia come il Dna sia scarso, degradato e non utilizzabile per una comparazione.

Comunque dalla Procura frenano, dicendo che non è stato ancora deciso nulla.

 

La mamma di Chiara: “Vale la sentenza della Cassazione”

“Per noi vale solo la sentenza della Corte di Cassazione”, quella con cui Alberto Stasi è stato riconosciuto definitivamente il responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007, e condannato a 16 anni di carcere: è quello che ha ripetuto anche oggi la mamma di Chiara, Rita Poggi (nella foto sopra), replicando a stampa e tv che in questi giorni sono ritornati sul delitto di Garlasco e sulle nuove indagini difensive che adombrano sospetti su Andrea Sempio, amico di loro figlio Marco.  La madre di Chiara, che non vuole entrare nel merito degli ultimi sviluppi del caso, ha solo ancora una volta ribadito di essere “dispiaciuta”: “per noi non c’è mai pace”.

 

Le notizie del 23 dicembre 2016

 

La procura di Pavia ha accolto l’esposto della mamma di Alberto Stasi e, nell’aprire una nuova inchiesta sulla morte di Chiara Poggi, ha indagato un amico del fratello della vittima le cui tracce di dna, secondo un perizia della difesa, sarebbero state trovate sotto le unghie di Chiara. Si chiama Andrea Sempio.

Non solo tracce genetiche a suo carico

Per il delitto di Chiara, uccisa il 13 agosto del 2007 a Garlasco, Alberto Stasi sta scontando una condanna definitiva a 16 anni. Secondo quanto scrive il Corriere della Sera, “non ci sarebbe soltanto la ‘prova’ del dna, un elemento che la polizia giudiziaria, incaricata di approfondire gli accertamenti della società di investigazioni, dovrà ripetere”, a carico del nuovo indagato. “Il giovane era già stato interrogato dai carabinieri.

Alibi con anomalie e incongruenze

Due volte. Una prima pochi giorni dopo il delitto e l’altra l’anno successivo. Secondo fonti investigative, a un “riesame” l’alibi allora fornito (pur considerato “solido”) presenterebbe “anomalie e incongruenze”.

“Il Dna non è di Alberto Stasi”, la mamma di Chiara: “Facciano il nome”, le notizie del 19 dicembre 2016

La famiglia di Alberto Stasi, condannato per l’omicidio di Chiara Poggi avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007, chiederà la riapertura del processo sulla base dei risultati di una nuova perizia, secondo la quale le tracce di dna rinvenute sotto le unghie della ragazza non sono dell’uomo, che oggi ha 38 anni, ai tempi fidanzato della vittima.

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Le indagini difensive

Lo riporta oggi il Corriere della Sera, precisando che la madre di Stasi, Elisabetta Ligabò (nella foto sopra con il figlio), ha fornito al giornale i risultati di nuove analisi condotte dalla difesa. In base alle nuove analisi, condotte da un genetista su incarico dello studio legale Giarda che si è affidato a una società di investigazioni di Milano, quel dna dovrebbe essere di un giovane che conosceva Chiara Poggi.

Assolto già 2 volte e poi la condanna

Alberto Stasi è detenuto nel carcere di Bollate da un anno. Il 12 dicembre del 2015 la Cassazione ha confermato nei suoi confronti la condanna a 16 anni per omicidio, mettendo la parola fine a una vicenda processuale durata 14 anni, nel corso della quale Stasi è stato anche due volte assolto. Ora il caso potrebbe riaprirsi.

 

La reazione decisa della mamma di Chiara

“C’è una sentenza definitiva e per noi quella vale. Se la difesa di Stasi ha un nome, lo faccia pubblicamente, senza nascondersi dietro un dito”: lo dice Rita Preda (nella foto qui sopra), la madre di Chiara Poggi, secondo quanto riferito dall’ avvocato Gian Luigi Tizzoni, in merito alle nuove risultanze del dna che non sarebbe attribuibile ad Alberto Stasi, condannato per l’omicidio.

“Li sfido a presentare una denuncia formale contro chi ritengono responsabile. Secondo me non è emerso alcun elemento di novità da questi ulteriori accertamenti – aggiunge il legale – tutto è già stato affrontato nella perizia che ha ritenuto i risultati dell’esame dei margini delle unghie giuridicamente inutilizzabili. Da due analisi di quel materiale sono emersi risultati completamente diversi”.

Per Tizzoni, i periti di Stasi “hanno raccolto il Dna di una persona di cui sospettano. Bisogna domandarsi con che cosa l’hanno comparato. Evidentemente con uno solo dei due estratti. Ma per la Cassazione è necessario che ci sia ripetibilità sullo stesso campione”.

Delitto di Garlasco: il mistero della bici nera, a processo ex carabiniere, le notizie del 19 aprile 2016

Non sequestrò la bicicletta nera della famiglia Stasi vista davanti alla casa di Chiara Poggi intorno alle 9 del 13 agosto 2007 e al gup di Vigevano Stefano Vitelli dichiarò “sotto giuramento e in più occasioni che la bicicletta rinvenuta nell’officina del signor Stasi Nicola non corrispondeva alle caratteristiche descritte dalla Signora Bermani”. Il contesto è quello del delitto di Garlasco, per il quale è stato condannato in via definitiva il fidanzato di Chiara, Alberto Stasi, dopo un lunghissimo iter giudiziario iniziato con 2 assoluzioni, e stavolta sotto accusa c’è un ex maresciallo dei carabinieri, Francesco Marchetto (nella foto sotto), che ai tempi comandava la stazione di Garlasco.

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L’incriminazione dopo un’udienza del 2009

Oggi in pensione, è imputato di falsa testimonianza a proposito delle dichiarazioni rese in sede di udienza preliminare il 30 ottobre 2009. Era stato lui a dire di essere stato presente mentre veniva raccolta la testimonianza di Franca Bermani, la testimone che aveva parlato della bicicletta. Ma era stato smentito dalla donna stessa.

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I pedali sostituiti alla bicicletta non sequestrata

A processo in tribunale a Pavia, davanti al giudice Daniela Garlaschelli, l’ex sottufficiale è stato indicato come il responsabile delle prime assoluzioni di Stati proprio per il lavoro intorno alla bicicletta, a cui vennero sostituiti i pedali per cancellare eventuali tracce e sequestrata poi solo nell’aprile 2014, quasi 7 anni dopo il delitto. Lui si è difeso ribadendo la sua versione, c’era quando Franca Bermani venne sentita a sommarie informazioni. E rilancia: “Non si è voluto indagare a 360 gradi”.

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“Avrei arrestato Stasi quella mattina stessa”

“A poche ore dall’omicidio della povera Chiara”, ha detto Marchetto, “le voci di paese parlavano di una possibile pista che portava ad alcuni familiari. Lo dissi ai miei superiori che tutti gli alibi reggevano. Subito dopo smisi di occuparmi del caso”. Ma anche aggiunto: “Fosse dipeso da me, avrei chiesto il fermo del fidanzato già il giorno dell’omicidio. Gli chiesi com’era il volto di Chiara quando la trovò cadavere. Mi rispose che era pulito. Gli feci vedere una fotografia scattata da noi: era una maschera di sangue. Gli urlai: ‘Stronzo, questo ti sembra un volto pulito?'”

 

Stasi: condanna definitiva a 16 anni, è già in galera, Rita Poggi: “C’è giustizia”, le notizie del 12 dicembre 2015

La Cassazione ha dato torto al Procuratore generale Oscar Cedrangolo, la sentenza d’appello è stata confermata. E con essa la condanna.

Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi dovrà farsi 16 anni di carcere. La condanna diventa ora definitiva e dunque si aprono per Stasi le porte del carcere. Alberto, che è stato condannato anche al pagamento di un milione di euro, si è costituito ed è già in galera.

Si chiude così una vicenda durata otto anni. Chiara Poggi fu trovata morta il 13 agosto 2007.

“Sono emozionata” – ha commentato da Garlasco Rita Poggi, che stavolta non era andata ad ascoltare la sentenza (nella foto in basso insieme al marito).  “Dopo le parole del procuratore – ha continuato – eravamo un po’ pessimisti, ma giustizia è stata fatta. Forse questo sarà un Natale diverso, dopo questa sentenza proviamo sollievo. Non si può gioire per una condanna – ha proseguito -. Si è trattato di una tragedia che ha sconvolto due famiglie”, ha poi aggiunto con molta comprensione verso la famiglia di Alberto Stasi.

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“Non è una sentenza a metà”

“Non è una sentenza a metà”: ha detto l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, difensore della famiglia Poggi, commentando la condanna a 16 anni per il delitto di Garlasco: “Non volevamo che fossero inflitti anni di carcere ma che fosse accertata la verità”.

Il legale si è detto “dispiaciuto per quello che è successo ieri in aula”, con la richiesta del sostituto procuratore generale della Cassazione di accogliere il ricorso dell’imputato e quello della procura generale di Milano per l’aumento di pena. “Non riesco a comprendere la scelta” ha concluso. Ma ormai la vicenda può andare in archivio con tutte le contraddizioni che ha mostrato fino alle ultime battute.

 

La difesa di Stasi: “Sentenza allucinante”

Opposta la reazione della difesa di Alberto Stasi la sentenza “è illogica e allucinante”, che aveva sperato molto dopo la requisitoria di ieri del sostituto Procuratore generale che aveva proposto il rinvio e quindi la riconferma dell’assoluzione di primo grado.

Ma l’avvocato Fabio Giarda, del collegio difensivo di Alberto Stasi, non si dà pace: “Come si fa a mettere una persona in carcere quando c’è una sentenza completamente illogica? Quanto detto ieri dal pg è la verità dei fatti”. “È una pena che non sta né in cielo né in terra, se una persona ha commesso un fatto del genere deve avere l’ergastolo” ha concluso Giarda, che alla domanda seAlberto andrà in carcere, ha risposto: “Non si può fare nient’altro”.

 

 

La “sorpresa” di ieri del Pg della Cassazione

Annullare con rinvio – sarebbe il secondo – la sentenza emessa un anno fa che ha condannato a 16 anni Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007. È la richiesta avanzata ieri a sorpresa dal sostituto Pg della Cassazione Oscar Cedrangolo nel processo Garlasco, che si sta celebrando davanti alla quinta sezione penale della Suprema Corte. Contro quella sentenza avevano presentato ricorso per opposti motivi l’imputato e il procuratore generale di Milano. Il giovane bocconiano non era presente ieri in aula. La stessa scelta l’hanno fatta i genitori di Chiara. La sentenza, dopo una lunga camera di consiglio, è attesa per stamattina.

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L’omicidio della fidanzata Chiara Poggi

Il procuratore generale ha chiesto alla Quinta sezione della Suprema Corte, presieduta da Maurizio Fumo, di annullare la condanna.

“L’annullamento che chiedo è con rinvio – ha sottolineato il pg Oscar Cedrangolo – per una questione di scrupolo e rispetto nei confronti del grido di dolore di tutte le parti. Il rinvio servirà per nuovi accertamenti prove e valutazioni”.

 

“Debolezza dell’impianto accusatorio”

“Debolezza dell’impianto accusatorio:  Nella requisitoria il Procuratore generale ha scandagliato punto per punto gli indizi che hanno portato la Corte d’appello di Milano lo scorso anno, dopo il rinvio della Cassazione, a emettere la condanna. “In questa sede non si giudicano gli imputati, ma le sentenze. Io non sono in grado di stabilire se Alberto Stasi è colpevole o innocente. E nemmeno voi” ha detto rivolgendosi al collegio, “ma insieme possiamo stabilire se la sentenza è fatta bene o fatta male. A me pare che la sentenza sia da annullare”.

 

Far rivivere la sentenza di assoluzione

Il pg ha sottolineato che a suo avviso “potrebbero esserci i presupposti di un annullamento senza rinvio, che faccia rivivere la sentenza di primo grado” e quindi l’assoluzione di Stasi. Ma il procuratore ha sottolineato come la prima sentenza della Cassazione dell’aprile 2013 abbia voluto “ascoltare il grido di dolore” dei genitori della vittima.

“Ho apprezzato lo scrupolo della Cassazione, quando dopo le due assoluzioni ha chiesto un nuovo giudizio. E vi chiedo di concedere loro lo stesso scrupolo”. Il pg ha quindi suggerito che si dispongano “nuove acquisizioni o differenti apprezzamenti” ma ha poi precisato che “l’annullamento deve essere disposto sia in accoglimento del ricorso del pg, sia di quello dell’imputato. Perchè se Alberto è innocente deve essere assolto, ma se è colpevole deve avere la pena che merita”.

“Perniciosa forma di spettacolarizzazione”. Il magistrato ha sottolineato anche che l’omicidio di Garlasco, così come altri, ha sofferto di “quei processi televisivi che inquinano la capacità di giudizio degli spettatori, tra i quali, forse nessuno ci pensa, rientrano anche i giudici, togati e popolari, di queste vicende”.

L’uomo si è sempre dichiarato innocente

La difesa di Stasi aveva fatto ricorso chiedendo l’assoluzione dell’uomo, che ha 32 anni, fa il commercialista e si è sempre dichiarato innocente. Per la procura generale lombarda, invece, andava riconosciuta l’aggravante della crudeltà, esclusa nel secondo processo d’appello nonostante i giudici avessero scritto che aveva “brutalmente ucciso la fidanzata”. Ora, dopo 8 anni, si giunge probabilmente alla parola finale.

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Chiara uccisa da 15 colpi alla testa

Le tappe di questa vicenda, infatti, iniziano il 13 agosto 2007 quando Chiara Poggi, 26 anni, viene uccisa nella sua villa in via Pascoli, a Garlasco. Secondo l’autopsia, il delitto risale tra le 11 e le 11.30 di quel mattino e la ragazza è stata colpita con una quindicina di colpi inferti con un oggetto appuntito. L’ultimo, alla nuca, è stato fatale. Il suo fidanzato Alberto Stasi, laureando alla Bocconi, dà l’allarme dicendo di aver trovato il corpo senza vita riverso sulle scale della cantina con il cranio fracassato. Una settimana dopo il giovane riceve un avviso di garanzia per omicidio volontario. La sua casa è perquisita. I carabinieri sequestrano tre auto, tra cui la sua Golf, due biciclette e vari attrezzi.

Nuove accuse per Alberto Stati

Dopo aver cambiato difensore, Stasi viene fermato il 24 settembre perché sui pedali di una bici sono state trovate tracce di dna compatibile con
quello di Chiara: per i Ris è sangue della ragazza, per la difesa può essere sudore o saliva. Dopo 4 giorni trascorsi nel carcere di Vigevano, Stasi viene rilasciato perché il gip non convalida l’arresto. Tuttavia a fine dicembre la sua posizione si aggrava perché viene indagato anche per detenzione di materiale pedopornografico, ma da questa accusa sarà assolto in via definitiva.

In primo grado assolto: elementi insufficienti

Undici mesi dopo il pubblico ministero Rosa Muscio chiede il suo rinvio a giudizio e il 23 febbraio 2009, davanti al gup di Vigevano Stefano Vitelli, si apre l’udienza preliminare. La difesa di Stasi chiederà il rito abbreviato durante il quale viene chiesta una superperizia medico-legale e nuovi accertamenti peritali. Ma il 17 dicembre di quell’anno Stati viene assolto perché il quadro indiziario è “contraddittorio e altamente insufficiente a dimostrare la colpevolezza dell’imputato”.

Il secondo grado, l’annullamento e l’appello bis

L’8 novembre 2011 inizia il processo d’appello e Stasi è assolto di nuovo il 6 dicembre successivo. Ma il 18 aprile 2013 la Cassazione annulla la sentenza e rinvia gli atti alla Corte d’Assise d’Appello di Milano per un nuovo processo che si apre il 9 aprile 2014. Nel corso del dibattimento, celebrato davanti alla prima Corte d’Assise d’Appello, viene disposta la riapertura del caso con un’integrazione dell’istruttoria e nuovi esami e perizie. Tra questi la ripetizione della sperimentazione della camminata di Alberto. Viene, tra l’altro, sequestrata la bici. E in quel caso tutto finisce per deporre contro Stasi, condannato nell’appello bis a 16 anni.

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