Perugia: Raffaella voleva separarsi, perciò l’ha uccisa

Era ossessionato dall’idea che la moglie avesse un amante e ormai quel pensiero lo perseguitava. Lo sostengono le amiche di Raffaella Presta, l’avvocatessa uccisa il 25 novembre, nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne, dal marito, Francesco Rosi, mentre il figlio stava facendo il bagno. E i soprusi a cui la donna era sottoposta erano arrivati al punto che lei voleva separarsi. Nel frattempo oggi, venerdì 27 novembre, è in corso l’autopsia sul corpo di Raffaella, eseguita dalla dottoressa Laura Paglicci Reattelli, che consentirà di capire qual è stata la traiettoria dei 2 proiettili che l’hanno colpita all’inguine e alla spalla.

Ma c’è qualcosa in più: la donna, a quanto pare, aveve trovato il coraggio per dire al marito che voleva separarsi perché era stufa di essere picchiata e questa rivelazione avrebbe innescato il delitto.

Intanto l’avvocato difensore di Francesco Rosi, dopo l’interrogatorio di oggi, ha chiesto per il suo cliente gli arresti domiciliari.

 

Il bambino stava facendo il bagno

Si è appreso anche che, al momento dell’esecuzione, il loro unico figlio era a pochi metri e stava facendo il bagno. Quindi ha udito tutto. Anzi il delitto sarebbe avvenuto nella cameretta del bambino.

 

In corso l’interrogatorio di garanzia

Forse stamattina, durante l’interrogatorio di garanzia, risponderà per la prima volta alle domande degli inquirenti sui tanti “perché” di un delitto che – a 48 ore di distanza – appare ancora sconvolgente. Il gip di Perugia ha fissato per  stamattina alle 10,30 nel carcere di Capanne l’udienza di convalida del fermo di Francesco Rosi, che finora è rimasto in isolamento e guardato a vista, su disposizione delle autorità. All’imputato è stata contestata l’aggravante della premeditazione.

Il Gip ha autorizzato ieri i colloqui fra il detenuto e il suo avvocato Maori (nella foto in basso). Oggi si procederà anche con l’autopsia sul corpo della povera Raffaella Presta.

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La questione del porto d’armi

Gli inquirenti devono anche verificare se Rosi aveva o no il porto d’armi o se ha usato un fucile autorizzato del padre, un famoso pediatra, che abita – con l’intera famiglia – nello stesso palazzone in cui è avvenuto il delitto.

Il Pm Valentina Manuali – proprio partendo da questi particolari – lo accusa di aver premeditato il gesto. Il particolare emerge dal decreto di fissazione dell’udienza di convalida, in programma per mercoledì mattina al carcere di Capanne.  L’accusa gli contesta anche le aggravanti dei futili motivi, della crudeltà e dell’aver agito in una situazione di matrattamenti familiari.

 

I nonni in arrivo da Brindisi

Intanto da Brindisi stanno arrivando i nonni materni del bambino di 6 anni che dovrebbero portar via il piccolo orfano di madre che ha un padre assassino. Che tragedia.

 

L’autopsia nelle prossime ore

Nelle prossime ore verrà eseguita l’autopsia sul corpo di Raffaella. E sarà in quel momento che il medico legale stabilirà senza ombra di dubbio quanti colpi sono stati sparati, a che distanza, e con quale inclinazione.

Per ora c’è la certezza che sono stati due: uno al basso ventre e uno un po’ più in alto. Traspare una volontà precisa.

 

Le amiche le avevano detto: “Denuncialo”

Come nulla di improvvisato c’è nel tristissimo epilogo della vita di mamma Raffaella: le sue amiche glielo avevano detto: «Denuncialo e lascialo». Ma lei non aveva voluto sentire ragioni, nonostante il timpano rotto e le botte, aveva deciso di compiacerlo smettendo di andare a lavorare.

Di certo ha sparato

Rimane però certo che è l’autore di un femminicidio proprio il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. È successo ieri pomeriggio a Perugia dove l’uomo, un agente immobiliare di 43 anni, ha ucciso la moglie, Raffaella Presta, avvocatessa, di 40 anni, al culmine di un litigio. In casa c’era il figlio di 6 anni, che per fortuna non ha assistito al delitto, perché era in un’altra ala della vasta casa. Poi il marito ha chiamato la sorella chiedendole di prendersi cura del bambino e quindi si è consegnato ai carabinieri.

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La coppia era sposata da una ventina d’anni, ma dalle prime informazioni raccolte a Perugia non sembra che avesse particolari motivi di dissidio. O, almeno, una parte dei loro amici e conoscenti non ne sapeva nulla. Invece è emersa, grazie ad alcune testimonianze delle amiche di Raffaella, un’altra – più angosciosa – verità.

 

Aveva lasciato il lavoro per zittire il marito

E viene alla luce anche un’altra verità: l’uomo, ossessionato dalla gelosia, aveva anche assunto un investigatore per far seguire la moglie. Raffaella per seguire il figlio di 6 anni che aveva scelto di lavorare solo di mattina. Per assecondare la gelosia morbosa del marito aveva deciso praticamente di non uscire più di casa e di abbandonare del tutto il lavoro. Era giugno, ma i litigi sono continuati: una vicina di casa li sentiva urlare praticamente tutte le mattine. Fino al terribile delitto di ieri.

Ha scelto di non rispondere all’interrogatorio

La donna è stata ammazzata con due colpi di fucile, sparati al basso ventre, poi l’uomo si è consegnato ai militi dell’Arma. È successo in un’abitazione nella zona della stazione. In procura Francesco Rosi ha scelto di non rispondere a nessuna domanda durante l’interrogatorio ed è stato quindi portato nel carcere di Perugia.

Qui il video dell’arresto di Rosi con il volto coperto portato via dai carabinieri.

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L’uomo si è rifiutato di spiegare il delitto

Gli investigatori stanno ancora ricostruendo la dinamica dell’omicidio. L’uomo, reo confesso, si è poi rifiutato di spiegare il suo gesto. Il colonnello Cosimo Fiore, comandante provinciale dei carabinieri di Perugia, che si è recato sul posto, ha risposto alle domande dei giornalisti presenti e ha parlato di “omicidio per futili motivi”.

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Il marito ha confessato

È l’ennesima tragedia familiare in cui un uomo uccide una donna”: afferma dice il colonnello Fiore uscendo dalla villetta di 3 piani. Il delitto è avvenuto all’interno della casa, in un corridoio, al termine di una lite . L’uomo “reo confesso”, secondo gli investigatori e avrebbe sparato il colpo nella zona inguinale della moglie, morta poco dopo. Inutili i tentativi di rianimare Raffaella da parte del 118, giunto dopo la chiamata dell’uomo al 112.

 

Si parla anche di una lite per gelosia

Non si sbottona più di tanto il difensore del marito. “Stiamo valutando la situazione ed è presto per fare qualsiasi considerazione”: afferma l’avvocato Luca Maori (nella foto all’uscita dalla palazzina). E aggiunge: “Ora bisogna pensare al figlio”, confermando che era all’interno della casa. Si fa strada tra le ipotesi al vaglio dei carabinieri anche quella di una lite per motivi di gelosia. Tutte le piste rimangono comunque aperte.

Ma si è saputo che la picchiava e che lei aveva smesso di lavorare

Una storia ben diversa emerge, però, dalle amiche della signora, sentite da il Corriere della Sera. Secondo queste voci, per ora anonime, chi conosceva l’avvocatessa sa che litigava sempre più spesso col marito e che questi la picchiava.

Raffaella – scrive il quotidiano milanese – “era un avvocato penalista, una donna preparata, seria e scrupolosa”. Per di più aveva una specializzazione in diritto di famiglia. Ma da qualche tempo le liti con il marito si succedevano. “A giugno quella più grave. Picchiata, come altre volte. Stavolta però con una conseguenza pesante: la rottura del timpano”.

“Mio marito non vuole che io lavori…”

Da quel momento la signora non era più andata a lavorare, forse per salvaguardare la pace in famiglia, forse perché il marito era geloso di qualche collega di lavoro di lei. Avrebbe anche detto alle amiche: “Mio marito non vuole che io lavori”. Perché? Sempre la gelosia? È in questo contesto che è maturato l’ennesimo femminicidio?

Il marito stamattina era andato regolarmente al lavoro

Stamattina era stato visto al lavoro, tranquillo. Al momento dell’omicidio in casa c’era anche il figlio di sei anni. L’uomo sarà interrogato dal pubblico ministero Valentina Manuali, che cercherà di ricostruire la successione degli eventi. Il magistrato ha disposto il fermo di Francesco Rosi.

Il commento della presidente della Regione, Catiuscia Marini

“Nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, piangiamo una giovane donna uccisa dal marito. E come volete chiamarlo se non femminicidio? Questa è una vera emergenza sociale e culturale”: scrive su Facebook è la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini (il posto lo vedete nell’immagine qui sopra).

“Nei prossimi giorni – continua la presidente – d’intesa con altre istituzioni, assumerò una iniziativa pubblica per azioni concrete utili a tutelare le donne.

Sono addolorata come donna e come presidente di una regione che non riesce a fermare questa odiosa strage di donne”, conclude la Marini.

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Sulla violenza contro le donne potete leggere gli articoli, ricchi di dati e di documentazione, pubblicati oggi su Consumatrici.it di Barbara Liverzani e di Mara Cinquepalmi.

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