Pesaro: chiesti 33 rinvii a giudizio per la maxi frode sul biologico

Spacciavano in tutta Italia come biologici prodotti vegetali come soia, mais, girasole e lino quando non lo erano affatto e in alcuni casi si trattava pure di organismi geneticamente modificati. Per questo è stato chiesto il rinvio a giudizio di 33 persone (31 italiani, un moldavo e un romeno) dopo le indagini coordinate dalla procura di Pesaro e condotte dalla guardia di finanza e dall’Ispettorato repressioni frodi (Icqrf) del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Le accuse sono di associazione per delinquere e frode nell’esercizio del commercio con l’aggravante che si tratta di prodotti derivanti da agricoltura biologica.

I prodotti arrivavano dall’est europeo

L’inchiesta, divenuta nota con il nome di Vertical bio e avviata nel 2013, partiva da coltivazioni di Moldavia, Romania, Ucraina e Kazakistan nelle quali si usavano prodotti chimici in eccesso rispetto a quanto consentito dalla legge. Poi, a certificare che i prodotti fossero biologici, ci pensava qualche funzionario legato alle società italiane di importazione. Società che chiudevano e riaprivano sotto altra denominazione, quando una di queste diventava inutilizzabile perché scoperta o perché chiusa. Le aziende sono distribuite tra Pesaro, Campobasso, Piacenza e Verona e i responsabili a vario livello di due organismi di certificazione arrivano fino a Fano e a Sassari.

Triangolazioni per evitare i controlli

Inoltre, per evitare i controlli più rigidi quando si importavano prodotti dall’est europeo, era stata messa in piedi una triangolazione con Malta che comprendeva granaglie destinate sia all’alimentazione umana che a quella animale. Via via che l’inchiesta procedeva, si è arrivati a sequestro di 2.200 tonnellate di prodotti vegetali (350.000 le tonnellate importate nel complesso) per un valore complessivo di 3 milioni di euro e alla denuncia di 35 persone.

Beni sequestrati per 26 milioni di euro

Inoltre il gip di Pesaro Raffaele Cormio aveva disposto il sequestro preventivo di beni appartenenti a 8 indagati per un valore complessivo di 26 milioni di euro, l’equivalente di quanto incassato dall’associazione a delinquere. Tra i beni, erano compresi terreni, edifici, conti correnti e automobili, oltre a conti correnti e somme in denaro. Ora si è arrivati all’anticamera del processo.

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