Francia: illegale il divieto di Burkini, ma il sindaco di Villeneuve si oppone

Dopo settimane di polemiche, arriva in Francia una sentenza del Consiglio di Stato per fare chiarezza sulla querelle burkini. Il divieto, sostenuto dal premier Valls, ma non da tutti i ministri e di cui invece Sarkozy ha fatto una bandiera se sarà eletto nuovamente presidente francese – “ha rappresentato una violazione grave e apertamente illegale delle libertà fondamentali, che sono la libertà di movimento, di coscienza e la libertà personale”.

Ma Il sindaco di centrodestra della cittadina francese di Villeneuve-Loubet, si è rifiutato di ritirare il provvedimento.
Lionel Luca, questo il suo nome,  è anche deputato e ha anticipato che il suo gruppo parlamentare, Les Republicains, presenterà presto in parlamento una proposta di legge anti-burkini. Sulla stessa linea l’ex presidente della Repubblica, Nicholas Sarkozy.

 

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Per ora vale solo a Villeneuve-Loubet

Così la massima autorità giudiziaria francese ha sospeso il divieto di indossare il burkini  del comune di Villeneuve-Loubet, contro il quale era stato proposto specificamente ricorso. In Francia si può ricorrere al Consiglio di Stato solo su un provvediemnto specifico. Ma la sentenza farà giurisprudenza, anche se il divieto resterà in vigore in 30 comuni frnacesi.
Chi sono gli oppositori

Contro il provvedimento si era schierata La Lega dei diritti dell’uomo (Ldh) con il Collettivo contro l’islamofobia in Francia (Ccif), presentando un appello al Consiglio di Stato.

 

Le motivazioni del Consiglio di Stato

“Le autorità locali – si legge nella sentenza  del Consiglio di Stato – hanno il diritto di limitare le libertà individuali soltanto ove vi sia un “rischio appurato” per la pubblica sicurezza e a Villeneuve-Loubet, nessun elemento permette di affermare che dei turbamenti all’ordine pubblico derivassero dalla tenuta adottata da alcune persone. In assenza di tali rischi, il sindaco non aveva il diritto di prendere un provvedimento per proibire l’accesso alla spiaggia e al mare. L’emozione e le inquietudini suscitate dagli attentati terroristici, in particolare quello commesso a Nizza il 14 luglio, non bastano a giustificare legalmente il divieto contestato”.

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