Cecilia Cenciarelli, la donna che risuscitò Charlie Chaplin

È la donna che ha guidato la squadra di studiosi e restauratori che hanno portato a nuova vita l’opera di Charlie Chaplin con la digitalizzazione e catalogazione dell’archivio cartaceo del cineasta (200 mila documenti e 100 mila foto) e con il complesso restauro della sua opera cinematografica. Cecilia Cenciarelli è la responsabile del settore ricerca e progetti speciali della Cineteca di Bologna, cittadella dell’audiovisivo nata all’ombra delle Due Torri circa 50 anni fa e che oggi viene apprezzata in tutto il mondo e raccoglie premi internazionali grazie al laboratorio di restauro L’Immagine Ritrovata.

“Chaplin e Keaton sono i Beatles e i Rolling Stones del cinema”

Cecilia lavora per la Cineteca da 15 anni e, contrariamente a quanto uno possa immaginare pensando a chi lavora sugli autori che hanno fatto la storia del cinema, ha una formazione linguistica e antropologica: “Ho potuto studiare cinema soltanto durante l’Erasmus”, tiene a precisare. Alla ventinovesima edizione del festival Il Cinema Ritrovato che da sabato 27 giugno al 4 luglio riunisce nel capoluogo emiliano i cinefili con 427 film in 8 giorni, Cecilia porta un nuovo progetto: “Dopo 15 anni di Chaplin, inizia il progetto Keaton e i due sono per il cinema quello che Beatles e Rolling Stones sono stati per la musica. Anche questo sarà un progetto lungo. Sono 30 i titoli che Keaton realizza tra il 1920 e il 1930, il meglio della sua produzione cinematografica. Il materiale è un po’ ovunque, quindi sarà un progetto lungo”.

Un lavoro che consente di tornare alle fonti originali

Mai quanto quello che ha impegnato la Cineteca e il suo laboratorio di restauro per ricostruire l’archivio Chaplin, voluto dalla famiglia. “Il progetto Chaplin”, spiega Cenciarelli, “non si può considerare finito e non finirà mai. Io lo considero un progetto permanente perché le possibilità di lettura sono infinite. Stiamo parlando di uno dei geni del Novecento con oltre 80 titoli e di cui si continua a scoprire materiale.
È stato un privilegio poter maneggiare i documenti originali, ti portano nella mente di questo artista che parlava poco di sé, era molto istintivo e molte sue scelte artistiche dipendono proprio da questo. Solo leggendo moltissimo le carte, i documenti, si riesce a capire il suo processo creativo. Aver lavorato sulle sue carte permette una riflessione importante sul ritorno alle fonti. È poco frequente per uno studioso andare direttamente alle fonti. Certe volte gli studenti pensano di fare una ricerca su Google, ma non è così nel nostro mestiere”.

La collaborazione con il Cohen Film Collection

Un altro maestro dell’epoca muta tornerà a vivere grazie all’impegno della Cineteca di Bologna guidata da Gianluca Farinelli e del suo laboratorio L’Immagine Ritrovata diretto da Davide Pozzi. Dopo il lungo lavoro dedicato a Charles Chaplin, ora Buster Keaton e la sua intera opera cinematografica saranno al centro di un pluriennale progetto di restauro. Realizzato in collaborazione con Cohen Film Collection, il Progetto Keaton vede i suoi primi frutti al festival Il Cinema Ritrovato, quando verranno presentati in anteprima i nuovi restauri di One Week, cortometraggio del 1920, e Sherlock Jr. (noto in Italia con il titolo La palla n° 13), realizzato nel 1924 ed entrato nella classifica del Time tra i migliori 100 film di sempre. Quest’ultimo sarà proiettato giovedì 2 luglio in piazza Maggiore con le musiche composte e dirette da Timothy Brock ed eseguite dall’orchestra del Teatro Comunale di Bologna.

La difficoltà di recuperare materiale

Il lavoro di Cecilia, che richiede pazienza, talento investigativo e anche un pizzico di diplomazia, comincia quando alla Cineteca viene commissionato il restauro di un film e, spesso, si tratta di pellicole poco conosciute. Per questi progetti di restauro Cecilia Cenciarelli si occupa della ricerca preliminare: “In alcuni casi, come per i film del World Cinema Project di Martin Scorsese, è difficile recuperare materiale. Occorre sapersi porre e confrontare con altre culture, costruire rapporti di fiducia, spiegare la missione e, quindi, il senso di quel restauro. Più i progetti hanno materiali rari o di Paesi terzi, non in senso geopolitico, ma inteso di Paesi che non sanno come prendersi cura del proprio patrimonio cinematografico, allora è più facile che non si faccia la solita trafila con le cineteche nazionali, ma occorra cercare altrove, risalire al proprietario che in alcuni casi può essere anche lo Stato”.

Il lavoro su Albert Samama Chikly

Una delle ultime fatiche di Cecilia è il lavoro su Albert Samama Chikly, artista poliedrico discendente di una famiglia borghese ebreo-tunisina di origine andalusa e coevo dei fratelli Lumière (fino al 21 agosto la Biblioteca Salaborsa ospita una mostra per conoscere questo pioniere del cinema africano).

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