La Perla venduta agli olandesi, anche il “made in Italy” sexy se ne va

Anche La Perla va in mano straniere. Il marchio ha sempre accompagnato la lingerie di gran lusso. Ma ora diventa un altro di quei pezzi – forse il più sexy – del Made in Italy che se ne va, ceduto al fondo olandese Sapinda.

Anche per Daniel Craig in 007 Casino Royale

La Perla ha vestito anche l’attore Daniel Craig che nel 2006 nel film di 007 Casino Royale, indossò un costume da bagno Grigioperla. Il costume nel 2012 è stato battuto dalla casa d’aste Christiès in occasione del cinquantenario del primo film di James Bond, per 44.450 sterline (oltre 50.000 euro).

Lingerie di gran lusso

Il nome dell’azienda, che sarebbe diventata un simbolo della lingerie di lusso, venne ispirato da una scatola foderata in velluto rosso, simile ad un cofanetto da gioielliere, in cui erano inserite le prime collezioni. E quindi La Perla venne scelto come nome per simboleggiare l’armonia, il lusso e la femminilità.
Un marchio che si è imposto per 60 anni

Per oltre 60 anni, è stato così un marchio celebre principalmente per la produzione di lingerie, e poi in seguito anche di costumi da bagno, dalla linea estremamente raffinata e con materiali e tecnologie di pregio (ad esempio il ricamo Cornelly, il macramè, la seta soutache, l’antica tecnica del ricamo a frastaglio e la dentelle de Calais).

Guidata dalla fondatrice Ada Masotti dal 1954 al 1981, l’azienda passò alla sua morte al figlio Alberto Masotti che dopo aver conseguito una laurea in medicina, decise di dedicarsi interamente all’impresa di famiglia, guidandola dal 1981 al 2007.

Il venditore è Silvio Scaglia (già Fastweb)

Ma è stato Silvio Scaglia, già fortunato fondatore di Fastweb, a vendere il marchio al fondo di private equity guidato dal controverso finanziere Lars Windhorst. Con grossi investimenti nell’immobiliare, ma non nel lusso e diverse preoccupazioni dei sindacati per l’occupazione.

La famiglia Scaglia era il socio di controllo della holding. Il prezzo non è stato comunicato, ma occorre considerare i 300 milioni di investimenti di questi ultimi quattro anni per potenziare la rete commerciale, oltre ai 69 milioni con i quali l’ex fondatore di Fastweb aveva comprato la società dal Tribunale di Bologna al termine della procedura di concordato.

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