Comacchio, fu dichiarata morta per errore: svaniti pensione, documenti e sanità

Ogni giorno si sveglia e pensa: “Sono ancora morta”. La storia è quella di Gaetana Simoni, 43 anni, nata a Comacchio e residente a Copparo, in provincia di Ferrara, che viene dichiarata deceduta il 13 agosto 2012 al posto di una sua omonima molto più anziana (classe 1925). E quello che sembra un semplice errore burocratico, si è trasformato in un calvario dal quale, dopo oltre 3 anni, non è ancora uscita perché, come spiega lei stessa, ci sono un sacco di interrogativi per i quali non c’è risposta.

“Neanche in ospedale posso andare”

“Dove sono finiti i miei contributi?”, dice Gaetana al quotidiano La Nuova Ferrara. “E se arriveranno le tasse da pagare per un errore non mio, di cui ho dato subito comunicazione e dal quale nessuno mi tira fuori? Ma si rendono conto che non posso neppure viaggiare, prendere un aereo o altro? Nemmeno in ospedale mi possono ricoverare”. Oltre a non poter avere, almeno al di fuori del comune di Comacchio, un medico di base né prescrizioni per farmaci ed esami clinici.

“Ho pazientato anni e non è successo niente”

In municipio l’errore è stato corretto per cui lì Gaetana è viva. Fuori no, risulta ancora trapassata nel mondo dei più. “Adesso esisto a metà”, spiega ancora. “La mia tessera sanitaria è scaduta e non riescono a rifarla perché risulto morta, a breve dovrò rinnovare la carta di identità e sarà un grosso problema. Ho pazientato per anni, non ho mai alzato la voce ma non posso andare avanti ‘senza identità’. Mi avevano assicurato che il problema era stato risolto e invece sono andata all’Agenzia delle Entrate, dove ho trovato persone davvero squisite, e niente… sono ancora morta”.

“Aiutatemi a tornare in vita”

Adesso è costretta a girare con un “un certificato in cui si attesta che sono al mondo, accompagnato da quello del decesso dell’altra signora”. E chiede che la sua foto non venga pubblicata, ci manca solo che la riconoscano come la morta che cammina, ma spiega ancora: “Se ho denunciato quanto mi sta succedendo è solo perché spero che qualcuno trovi una soluzione, non posso vivere senza avere una vita, svegliarmi ogni mattina con la speranza che non accada nulla perché non saprei come comportarmi. Nemmeno un contratto posso firmare, niente di niente”. Con un appello finale: “Per favore, aiutatemi a tornare ‘in vita'”.

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