Sentenza Ue: i precari della scuola vanno assunti

Importante sentenza della Corte di giustizia europea, che interessa almeno 250.000 precari della scuola: vanno assunti.

“La normativa italiana sui contratti di lavoro a tempo determinato nel settore della scuola è contraria al diritto dell’Unione. Il rinnovo illimitato di tali contratti per soddisfare esigenze permanenti e durevoli delle scuole statali non è giustificato”, è quanto si legge nella sentenza resa pubblica oggi. Possibili risarcimenti per 2 miliardi di euro.

 

Le norme comunitarie contrastano con quelle italiane

I giudici europei hanno spiegato che la direttiva comunitaria contrasta con una normativa nazionale che autorizza, in attesa dell’assunzione del personale di ruolo, il rinnovo dei posti vacanti e disponibili, senza indicare tempi certi ed escludendo possibilità di ottenere il risarcimento danno. Pertanto, ha spiegato la Corte, “non esistono criteri oggettivi e trasparenti per la mancata assunzione del personale con oltre 36 mesi di servizio, né si prevede altra misura diretta a impedire il ricorso abusivo al rinnovo dei contratti”.

 

La domanda è arrivata dall’Italia

 

Il quesito a cui ha risposto la Corte Ue è arrivato dall’Italia e più precisamente dalla Corte costituzionale e dal Tribunale di Napoli, che chiedevano “se la normativa italiana sia conforme all’accordo quadro dell’Ue sul lavoro a tempo determinato”.

La questione è scaturita dalle cause di un gruppo di lavoratori precari assunti in istituti pubblici come docenti e collaboratori amministrativi in base a contratti di lavoro a tempo determinato stipulati in successione: tutti loro hanno lavorato durante periodi differenti, ma non sono mai state impiegati per meno di 45 mesi su un periodo di 5 anni.

Secondo la sentenza della Corte non ci sono dubbi: ora vanno assunti e, probabilmente, anche indennizzati.

 

Ma decide il giudice italiano

La decisione finale spetta, però, al giudice italiano. Trattandosi di un rinvio pregiudiziale, e cioè di quel meccanismo che consente ai giudici degli Stati membri di interpellare la Corte in merito all’interpretazione del diritto dell’Unione, la Corte non risolve – infatti – da sola la controversia nazionale. Spettaal giudice del paese Ue interessato risolvere la causa conformemente alla decisione della Corte europea.

 

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