Usa: 42 anni all’uomo che investì e uccise Alice in viaggio di nozze

Nathan Louis Campbell, lo spacciatore di 40 anni che il 3 agosto 2013 investì e uccise l’imprenditrice bolognese Alice Gruppioni sul lungomare di Venice Beach, in California, dove era in viaggio di nozze, passerà in carcere da un minimo di 42 anni a un massimo dell’ergastolo.

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Lo hanno stabilito i giudici della Superior Court di Los Angeles. Alice (nella foto qui sopra), 32 anni, era in California con il marito Christian Casadei (insieme nella foto grande).

 

Una prima sentenza a giugno

Una prima sentenza sulla vicenda era già arrivata qualche mese fa, quando Nathan era stato riconosciuto colpevole di omicidio di secondo grado (preterintenzionale). Il quarantenne il 3 agosto del 2013 si gettò con l’auto contro un gruppo di persone sulla spiaggia di Venice a Los Angeles uccidendo Alice Gruppioni e investendo altre 17 persone.

L’accusato aveva raccontato a un homeless che voleva investire uno spacciatore che non gli aveva dato delle metanfetamine dopo che lui gli aveva dato 35 dollari.

“Diglielo, ci passo sopra a quelli lì”, aveva detto a un clochard prima di salire in macchina. Secondo i suoi difensori, Campbell non voleva investire la gente.

Alice Gruppioni era una dirigente del gruppo Sira di Pianoro e figlia del manager della stessa azienda Valerio Gruppioni, già vicepresidente del Bologna calcio.

 

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Quel giorno Alice doveva tornare in Italia

Il 3 agosto era l’ultimo giorno del viaggio di nozze negli Stati Uniti. Di fronte al tribunale di Los Angeles, Christian aveva raccontato, trattenendo a stento le lacrime, di come Alice era stata investita dall’auto di Campbell mentre lui cercava di tirarla in un portone. Era rimasta per qualche centinaio di metri aggrappata al cofano, poi era caduta a terra, battendo la testa e riportando un trauma cranico fatale. Era morta sul posto, fra le braccia del marito.

L’investirore era fuggito (nella foto, in un montaggio con il luogo del delitto), ma si era arreso alla polizia due ore dopo a Santa Monica.

 

La famiglia ha fatto causa alla Contea

La famiglia Gruppioni aveva intentato una causa civile contro la contea di Venice Beach, perché non avrebbe adeguatamente il marciapiede del lungomare dalle intrusioni di veicoli.

!Siamo grati al lavoro del procuratore generale Victor Avila – ha detto dopo la prima sentenza di giugno il padre Valerio Gruppioni – ma ci concentriamo sulla perdita di Alice, che è il solo vero incubo che non terminerà mai. Per quanto possibile, coi mezzi che ci sono dati per farlo la giustizia non avrà fatto il suo corso fino a che non avranno pagato tutti quelli che hanno permesso questo omicidio”. E in particolare – ha concluso il padre di Alice – contro chi lo ha permesso “non mettendo in sicurezza il luogo del delitto. Sicurezza minima che un’amministrazione deve garantire per i suoi cittadini e per le tante persone che vanno negli Stati Uniti, pensando a un paese che garantisce la loro incolumità”.

Ora una prima parte del eprcorso giudiziario si è, comunque, conclusa con la condanna di Nathan ad “almeno” 42 anni di carcere.

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