Lo scrittore Boris Pahor ha compiuto 103 anni: “I libri ci salvarono dal fascismo”

“Siamo sopravvissuti all’italianizzazione del periodo fascista con i nostri libri”. Boris Pahor oggi è italiano e 103 anni fa (è nato il 26 agosto 1913) nacque in Slovenia in un altro mondo. Trieste, la città dove vive, era austro-ungarica ed era l’unico sbocco sul mare dell’impero con capitale a Vienna. Intervistato dal Fatto Quotidiano, ricostruisce oltre un secolo di storia, che è anche anche la sua storia, passata attraverso le persecuzioni nazifasciste.

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Si parlavano 3 lingue

“I fascisti mi hanno impedito di essere sloveno e i nazisti mi hanno condotto nei campi di concentramento”, ricorda aggiungendo che quando tornò il suo universo era del tutto cambiato. “Un tempo nella città di Trieste gli annunci pubblici erano scritti in tre lingue”, dice. “Se volete vi mostro le copie che ho conservato: annunci in tedesco, italiano e sloveno. Oggi in tutto il Friuli Venezia Giulia e in provincia è possibile parlare in sloveno con il traduttore in italiano. Auspico che ciò possa accadere anche nella città di Trieste”.

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“Il genocidio culturale dei fascisti”

Lo auspica perché già con la fine del primo conflitto mondiale, “siamo stati divisi in quattro parti: la Stiria, Vienna, l’Ungheria e la Slovenia ma per tutti doveva essere solo la Jugoslavia. Per Tito noi eravamo solo cimici. Così ci chiamava”. Boris Pahor non vuole il ritorno di una Vienna austriaca, ma condanna ciò che è stato fatto alla sua terra. “I fascisti sono stati autori di un genocidio culturale. A sette anni mi hanno costretto a imparare una lingua che non conoscevo e tutta la mia opera letteraria è un tentativo di raccontare un pezzo di storia che nessuno si è mai preoccupato di raccontare per bene”.

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