Ballottaggi, 16 a 6 per il centro-destra, sconfitta Pd: i nomi delle città

Vince il centro-destra, perde il Pd, mentre i grillini sono determinanti – in alcuni comuni – solo per battere Renzi. Secondo le prime proiezioni, l’alleanza Berlusconi-Salvini conquista Genova al centro-destra con Marco Bucci, vince a Verona con Sboarina (nella foto in apertura mentre bacia appassionatamente la moglie Alessandra) e Catanzaro e batte il Pd perfino a L’Aquila.

Invece a Parma il sindaco Pizzarotti (nella foto mentre vota) – ex grillino “scomunicato” dalla casa madre – si conferma dopo aver sbaragliato gli ex amici grillini.

Ballottaggi amari per il Pd

Per il Pd, che governava 14 capoluoghi di provincia su 22 ai ballottaggi, si prospetta un flop. E gli stessi Dem lo ammettono. Il capogruppo alla Camera Ettore Rosato aferma: “Abbiamo perso, ha vinto la destra”
Esulta Salvini, leader della Lega Nord: “Andiamo a governare”. Per M5s, “ha perso Renzi”, vero ma non è l’unico dato di queste elezioni. Il Pd punta l’indice – invece – sulla “simbolica saldatura Lega-5Stelle” sotto la Lanterna. Affluenza ai minimi: il 47% circa, -12 punti sul primo turno.

 

16 capoluoghi al centro-destra, 6 al centro-sinistra

Il bilancio di questa tornata di ballottaggi è deicisamente a favore del centro-destra, che si afferma in 16 capoluoghi: Alessandria, Asti, Frosinone, Rieti, Como, Gorizia, La Spezia, Lodi, Genova, Monza, Oristano, Piacenza, Pistoia, Verona, Catanzaro, l’Aquila).

Il centro-sinistra, invece, prevale in 6: Padova, Belluno, Lecce, Lucca, Taranto, Cuneo.

A Trapani (dove per unca complessa vicenda non è raggiunto il quorum) si dovrà tornare alle urne. Questo è il quadro, pressoché definitivo, che si delinea dalla tornata amministrativa nei 25 capoluoghi – quattro di Regione e 21 di Provincia – chiamati alle urne tra il primo turno dell’11 giugno e il ballottaggio di ieri.

Il risultato ribalta la situazione precedente: le amministrazioni uscenti erano in 15 casi di centro-sinistra, mentre il centro-destra governava in sole 5 città. Padova e Lodi erano commissariate; Parma era guidata da Pizzarotti (ex M5S) e a Verona il primo cittadino era l’ex leghista Flavio Tosi.

 

 

 

 

Si è votato in 111 comuni

Sono 111 i Comuni italiani con più di 15.000 abitanti in cui pggo – domenica 25 giugno – gli elettori andranno alle urne per il ballottaggio che porterà all’elezione dei sindaci. In 47 di questi il centro-destra è in vantaggio, in altri 38 il centro-sinistra potrebbe portarsi a casa il primo cittadino, mentre a Massa Carrara il Movimento 5 Stelle (escluso quasi ovunque al primo turno) può arrivare alla vittoria. In altri 25 comuni, come nella Parma di Federico Pizzarotti, sono le liste civiche a essere in testa.

I seggi sono stati aperti alle 7 di stamattina e resteranno aperti fino alle 23. Subito dopo inizierà lo scrutinio, che assegnerà la vittoria all’uno o all’altro dei candidati.

Genova e il Nord-Est: vantaggio del centrodestra

Genova, Verona, Padova e Como fanno parte del blocco che, dati del primo turno dell’11 giugno e sondaggi alla mano, possono andare al centrodestra. Il risultato, se fosse questo, sarebbe particolarmente clamoroso a Genova (candidati Marco Bucci, nella foto sopra, per il centrodestra e Gianni Crivello del Pd). Il capoluogo ligure, infatti, è sempre rimasto al centrosinistra anche quando la Regione era andata alla controparte.

Pistoia “la rossa” rischia l’espugnazione

La possibile vittoria del centrosinistra, invece, riguarda tra gli altri Alessandria, Lodi, L’Aquila e Pistoia (in quest’ultimo caso si sfidano il sindaco uscente di centrosinistra Samuele Bertinelli, sopra, e il candidato di centrodestra Alessandro Tomasi), altra roccaforte rossa fin dai tempi per Pci. Qui i voti per il Partito comunista erano al 55% e gli schieramenti orientati verso quella parte raccoglievano maggioranze bulgare. Altra città che potrebbe andare a Pd e alleati è Trapani, dove Girolamo Fazio, alla guida di un gruppo di liste civiche, si è ritirato e le traversie locali sono state caratterizzate da recenti indagini della magistratura.

Il caso Parma e l’ex M5S Pizzarotti

Parma è un discorso a sé. Nel 2012 la città era stata espugnata dal Movimento 5 Stelle con Federico Pizzarotti sindaco (nella foto sopra), dopo inchieste giudiziarie che avevano spazzato via la precedente esperienza di centrodestra e un centrosinistra che non aveva presentato proposte di rottura con il passato amministrativo. Pizzarotti però, era stato poi rapidamente espulso al Movimento e ora si è presentato con una lista propria che ha fatto il pieno di voti rispetto agli avversari. Si troverà a sfidare Paolo Scarpa del Pd.

In bilico la Stalingrado d’Italia

Partita apertissima nella “Stalingrado d’Italia”, Sesto San Giovanni. Qui la sindaca Pd uscente, Monica Chittò (nell’immagine sopra), ha raccolto il 31% dei voti. Il 26,1 è andato al candidato del centrodestra, Roberto Di Stefano, e ora tutto si gioca sulle alleanze con le formazioni sconfitte, a iniziare da Gianpaolo Caponi, forte del sostegno di Alternativa popolare e Energie per l’Italia dell’ex sindaco di Milano Stefano Parisi (24,2%). Inoltre occorrerà vedere a chi andrà il 13,4% dei grillini.

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