Unioni civili: 173 sì al Senato, Cirinnà: “Felice, ma ho un buco nel cuore”

È fatta. Almeno in questo ramo del Parlamento. La fiducia sul maxi-emendamento ottiene al Senato 173 Sì. I No sono stati soltanto 71, ma sono stati decisivi i 18 voti dei verdiniani, mentre i 5Stelle uscivano dall’aula.

Senza i senatori di Verdini, il governo non avrebbe ottenuto la fiducia. Da ieri sera c’è anche un nuovo scenario politico.

Nel video la proclamazione del risultato da parte del presidente del Senato, Grasso.

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Felice Monica Cirinnà dopo il Sì alla fiducia

Felice Monica Cirinnà all’esito del voto. Ha ascoltato il presidente Grasso che leggeva il risultato abbracciata a Giuseppe Lumia.

Poi ha aggiunto: “Questa è una vittoria con un buco nel cuore”.

 

Renzi: “Ha vinto l’amore”

Diverso il mood del presidente del Consiglio. Matteo Renzi, infatti, dichiara: “La giornata di oggi resterà nella cronaca di questa legislatura. E nella storia del nostro paese. Abbiamo legato la permanenza in vita del governo a una battaglia per i diritti, mettendo la fiducia. Non era accaduto prima, non è stato facile adesso. Ma era giusto farlo. Leggo critiche, accuse, insulti. Rispetto tutti e ciascuno, dal profondo del cuore. Ma quel che conta è che stasera tanti cittadini italiani si sentiranno meno soli, più comunità. Ha vinto la speranza contro la paura. Ha vinto il coraggio contro la discriminazione. Ha vinto l’amore”.

 

Ora la palla passa alla Camera

Dopo le polemiche e i distinguo, dopo le migliaia di emendamenti (presentati e poi in parte ritirati), dopo i “canguri” e il dietrofront dei grillini, oggi è stato il giorno delle Unioni civili. L’Aula del Senato ha votato la fiducia al maxi-emendamento del Governo sul ddl Cirinnà e mette, per ora, la parola fine su questa pagina, non proprio edificante, della storia parlamentare italiana. Ora la palla passerà alla Camera.

 

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Via la stepchild adoption
Ma se Matteo Renzi esulta su Twitter (“L’accordo sulle unioni civili è un fatto storico per l’Italia. È davvero la #voltabuona”), in molti oggi storcono il naso per un epilogo che non piace.

Per arrivare alla svolta conclusiva, infatti, non solo è stato necessario l’intervento dell’Esecutivo, che finora si era tenuto alquanto in disparte sul tema, ma soprattutto è stato necessario cercare un accordo con gli alleati di Governo.

Gli Ncd di Angelino Alfano che da subito si erano detti contrari alla stepchild adoption (la possibilità di adottare il figlio naturale del partner) e ad ogni equiparazione delle unioni civili con il matrimonio. E così dal maxiemendamento che in parte ha riscritto il ddl Cirinnà, via la stepchild (questa parte è stata stralciata e diventerà oggetto di un ddl sulle adozioni) e via anche l’obbligo di fedeltà.

Una decisione è rimasta in mano ai giudici (ma è poca cosa)

È rimasta, almeno, la parte che lascia ai giudici la facoltà di decidere con le sentenze i casi in cui ammettere l’adozione agli omosessuali del “figlio del partner”. Un’ultima flebile possibilità per veder riconosciuto a pieno titolo il ruolo di genitori alle coppie omosessuali.

Lgbt in piazza il 5 marzo
Una magra consolazione che non sembra bastare, per ora, al movimento lgbt che per tutta la serata di ieri e in quella di oggi ha protestato davanti al Senato al grido di “vergogna”. E per il 5 marzo ha indetto una manifestazione a Piazza del Popolo a Roma:  “Oggi il Senato si appresta a scrivere una brutta pagina nella storia dei diritti civili nel nostro paese – hanno dichiarato le associazioni in una nota congiunta – approvando una legge sulle unioni civili che, caso rarissimo nell’intera Europa ed unico tra i paesi fondatori, ignora completamente l’esistenza e le esigenze dei figli e delle figlie di coppie omosessuali, chiedendo alla magistratura di sbrigare da sola questo incredibile vulnus della nostra legislazione. Ponzio Pilato non sarebbe riuscito a fare di meglio”.

Delusa la minoranza Pd
Amaro in bocca anche per quella parte del Partito Democratico (la minoranza) che piuttosto che cedere alle condizioni di Ncd avrebbe preferito andare al confronto in Aula. Anche sfidando l’incognita delle votazioni segrete, occasione in cui con ogni probabilità i cattolici del partito (ostili all’adozione) avrebbero votato contro. Ad esprimere questa delusione è Roberto Speranza che su Facebook scrive: “Il Pd ha sbagliato a scegliere la strada a ribasso con Alfano. Ora non bisogna fermarsi. La battaglia per l’uguaglianza dei diritti è appena cominciata”. E soprattutto l’ex segretario Pd Pierluigi Bersani che intervistato da Repubblica Tv ha criticato la scelta di Renzi di abbandonare il percorso parlamentare e affidarsi a un maxiemendamento concordato con Ncd da votare con la fiducia:  “Si dovevano spingere i Cinquestelle a prendersi le proprie responsabilità nel voto”.

 

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Alfano e i verdiniani

 

Ad esultare oggi è Angelino Alfano che con il suo partito del 3% è riuscito a dettare la linea, a condizionare il ddl e a mutilarlo di fatto della parte che, la stessa ideatrice Monica Cirinnà, aveva da subito definito intoccabile e fondante l’intero disegno di legge. Evidentemente non era così. Evidentemente dopo il rifiuto del Movimento 5 Stelle a votare il “canguro” (che avrebbe azzerato tutti gli emendamenti), in assenza della maggioranza al Senato, la Cirinnà e il Governo hanno dovuto “ridimensionare” le loro pretese e accontentarsi di un compromesso. Seppure al ribasso.

Renzi determinato
Del resto troppo forte era la determinazione di Renzi a portare a casa le unioni civili e a sbandierare (dopo il fallimento dei Pacs e dei Dico) questo nuovo successo del suo governo, per buttare via tutto. Dunque ok al compromesso, ancora meglio se piace ai verdiniani di Ala che hanno annunciato il sì alla fiducia.

 

Le foto: quella in apertura è di Monica Cirinnà, la titolare della nuova legge.  Poi c’è la felicità della Cirinnà all’annuncio del Sì alla fiducia, le sue mani che – durante il dibattito prendeva appunti  e – infine – qui sopra: il ministro degli Interni e leader di Ncd, Angelino Alfano.

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