Violenza: “Colpa delle donne” per il 20% dei giovani maschi

Nel 2014 in Italia sono state uccise 152 donne. Nel 94% dei casi a ucciderle è stato un uomo (spesso il partner o un ex partner) e nel 77% dei casi il delitto è avvenuto in ambito familiare.  Sono drammaticamente allarmanti i dati del Terzo Rapporto Eures sul femminicidio in Italia, resi noti in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne che si celebra oggi. Numeri che, seppure in leggero calo (-15,1% rispetto al 2013 ma purtroppo è calata anche l’età media delle vittime), rivelano che la battaglia è tutt’altro che vinta e che il fenomeno è ancora tutt’altro che estirpato.

“Per combattere la violenza di genere la strada è ben lunga, bisogna veramente non abbassare la guardia”, ha ammonito la presidente della Camera, Laura Boldrini, nel suo intervento alla cerimonia per la consegna del premio per la migliore tesi di laurea magistrale e di dottorato sul tema del contrasto alla violenza contro le donne.

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I giovani e la violenza
A colpire la Boldrini (nella foto) anche i risultati di un sondaggio realizzato da WeWorld Onlus insieme a Ipsos, con il patrocinio della Camera: “Emergono dati agghiaccianti: in Italia il 20% dei giovani maschi reputa normale che un uomo tradito sia violento, il 35% ritiene che la violenza di genere sia un fenomeno da regolare tra le pareti di casa ed il 20% imputa la responsabilità ai comportamenti delle donne. La battaglia, dunque, è tutt’altro che vinta”.

L’obiettivo del sondaggio, contenuto nel secondo Rapporto sulla violenza contro le donne e gli stereotipi di genere “Rosa shocking 2”, era capire come le nuove generazioni si posizionino su questi temi e dunque sono stati intervistati ragazzi tra i 18 e i 29 anni. I risultati non sono stati incoraggianti se per il 25% degli intervistati il raptus di violenza è giustificato e legittimato dal “troppo amore”.

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I centri antiviolenza
Chiaramente c’è un problema culturale, ma non solo. In Italia, secondo i dati Istat di giugno 2015, sono quasi 7 milioni le donne che nel corso della propria vita hanno subito una violenza fisica o sessuale, in pratica quasi una donna su tre tra i 16 e i 70 anni. Per combattere un fenomeno di questa portata la presenza capillare dei Centri antiviolenza in grado di fornire assistenza, sostegno e riparo a chi vi si rivolge, sarebbe fondamentale. Eppure il numero di queste strutture è ancora molto ridotto e l’utilizzo dei fondi stanziati dal governo per attivarle non risulta sempre trasparente.

Ha provato a vederci chiaro la piattaforma DonneCheContano, ideata da ActionAid: solo sette amministrazioni locali (Veneto, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia, Firenze e Pistoia) fanno sapere in modo trasparente come stanno utilizzando i fondi, per altre amministrazioni (Abruzzo, Valle d’Aosta e Basilicata) i dati sono frammentari e il numero di strutture presenti ridottissimo, per il resto delle Regioni non è stato invece possibile reperire alcun dato.

Il 25 novembre, data simbolo
La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne non cade in un giorno a caso. Il 25 novembre del 1960, infatti, nella Repubblica Dominicana ai tempi del dittatore Trujillo tre sorelle, considerate rivoluzionarie, furono torturate, massacrate, strangolate e i loro corpi furono poi buttati in un burrone per simulare un incidente.

È in ricordo di questo crimine che l’Onu il 17 dicembre del 1999 ha istituito questa Giornata, per combattere la violenza di genere ma anche le discriminazioni in ambito lavorativo tra uomini e donne: i dati delle Nazioni Unite attestano che i tassi di disoccupazione femminile sono i più elevati e che le donne occupate hanno in media uno stipendio più basso di quello dei colleghi maschi.

 

Foto al centro con la gabbia: Freedom di Paola Di Karen per Gi.U.Li.A

Sui temi della violenza contro le donne potete anche leggere su Consumatrici.it l’articolo di Mara Cinquepalmi.

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