“Cara Anna, mio figlio picchia sua moglie e io sento tutto”

Cara Anna,
ho cinquantasette anni e un figlio di trentadue. Sono rimasta vedova quando era ancora adolescente, ma sono riuscita ugualmente a farlo studiare e a regalare a lui e a mia nuora un appartamento proprio sopra il mio, dove si sono trasferiti da circa un anno. Innamorati con il classico colpo di fulmine, li credevo felici ma, subito dopo il trasloco, è incominciato l’inferno.

Ho iniziato a sentire litigi, grida e rumori che per un po’ ho voluto scambiare per oggetti cascati o mobili spostati, ma poi ho dovuto arrendermi all’evidenza: mio figlio è un uomo violento e picchia sua moglie. In un primo tempo ho fatto finta di niente, sperando che fosse un periodo passeggero.

Poi, una sera in cui la situazione mi sembrava particolarmente grave, sono andata a suonare alla loro porta: mi ha aperto mia nuora con la faccia stravolta, dicendomi d’impicciarmi dei fatti miei, che di danni ne avevo già fatti abbastanza a mio figlio. Non mi sono arresa: ho parlato con lui il giorno dopo e la risposta è stata che con la ‘sua donna’, che dice tra l’altro di amare, si comporta come vuole e io devo stare zitta. Premesso che mia nuora non mi è stata mai simpatica, mi è insopportabile sapere che una donna viene trattata in quel modo e proprio da mio figlio. Vivo nell’angoscia di sentire quelle urla, quegli insulti, quei colpi.

A volte mi svegliano anche la sera tardi e io sto con il fiato sospeso, temendo che da un momento all’altro inizino le botte.

Le parole di mia nuora, come se fosse colpa mia se mio figlio è diventato violento, mi tormentano. Da piccolo non gli ho mai dato uno schiaffo, suo padre è sempre stato dolce e non ha mai alzato una mano su di me né su di lui.

Tra me e mio marito c’è sempre stato un rapporto paritario e, pur amandomi, non ha mai rivendicato alcun diritto su di me perché ero “la sua donna”. Mi chiedo dove ho sbagliato, dove non sono stata una brava madre e soprattutto che cosa devo fare. Se devo intervenire ancora o lasciare che se la risolvano loro.
Liliana

aaapavi

Cara Liliana,
ci vorrebbe un saggio… non solo nel senso di un signore (o di una signora) che la sa lunga sulla vita, ma nel senso di un vero e proprio libro,  per rispondere in modo soddisfacente alla tua toccante lettera.

Sono costretta invece, per questioni di spazio, ad essere schematica: sicuramente hai sbagliato qualcosa nell’educazione di tuo figlio, perché sempre si sbaglia. Il fatto che tu gli abbia generosamente regalato l’appartamento, “proprio sopra il tuo” anziché in un posto scelto da lui, mi fa nascere l’ipotesi che il tuo errore abbia a che fare con un amore iperprotettivo, molto comune per noi madri, per cui facciamo fatica a lasciare davvero liberi i figli di crescere e volare via.
Ma il problema non sono i tuoi errori, ma i suoi: a trentadue anni un uomo è totalmente responsabile delle proprie malefatte. Perché di malefatte si tratta e tu dimostri di essere una brava madre nell’avere il coraggio di riconoscere che tuo figlio è un uomo che sbaglia. Di più: che è colpevole di un grave reato. E anche se tua nuora non ti è tanto simpatica, sei pronta a difenderla, perché riesci a capire che oltre ad essere quella che ti ha portato via il tuo eterno bambino, è una persona che va rispettata.

Riesci a vedere che è una donna come te, che probabilmente hai lottato per non essere considerata “la donna di…”, per non essere qualificata una preda, un possesso, vestita di una pelle di leopardo e un uomo al fianco che ti difende con la clava. Perché qui sta il problema della violenza sulle donne: non il litigio che può portare anche a forti scontri dentro la coppia, ma il fatto di considerare la donna, i figli (per fortuna mi pare di capire che i tuoi non ne hanno), una proprietà di cui disporre.

Gli affetti, non uno scambio, ma un possesso. Tua nuora e tuo figlio considerano il tuo intervento un’invasione nella loro idilliaca vita di coppia? Comincia a chiamare i carabinieri quando ti svegliano la notte con le loro urla così come, a lungo andare, faresti con qualsiasi vicino di casa, sia per proteggerne l’incolumità che per difendere il tuo diritto a dormire tranquillamente.

Intanto tuo figlio dovrà rendere conto del suo comportamento alle Forze dell’Ordine. Poi, appellandovi all’affetto che sicuramente vi unisce, riprova a parlare con lui. E fornisci a tua nuora l’indirizzo di un’Associazione antiviolenza, infilandoglielo sotto la porta. Ce ne sono ormai molte e danno un grande aiuto alle donne vittime di violenze domestiche…
Ciao Liliana, buon lavoro.

 

 

Molte lettrici ci hanno chiesto se possono scrivere direttamente a Anna Pavignano per la Posta del cuore, ovviamente tutelando la loro privacy.

Abbiamo tenuto conto della loro richiesta e da oggi si può fare. Sono disponibili ben due indirizzi mail. Il primo è a.pavignano@consumatrici.it.

Il secondo postadelcuore@consumatrici.it.

Potete usarli indifferentemente. Anna riceverà comunque le mail.

Anna Pavignano scrittrice e sceneggiatrice.  Ha esordito giovanissima con “Ricomincio da tre” ed è stata candidata all’Oscar per “Il Postino”,  film di Michael Radford con Massimo Troisi.

 

La foto di apertura è di una giovane fotografa che ha scattato una serie contro la violenza sulle donne pubblicata da Donna fanpage.

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