Controlli su tutte le auto in Italia, caccia ai filtri anti-particolato

Controlli a campione su almeno mille macchine diesel di tutti i marchi. Li annuncia il ministero dei Trasporti Graziano Delrio sulla scia dello scandalo Volkswagen e delle due indagini aperte dalla magistratura italiana, a iniziare da quella di Roma che, per mano del procuratore capo Giuseppe Pignatone, ha spinto la titolare della Sanità, Beatrice Lorenzin, a verificare attraverso l’Istituto superiore della sanità (Iss) la pericolosità dei filtri anti-particolato (Fap).

I controlli effettuati sui concessionari

“Dobbiamo arrivare alla verità”, sbotta Delrio e non solo sui “veicoli Volkswagen coinvolti in Italia, che potrebbero essere un milione anche se un dato preciso ancora non c’è”. Per questo parte la caccia anche ad altre case automobilistiche che possano aver truccato i sistemi per il contenimento delle emissioni nocive e, per farlo, si passerà non dalle società produttrici, ma direttamente dai concessionari. “Il costo previsto è di otto milioni di euro”, aggiunge il ministro dei Trasporto, e “ci vorrà qualche mese” per avere i risultati.

“Particelle in grado di determinare gravissime patologie”

Ma il sospetto che grava su auto e filtri è grave: non c’è solo l’ipotesi che i dispositivi non facessero il lavoro dichiarato dalle case produttrici, ma che peggiorassero l’effetto delle emissioni perché quei filtri – secondo Pignatone – avrebbero favorito una maggior penetrazione delle particelle nell’organismo umano. “Secondo accreditati studi scientifici”, ha scritto il magistrato, “il nanoparticolato viene respirato dall’uomo ed è in grado di determinare gravissime patologi”.

La procura di Roma si era mossa già l’estate scorsa

Pignatone ha lavorato d’anticipo perché aveva iniziato a muoversi già l’estate scorsa, prima dell’esplosione dello scandalo Volkswagen. Ma solo dopo le recenti ammissioni della casa tedesca il ministero della Salute si è deciso a muoversi concentrandosi, nel caso dei filtri, su due in particolare: gli Eco Technology della Pirelli e quelli da Iveco.

Le aziende si difendono dalle contestazioni

Pirelli si è già affidata a una risposta ufficiale sostenendo che i suoi filtri sono destinati solo a mezzi industriali e che sono usciti dal commercio nel 2014. Inoltre, ha scritto l’azienda, “sono conformi alla normativa come confermato dalle certificazioni e dalle omologazioni ottenute dalle diverse autorità competenti in materia sia in Italia sia all’estero”. Iveco, invece, ha negato di aver mai prodotto dispositivi come quelli contestati. “Iveco non è produttore dei filtri per l’abbattimento del particolato”, ha detto infatti un portavoce alla Reuters. Ora, però, inizia l’attesa per sapere se e quali marchi, oltre a questo fronte, abbiano usato tecniche analoghe a quelle della Volkswagen per alterare il contenimento delle emissioni.

Adiconsum: “Fondamentali i controlli a campione”

Infine Pietro Giordano, presidente nazionale di Adiconsum, si dichiara soddisfatto della “decisione assunta dalla Commissione europea di voler effettuare dal 1° gennaio 2016 i test sulle emissioni su strada, che dà ragione alla linea espressa dal primo momento da Adiconsum. Ribadiamo ancora una volta che i controlli devono essere condotti a campione dalle Authority nazionali, ognuna per la propria competenza. Rimaniamo fermi nella nostra richiesta di un incontro con Volkswagen Italia”. Anche perché l’opzione class action è ancora in prima fila>, nel caso di raggiro dei clienti italiani.

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