Napoli, pomodori cinesi e cibo congelato 2 volte: 11 indagati per le mense scolastiche

Il sospetto è che gli appalti fossero truccati, il cibo contraffatto e le aziende concorrenti controllate e dossierate. Sono 11 gli indagati a Napoli in un’inchiesta sulle mense scolastiche campane coordinata dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino e dai sostituti Henry John Woodcock, Celeste Carrano e Giuseppina Loreto. Le accuse sono di associazione a delinquere, turbata libertà degli incanti, corruzione e rivelazione di segreti d’ufficio, frode in pubbliche forniture e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale, nonché estorsione e truffa aggravata. Il tutto all’interno del settore della fornitura dei pasti in diverse scuole nelle province di Napoli, Avellino e Salerno.

Diversi bambini avevano accusato malori dopo i pasti

Non solo imprenditori, tra gli 11 indagati, ma anche amministratori locali, politici e dirigenti pubblici e sanitari. Emesse anche misure cautelari ai domiciliari e un obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Tutto questo perché il gruppo ritenuto criminale (e composto in maggioranza da donne) operava perché assunzioni e appalti finissero a ditte ritenute amiche. Si aggiunga poi che il cibo somministrato ai bambini comprendeva confezioni di pomodori cinesi rietichettate e spacciate per italiane, oltre a prodotti scongelati e poi ricongelati che hanno provocato malesseri nei piccoli fruitori delle mese.

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