Arabia Saudita: sì alle donne al volante, ma “con un garante maschio”

Dalla mezzanotte locale (le 23 italiane di sabato 23 giugno), in Arabia Saudita le donne possono imbracciare il volante di un’automobile, di un camion o il manubrio di una motocicletta. Con la mezzanotte è infatti caduto il divieto storico, che ne faceva l’ultimo Paese al mondo a non riconoscere ancora questo diritto alle donne, che finora dovevano fare affidamento su mariti, fratelli o autisti per compiere operazioni elementari, come recarsi al lavoro o portare i figli a scuola.

 

Sui sedili posteriori

E non basta! Il divieto le aveva relegate, infatti, sui sedili posteriori. Una svolta storica era stata annunciata lo scorso settembre nell’ambito dell’ambizioso programma di riforme sociali e economiche promosso dal principe ereditario Mohammed bin Salman (MbS) per modernizzare il Regno, che è fra i Paesi islamici più conservatori e rigidi al mondo.

 

“Attentato alla sicurezza del Regno”

Ma non è ancora pssata la modernizzazione. Alcune attiviste, infatti, sono state fermate per avere “attentato alla sicurezza del Regno” e sottoposte alla pubblica gogna da alcuni media vicini al potere che dopo il loro arresto ne hanno pubblicato le foto contrassegnandole con la scritta “traditrici”. Un comportamento, quello delle autorità saudite, definito dalla direttrice di Amnesty International Medio Oriente Samah Hadid “contraddittorio”, in un Paese in cui il “clima di intimidazione appare evidente”.

 

Sui social con la patente nuova

Intanto le donne saudite si attrezzano. In molte hanno postato la propria foto sui social network con in mano la patente nuova di zecca – le prime sono state rilasciate il 4 giugno scorso – mentre altre, con il pallino delle due ruote, scelgono di allenarsi sul circuito motociclistico del Bikers Skills Institute di Riad.

Dall’annuncio della fine del divieto, infatti, il centro ha scelto di aprire una volta alla settimana le sue porte a quelle giovani e meno giovani interessate a imparare a portare una moto e a capirne la meccanica di base. In diversi atenei aperti soltanto alle donne vengono proposti corsi di guida, ma in tante lamentano il fatto che le scuole e le istruttrici siano ancora troppo poche e che il costo delle lezioni resti troppo elevato. Le case automobilistiche, intanto, festeggiano. Secondo le stime elaborate da Bloomberg Economics, l’apertura del settore alle donne potrebbe generare 90 miliardi di dollari entro il 2030.

Un garante maschio…

Le donne potranno sì mettersi al volante, ma dopo avere ricevuto un permesso dal loro garante maschio. Intanto per garantire la loro sicurezza, il governo di Riad ha inasprito le pene in caso di molestie sessuali che ora prevedono il carcere fino a cinque anni e un’ammenda massima di 300 mila riyal (circa 68.000 euro).

 

“Non ci crediamo: i primi commenti”

“Mi sono svegliata presto stamani, prima del solito. Ero così emozionata che non sono riuscita a dormire. Oggi sto guidando per andare al lavoro, e per la prima volta non devo stare seduta dietro”: è una delle testimonianze che arrivano dall’Arabia Saudita, dove dalla mezzanotte è consentito alle donne di guidare.
“Sto guidando, ancora non posso crederci: sto andando a Jedda guidando”, racconta Roa Altaweli alla Bbc.

“Il giorno uno è tranquillo sulle strade – ci sono le vacanze a scuola -. E non è una brutta cosa per ansiosi automobilisti ‘della prima volta’.
Sono accompagnata da mio padre, per alcune dritte e per avere sostegno morale”.
“Mi sono fermata per un caffè”, continua la signora: “Sono stata la prima automobilista donna che il barista abbia mai servito”.

5 divieti ancora in vigore

Intanto restano in vigore altri 5 pesanti divieti per le donne nate in Arabia Saudita.

Infatti non possono: 1) Aprire un conto bancario senza il permesso di un uomo.

2) Ottenere un passaporto o viaggiare all’estero senza il permesso di un uomo.

3) Sposarsi o ottenere il divorzio senza il permesso di un uomo.

4) Non possono bere un caffè con un amico. Uomini e donne non possono frequentare gli stessi ambienti.

5) Infine non possono vestire come desiderano. È imposta la totale copertura del corpo. Inimmaginabile, almeno finora, il bikini.

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