Prodi: “L’Ue cambi politica economica”

Grandi manovre tra quelli che si sono definiti “i soci fondatori dell’Europa” per contenere l’effetto Brexit. In attesa del vertice di lunedì a Berlimo, Matteo Renzi parte per Parigi, dove stasera è atteso a cena da Francois Hollande. “Sarà un incontro informale, amichevole, in cui si affronteranno anche le questioni politiche” legate al Brexit, hanno precisato le fonti presidenziali francesi.

Lunedì 27 giugno, alle 18, Renzi  sarà invece a Berlino per partecipare alla riunione con la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Franois Hollande.

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Il forte richiamo di Romano Prodi a Renzi, Hollande e Merckel

“Confido che la nuova Europa possa nascere lunedì a Berlino. Sennò l’Europa finisce”: è questo il timore espresso da Romano Prodi, in un’intervista pubblicata oggi da La Stampa.
“I cittadini – osserva l’ex presidente della Commissione europea – non odiano l’Europa”, ma la “politica che ha distrutto il ceto medio”.

“Occorre – continua l’ex premier – evitare di tornare a politiche di bilancio senza controllo. Al tempo stesso però urge una svolta. Avviando una politica economica di espansione, che cambi la direzione e la quantità della spesa”.

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“È vero – aggiunge Prodi, parlando della governance europea – che la Commissione fa spesso cose del tutto inutili, ma sono le sole cose che le lasciano fare. È ovvio che non potendosi occupare del futuro dell’Europa, perché è passato in mano agli Stati, finisca per occuparsi anche del rosmarino”.

 

I fondatori “devono affrontare i problemi economci e dell’immigrazione”

Intervistato anche dal Mattino di Napoli, Prodi auspica che Renzi, Merkel e Hollande già lunedì “devono preparare un’agenda che dev’essere approvata il giorno dopo dal Consiglio europeo”, affrontando “i problemi economici e migratori dell’Europa. Io non penso ad eccezioni alle regole europee perché ritengo che non bisogna chiederne”.

“La Germania deve dare di più all’Europa…”

Ma “occorrono cambiamenti nella politica sopratutto da parte della Germania perché metta più benzina nel motore europeo. Da anni ormai diciamo che questa politica europea dell’austerità tedesca non ci piace e sta rovinando l’Unione”. “La Germania ha sempre imposto le sue decisioni, come nel caso della Grecia: sul futuro di Atene non c’è mai stato un dialogo tra la Commissione Ue e il Paese ellenico”, conclude Romano Prodi, che da ieri – quando è statointervistato per primo da SkyTg24 – è particolarmente vivace sui temi dell’unità e delle politiche europee.

 

Effetto Brexit: affondano sterlina e Borse europee, Milano a -12: le notizie del 24 giugno

Mentre la sterlina affonda e le Borse – Milano in testa  arrivata a -12 – toccano i minimi storici, i soci fondatori dell’Ue si danno una mossa.

Francia e Germania consolidano l’asse franco-tedesco presentandosi con un documento comune.

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Lunedì, sempre nella capitale tedesca, sarà la volta dei leader con la cancelliera Angela Merkel (nella foto sopra), il presidente Francois Hollande, il premier Matteo Renzi e Donald Tusk (presidente del Consiglio europeo, che era inizialmente atteso oggi a Roma).

 

Renzi: “Ora si volta pagina”

“Ora si volta pagina”, ha commentato in una conferenza stampa a Palazzo Chigi il presidente del Consiglio: “Sono qui per dirvi che l’Italia farà la sua parte nel percorso che si apre. Il governo e le istituzioni europee sono nelle condizioni di garantire con ogni mezzo la stabilità finanziaria e la sicurezza dei consumatori”, ha aggiunto, mentre Merkel ha posto l’accento sul “taglio netto” per l’Europa, invitando a un’analisi “calma e composta” dell’esito del referendum.

 

Il vertice italiano a Palazzo Chigi
A Palazzo Chigi Renzi ha visto, tra gli altri, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. “Dobbiamo cambiarla per renderla più umana e più giusta. Ma l’Europa è la nostra casa, è il nostro futuro”, ha twittato il presidente del Consiglio. Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha auspicato che, nonostante l’aspettativa di un esito diverso del referendum, “ora bisogna dare seguito” alla decisione degli elettori britannici, con l’attivazione dell’art. 50 del Trattato di Lisbona per l’addio della Gran Bretagna.

 

La sterlina crolla del 10%

La sterlina crolla, le Borse di tutta Europa non aprono o stentano ad aprire dopo la vittoria della Brexit. David Cameron si presenta davanti ai microfono e alle telecamere per rivendicare i suoi 6 anni di governo, sottolineare la forza economica della Gran Bretagna, dichiara di rispettare l’esito del voto, ma annuncia che nei prosismi mesi si dimetterà perché ci dovrà essere “un nuovo primo ministro eletto a ottobre per trattare con l’Europa”.

Cameron annuncia che resterà in carica solo per i prossimi 3 mesi, finio cioé al congresso dei conservatori, del suo partito cioé.

“Parteciperò al Consiglio europeo solo per spiegare la mia posizione. Londra ha bisogno di un nuovo primo minstro”, conclude il leader dei conservatori sconfitto dal referendum.

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Testa a testa nella notte

Testa a testa nella notte tra Leave e Remain: a metà delle schede scrutinate l’Out è al 51%, Remain al 49%. Ma all’alba i risultati mostrano che ha vinto la Brexit, sia pure di misura, con un margine di 500.000 voti. A oltre due terzi dello scrutinio Leave è salita al 51,8%, mentre Remain si ferma al 48,2%: il contrario di quanto avevano previsto gli opinion poll diffusi ieri mattina. Diventano più insistenti le voci sulle immediate dimissioni di David Cameron. Il premier, comunque, parlerà in mattinata. Dai primi dati emerge che i giovani hanno votato a favore dell’Europa, i sessantenni e oltre al contrario: una spaccatura generazionale in un paese già spaccato politicamente. Il risultato finale assegna il 52% a Leave con 17.410.742 voti. Per Remain sono state conteggiate, invece, 16.141.241 schede.

 

Romano Prodi: “Calma e gesso, ma Londra pagherà un prezzo”

Il commento di Romano Prodi, già presidente dell’Ue, su SkyTg24è improntata a cautela dopo le dimissioni annunciate da Cameron: “Calma e gesso, l’Europa è certamente più debole, ma i problemi saranno più per la Gran Bretagna che per noi, è la parte britannica che avrà difficioltà maggiori, anche se l’Europa sarà di 440 milioni di abitanti e non di 500 milioni. Le ripercussioni economiche più forti si verificheranno a Londra”.

Prodi, però, critica anche la “folle politica economica dell’Ue”, dicendo che provoca estraneità.

 

L’illusione di Londra e della Scozia

Nelle ultime ore il vento di Scozia aveva spinto il Remain, che passa per la prima volta in testa nell’ultima ora di conteggio della schede nel referendum britannico sulla Brexit. Dopo Glasgow, Edimburgo e un altro collegio minore, entrambi pro Ue, Remain ha oltre 1.800.000 voti assoluti. Londra e la Scozia sono per il Remain, ma molte altre città britanniche sono per abbandonare l’Ue.

E, alle 5,45 (ora italiana) sia la Bbc che Sky News danno la vittoria alla Brexit: si afferma Leave sia pure con un margine che si mantiene ristretto fino alla fine dello scrutinio.
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L’affluenza complessiva è stata molto alta: oltre il 72% con un picco dell’84% a Gibilterra, dove ha scelto il Remain il 95,4 per cento. Scoramento nei comitati per il Remain con il succedersi dello scrutinio (come mostra la foto in basso).

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Ipotesi di dimissioni di Cameron da premier

Si comincia a parlare di dimissioni del premier David Cameron, che ha aperto la strada al referendum. Nella foto sopra il premier è con la moglie Samantha ai seggi dopo il voto di ieri mattina.

 

Il crollo della sterlina e delle Borse mondiali

La sterlina ha seguito per tutta la notte l’andamento dello scrutinio, crollando a picco e poi risalendo a seconda dell’accumularsi dei voti a favore o contro l’uscita dall’Ue. Ma, col consolidarsi della vittoria di Leave, la sterlina è precipitata ai minimi storici, perdendo subito il 10% del suo valore rispetto al dollaro. Crollano anche i Futures sull’avvio della Borsa di Londra: a tre ore dall’apertura le rilevazioni Bloomberg vedono l’indice Ftse 100 in calo del 7,4%.
Alla Borsa di Tokyo l’indice Topix ha esteso le perdite all’8,1%, dopo che la Bbc ha dato vincente Leave.
Anche i Future sugli indici di Borsa di Wall Street crollano dopo le ultime proiezioni della Bbc. I future sullo S&P 500 perdono il 4,5%.

 

L’oro aumenta le sue quotazioni come “bene rifugio”, il petrolio affonda

L’oro in volata con il referendum sulla Brexit, che indica un vantaggio di Leave. Le quotazioni del bene rifugio salgono del 4,9% a 1.318,78 dollari l’oncia. Il petrolio invece continua ad affondare, con le quotazioni a New York che perdono il 5,4%.

 

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Leave vince in molte città

I primi dati ufficiali scrutinati avevano frenano l’entusiasmo del fronte di Remain nel referendum britannico sulla Brexit: la vittoria di Leave a Sunderland, prevista, ma più netta di quanto alcuni si aspettassero, si unisce al successo di strettissima misura dei voti pro-Ue a Newcastle, dove le attese erano di un margine superiore. Lo sottolinea la Bbc, mettendo in relazioni questi risultati parziali con l’arretramento immediato della sterlina dopo il boom seguito all’opinion poll diffuso a chiusura dei seggi. Ora si attende lo scrutinio dei primi collegi di Londra, importantissimi per Remain, che nella capitale – salvo alcuni quartieri – è largamente favorita.

Ma all’alba arriva il voto di Birmingham: è per il Leave.

 

Il leader dell’Ukip alle 5 festeggia
“Ora ho il coraggio di sognare che l’alba stia arrivando su un Regno Unito indipendente, è il nostro Indipendence day”: così il leader di Ukip, Nigel Farage (nella foto sopra), su Twitter e in tv ha festeggiato alle 5 di questa mattina il risultato elettorale.

 

Nelle borse si scatena la paura
Col crescere dell’incertezza sul risultato elettorale, sui mercati si scatena la paura. La sterlina è ai minimi da marzo sotto 1,40 dollari, segnando il calo più forte di sempre. I futures sulla Borsa di New York segnano -2,6% dopo che il fronte a favore del Leave è tornato in vantaggio.

In attesa dell’apertura dell’Europa, che si preannuncia durissima, i futures sull’indice Ftse-100 della Borsa di Londra crollano segnando -6%. Le borse asiatiche vanno giù, Tokyo -1,7%, Hong Kong -2,1%.

Il giorno più lungo degli inglesi: l’articolo del 23 giugno

di Barbara Liverzani

The day è arrivato: il giorno in cui gli inglesi voteranno il referendum per la famosa Brexit e mettendo la crocetta su “remain” o su “leave” decideranno se la Gran Bretagna resterà nell’Unione Europea oppure uscirà.

Il giorno più lungo per il Regno Unito e non solo, visto che in caso di Brexit conseguenze ci saranno per tutti: per le istituzioni europee, in primo luogo, che per la  prima volta dovranno gestire l’uscita di un Paese membro e i nuovi equilibri che si creeranno all’interno dell’Unione (un meeting è già stato convocata per venerdì), nonché cercare di arginare la tentazione di seguire l’esempio inglese che da tempo cova in altri Paesi (l’Olanda, per esempio). E per i mercati e le Borse, da settimane in fibrillazione per l’esito del referendum che potrebbe mettere in crisi soprattutto il settore bancario (non a caso è quello che in questi giorni ha fatto registrare le perdite maggiori).

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“Chi è fuori è fuori”

I 46,5 milioni di britannici chiamati al voto avranno tempo fino alle 22 (le 23 italiane) di oggi per esprimere la loro preferenza, poi i giochi saranno fatti. In questo senso è stato categorico il presidente della Commissione europea Jean-Claude Junker (nella foto qui sopra), che alla vigilia del referendum ha messo le cose in chiaro non lasciando alcuno spazio alla trattativa: “Voglio dire agli elettori britannici che non ci sarà nessun altro tipo di negoziato: chi è fuori è fuori”. Un avvertimento duro forse per smorzare le aspettative di chi, tra i politici inglesi, sperava di usare il referendum come arma di ricatto per ottenere condizioni migliori di permanenza nell’Ue. Del resto proprio a febbraio scorso il premier David Cameron le aveva rinegoziate, in vista del voto di oggi, ottenendo numerose agevolazioni, come ha ricordato lo stesso Junker: “Cameron ha ottenuto il massimo di quello che poteva avere, e noi abbiamo concesso il massimo di quello che potevamo dare”.

 

Esito incerto fino alle ultime ore
Difficile fare al momento previsioni sul risultato finale. I sondaggi danno i due opposti fronti appaiati con pochi punti di margine (il “no” sarebbe in leggero vantaggio nelle intenzioni di voto secondo la media degli ultimi sei sondaggi calcolata dal sito Whatukthinks.org).

Anche l’istituto demoscopico Ipos Mori dà il Sì all’Ue (Remain) in vantaggio di misura sul no (Leave). La rilevazione, completata ieri sera, ma diffusa oggi sui media, dice Remain al 52% e Leave al 48. Fra gli ultimi altri 4 sondaggi pubblicati ieri in Gran Bretagna, due (di Comres e Yougov) hanno pure dato Remain in testa, mentre altri due (Opinium e Tns) hanno accreditato un lieve vantaggio a Leave.

The Independent, nella tarda mattinata, dà un “sondaggio finale” che, per la prima volta, vede in netto vantaggio Remain col 55%.

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Il brutale assassinio di Jo Cox

Certamente il brutale assassinio di una settimana fa della deputata laburista Jo Cox, paladina del “remain”, ha dato nuovo impulso al fronte del no, ribaltando i sondaggi che fino a pochi giorni fa lo davano in svantaggio. Saranno dunque gli indecisi, ancora molti, a fare la differenza. Ed è per cercare di smuovere e convincere questa massa di inglesi, che nelle ultime ore gli appelli dei politici si sono fatti più forti e hanno assunto toni retorici. Così l’euroscettico Nigel Farage, leader dell’Ukip, riferendosi ad oggi ha parlato di “Independence Day” britannico, il giorno dell’Indipendenza. Dall’altra parte sono stati il premier Cameron, il leader laburista Jeremy Corbyn e il neosindaco di Londra Sadiq khan a scendere in campo con maggiore forza. Quest’ultimo in particolare, nel corso di un confronto pubblico con l’ex sindaco Boris Jhonson schierato per il sì, lo ha accusato di “mentire” e di portare avanti “una campagna di odio contro gli immigrati”.

 

Gli appelli dei leader europei
Ma il fronte del “no” non conta solo sull’appoggio dei leader britannici. In molti capi di Stato europei hanno fatto appello agli inglesi per votare a favore della permanenza: il presidente francese Hollande, innanzitutto, e il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi che sul Guardian ha detto: “Visto dall’Italia, un voto per lasciare l’Europa non sarebbe un disastro, una tragedia o la fine del mondo per voi nel Regno unito. Sarebbe peggio, perché sarebbe la scelta sbagliata. Sarebbe un errore del quale innanzitutto voi elettori paghereste il prezzo. Perché chi vuole davvero una Gran Bretagna piccola e isolata?”.

Piogge torrenziali a Londra

I testi che seguono sono della redazione di Consumatrici.it

 

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Piogge torrenziali a Londra e nel Sud-Est

Secondo la stampa britannica online, anche il meteo potrebbe influenzare i risultati del referendum sulla Brexit. I vigili del fuoco sono intervenuti a più riprese – oltre 300 volte in tutto – nella capitale, essendo numerose le cantine allagate, e secondo le previsioni le precipitazioni previste oggi a Londra sono l’equivalente di quelle di un mese. Le aree più colpite sono il Sud-Est di Londra e l’Essex, ad Est della capitale.

Nella foto sopra il premier Cameron esce dal seggio, alle 9 di stamattina, mano nella mano con la bella moglie Samantha.

La rimonta di Remain
Due sondaggi dell’ultim’ora, diffusi nell’imminenza dell’apertura dei seggi per il referendum britannico sulla Brexit, danno il fronte del Sì all’Ue (Remain) in vantaggio su quello del no (Leave): la scoietà Yougov di un soffio, con il 51% contro il 49, mentre Comres più nettamente, 54% a 46. Poche ore fa altri due istituti avevano invece dato leggermente in testa Leave. I dati di un’ultima rilevazione, di Ipsos-Mori, completata oggi come impone la legge, sono attesi in mattinata.

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I dioscuri rivali nei Tory

In primo luogo dai due dioscuri-rivali dei Tory (che vedete qui sopra in un montaggio di The Independent: il premier David Cameron (a destra nella foto), “campione” di Remain, e l’ex sindaco di Londra Boris Johnson, l’uomo bandiera dei Leave sui media, ma anche il pretendente ombra alla poltrona di Downing Street.

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Cameron ha voluto il referendum, ma poi si è pentito
Cameron, colui che a questo referendum ha aperto le porte per calcoli di politica interna, ha rivolto i suoi appelli finali in una raffica di interviste sui giornali, ma anche fra la gente nel suo collegio elettorale nell’Oxfordshire e fra i giovani di una scuola, la generazione che potrebbe avere più da perdere dal taglio netto: la Gran Bretagna – ha insistito – è e sarà “più prospera, più forte e più sicura” se resta “in un’Unione Europea riformata”. Ma lui è pronto ad “accettare le istruzioni del popolo”, ha aggiunto.

Anche il leader radicale dei laburisti è con Remain
Lontano politicamente mille miglia, ma sulla stessa barca di Remain, anche il leader radicale del Labour, Jeremy Corbyn, si è fatto sentire oggi. Per dire no alla Brexit a modo suo: “Votiamo Remain per difendere i posti di lavoro e i diritti dei lavoratori”, ha detto, per poi “cambiare l’Europa da dentro”.

Il tentativo delle ultime ore dei filo-Ue è stato quello di inchiodare i rivali di Leave – concentrati nelle ultime settimane a cavalcare un dossier ad alto tasso di populismo, come quello del contenimento dell’immigrazione – alla piattaforma “estremista” di Nigel Farage: il tribuno dell’Ukip, che del divorzio da Bruxelles ha fatto una ragione di vita e che ieri sera (incoraggiato da alcuni degli ultimi sondaggi che indicano un testa a testa, ma con un leggero vantaggio per Leave), affermava di sentire “profumo di vittoria”.

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La Banche centrali in allerta: le notizie del 22 giugno

Anche le Banche centrali sono in allerta. La Bce, ha detto il presidente, Mario Draghi, è pronta a far fronte a tutte le urgenze che potrebbero seguire al referendum britannico. Ed anche la Fed Usa, ha affermato la presidente Janet Yellen, è pronta ad agire dopo il voto se necessario.
Nel suo intervento al Parlamento europeo, Draghi ha spiegato che “la ripresa della zona euro ha guadagnato slancio all’inizio dell’anno. Ci si attende – ha aggiunto – che proceda a passo moderato ma costante, sostenuta da solida domanda interna e dall’efficace trasmissione della nostra politica all’economia reale”.

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Paura per le ripercussioni economiche
Secondo la Fed, la Banca centrale Usa, una eventuale Brexit avrebbe significative ripercussioni economiche. La Yellen ha confermato anche che la Fed alzerà i tassi gradualmente.

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Per il Financial Times Leave è avanti
Secondo il Financial Times, la Brexit avanti 1 punto. Anche per il premier Cameron “Il referendum sulla Brexit “sarà un testa a testa” e “nessuno può dire cosa succederà”. Il Financial Times pubblica una media aggiornata dei sondaggi in cui i Leave sono di un punto avanti ai Remain, 45% a 44%. Il primo ministro ha ammesso parlando al giornale della City una certa “frustrazione” per i top manager che avrebbero potuto fare di più in favore dei pro Ue.

Per il quotidiano The Indipendent il risultato si deciderà per una incollatura, come vedete dal titolo di prima pagina che pubblichiamo qui sopra: esito “too close to call”, impossibile a dirsi perché reamain e Leave sono pressocché alla pari.

 

Ottimista il Daily Telegraph, ma il guru prevede un testa a testa

In base a una rilevazione del Daily Telegraph, che ieri ha fatto il suo “endorsement” in favore dell’uscita dall’Ue, i Remain distaccano di 7 punti i Leave, 53% contro 46%. Ma nella media dei sondaggi c’è una situazione di parità fra i due schieramenti, confermata anche da una analisi del “guru” elettorale Lynton Crosby. Secondo lo “stratega” politico australiano Crosby, infatti, l’ascesa dei Remain potrebbe essere frutto di una fase passeggera di emotività, seguita all’uccisione della deputata laburista Jo Cox, con un assestamento finale destinato a riportare la sfida sul binario di un testa e testa da decidere ”sul filo di lana”.

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L’altro referendum del 1975

Il Fatto quotidiano oggi in edicola ricorda che 41 anni fa la Gran Bretagna si misurò con un altro referendum sulla Comunità europea (che all’epoca non si chiamava Ue, ma Cee), promosso dal premier laburista Harold Wilson. Allora gli antieuropeisti erano a sinistra e non nel centro-destra come stavolta. Infatti, come mostra la doto quisopra, una relativamente giovane signora Thatcher faceva campagna a favore dell’Europa. E vinse alla grande il Sì all’Europa col 67%.

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La cerimonia del 20 giugno a Westminster per Jo Cox

Non è chiaro chi la spunterà. Una rosa bianca e una rossa posate sugli scranni, una parola per rendere omaggio a Jo Cox, la deputata laburista assassinata giovedì scorso, a prescindere da schieramenti e partiti.

Giovedì prossimo – 23 giugno – 40 milioni di britannici decideranno se continuare a restare nell’Ue o andarsene, ma ieri si è vista una Camera unita nel lutto, convocata in via straordinaria per ricordare la deputata laburista uccisa giovedì scorso durante la campagna referendaria sulla Brexit.

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I partiti uniti a Westminster contro l’estremismo

A pochi giorni dall’ormai prossimo voto che ha spaccato in due il Paese, il messaggio lanciato sia dal premier David Cameron che dal leader laburista Jeremy Corbyn è lo stesso: bisogna prendersi la responsabilità di dire no all’estremismo e all’odio. Il saluto di Corbyn La Gran Bretagna “ha perso una delle sue persone migliori, una persona che ha speso la sua vita per gli altri”, ha detto Corbyn, compagno di partito della Cox, nell’intervento che ha aperto la seduta di Westminster.

Corbyn ha ricordato la “straordinaria umanità e compassione che ha ispirato l’azione politica e l’attivismo” della parlamentare uccisa dal nazionalista Thomas Mair. “Jo – ha detto – ha creduto che tutti fossero uguali e ha creduto in un mondo migliore”. La Cox infatti era impegnata in battaglie a favore dei rifugiati, della Siria, delle donne, dei profughi palestinesi, e contro l’islamofobia. E proprio parlando di immigrazione, Corbyn ha invocato la responsabilità di tutti a “non diffondere l’odio nella nostra società”.

 

Un grazie all’ex minatore che ha rpovato a salvarla

Un grazie particolare è andato anche a Bernard Kenny, l’ex minatore di 77 anni che ha cercato di salvare la parlamentare ed è stato ferito dall’aggressore.

 

Cameron: “Una voce compassionevole”

Il primo ministro Cameron ha poi descritto Jo Cox dai banchi opposti dell’aula come “una voce compassionevole”. “Ha salvato la vita di tanti che non aveva mai conosciuto”.

Ha ricordato di averla incontrata per la prima volta da attivista per i diritti umani in Darfour e ne ha parlato come di “una convinta democratica e una femminista appassionata che credeva in una società multietnica e multireligiosa. Era un’amorevole madre, figlia, sorella e amica”, ha concluso con grande coinvolgimento.

 

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Giovedì prossimo britannici alle urne

Per il referendum si vota in un solo giorno, giovedì 23 giugno. I seggi saranno aperti dalle 7 alle 22 ora locale (dalle 8 alle 23 ora italiana). Alle urne, 40 milioni di cittadini britannici e dei Paesi del Commonwealth che hanno compiuto 18 anni. Lo spoglio dei voti inizierà subito e i risultati dovrebbero essere disponibili già fra le 3 e le 5 ora italiana dell’alba di venerdì 24 giugno. Il risultato definitivo del voto sarà poi annunciato dalla presidente della Commissione elettorale, Jenny Watson, a Manchester.

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