Alitalia: bocciato il piano, vince il No col 67%, ora il commissariamento

I dipendenti di Alitalia hanno bocciato il preaccordo per il salvataggio della compagnia. Secondo quanto riferiscono fonti bene informate, i No, che per il momento sono 5.140, hanno infatti superato il 67% dei votanti. Oggi si riunisce il Cda dell’azienda che rischia il commissariamento  e successivamente le procedure che portano al fallimento.

 

A Milano netta prevalenza del No

Intanto, iniziano a circolare a urne chiuse e fra sindacalisti e dipendenti Alitalia, le prime voci sul risultato del referendum. Mentre era ancora in corso lo spoglio, attraverso Twitter e WhatsApp si apprende che a Milano sarebbe in netta prevalenza il No: a Malpensa si conterebbero 278 No e 39 Sì, a Linate 698 No e 153 Sì. Il Sì vincerebbe invece a Torino, ma solo di strettissima misura con 2 voti in più.

Il No vince col 67%

I lavoratori di Alitalia, chiamati ad esprimersi con il referendum, hanno detto No al preaccordo per il salvataggio, aprendo così la strada al commissariamento della compagnia. Il “no” vince nettamente, affermandosi con 6.816 voti, contro 3.206 sì, vale a dire con il 67%. Lo riferiscono i sindacati comunicando il dato finale della consultazione.

A Palazzo Chigi, intanto, il premier, Paolo Gentiloni ha incontrato ieri pomeriggio i ministri per le Infrastrutture, Graziano Delrio, e dello Sviluppo economico, Carlo Calenda.

 

“Rammarico e sconcerto” dei ministri interessati

“Rammarico e sconcerto per l’esito del referendum Alitalia che mette a rischio il piano di ricapitalizzazione della compagnia”: questa la dichiarazione,  in un comunicato congiunto, dei ministri dello Sviluppo Carlo Calenda, dei Trasporti Graziano Delrio e del Lavoro Giuliano Poletti.

“A questo punto l’obiettivo del Governo, in attesa di capire cosa decideranno gli attuali soci di Alitalia, sarà quello di ridurre al minimo i costi per i cittadini italiani e per i viaggiatori”.

 

E ora che succede?

La vittoria del No prevede un nuovo scenario. Oggi si dovrebbe riunire il Cda, per deliberare la richiesta di amministrazione straordinaria speciale. Probabile la contestuale uscita dei soci per consegnare di fatto ‘le chiavi’ dell’azienda al governo.
Formalizzata la richiesta, il ministero dello Sviluppo Economico procederebbe con la nomina di uno o più commissari (fino a tre).

Se non ci saranno acquirenti o nuovi finanziatori al commissario non resterebbe infine che chiedere il fallimento della compagnia, con la conseguente dichiarazione di insolvenza da parte del Tribunale. Il curatore fallimentare inizierebbe la procedura liquidatoria, con 2 anni di cassa integrazione, Naspi e quindi disoccupazione per i lavoratori, contestualmente la cessione “spezzatino” degli asset della compagnia.

 

I seggi chiusi alle 16: le notizie del 24 aprile

Si sono chiusi oggi alle 16 i seggi per il referendum con il quale i lavoratori di Alitalia si sono espressi sul verbale d’intesa siglato il 14 aprile tra azienda e sindacati per il futuro della compagnia. I seggi erano stati aperti il 20 aprile scorso. Subito al via lo spoglio. Si è votato in sette luoghi diversi, tra Roma e Milano.

È stato organizzato un centro di raccolta e scrutinio a Roma e un altro a Milano. La proclamazione dell’esito del referendum è prevista in serata. L’affluenza al voto è stata altissima: oltre il 90% degli 11.400 aventi diritto ha partecipato alla consultazione.

Le alternative sono molto ristrette

Nessuna soluzione possibile, nessuna alternativa, nessuna possibilità di nazionalizzazione. A poche ore dal termine del referendum con il quale i lavoratori di Alitalia devono esprimersi sul verbale d’intesa tra azienda e sindacati per il futuro della compagnia, il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio rinnova l’appello lanciato dal presidente del consiglio e sottolinea che “bisogna seguire con coraggio la strada iniziata”.

In 12.500 hanno votato

Il ministro interviene per mettere la parola fine alle speculazioni su un possibile intervento dello Stato per il salvataggio della compagnia nel caso di una vittoria del no all’accordo. Una soluzione invocata dai sindacati di base mentre a scendere in campo in prima persona a favore del sì al preaccordo sono anche i leader di Cisl, Uil e dell’Ugl. Intanto l’affluenza al voto è stata altissima, 12.500 i lavoratori aventi diritto.

Se vince il no

I nove seggi tra Roma e Milano saranno aperti fino alle 16, poi lo spoglio. In caso di vittoria del no, secondo quanto si apprende, un cda si terrebbe già domani, martedì 25, per avviare la procedura di amministrazione straordinaria. La prospettiva è quella del commissariamento e il rischio, “concretissimo”, secondo il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda è quello di una liquidazione della compagnia. L’ipotesi che circola è quella di uno spezzatino.

Nel caso di trionfo del sì

Nel caso della vittoria del sì, è previsto un cda mercoledì per sbloccare la ricapitalizzazione, 2 miliardi di equity di cui 900 milioni di nuova cassa. Sul fronte dei tagli il preaccordo prevede un calo degli esuberi del personale a tempo indeterminato da 1.338 a 980, e un taglio degli stipendi del personale di volo dell’8%. “Alitalia morirà se verrà bocciato il piano. I lavoratori di Alitalia hanno ora in mano il destino della loro azienda” afferma Annamaria Furlan, ricordando che “non c’è oggi una alternativa concreta al piano industriale di sviluppo e di ricapitalizzazione”, facendo “appello al senso di responsabilità dei lavoratori di Alitalia”.

“Tutelare i sacrifici dei lavoratori”

“Ora bisogna salvare il lavoro e non rendere vani i sacrifici fatti dai lavoratori”, sostiene anche il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo che ricorda come poi “bisognerà puntare a un’effettiva discontinuità aziendale e a un sistema di partecipazione nelle scelte che dia un futuro certo all’Alitalia”.

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