Cassazione: domani la sentenza per Amanda e Sollecito, lei è incinta?

Raffaele Sollecito c’è, nel Palazzaccio romano, mentre Amanda Knox è rimasta negli Stati Uniti (e secondo indiscrezioni giornalistiche potrebbe anche incinta), evitando di partecipare al processo al termine del quale la Cassazione si pronuncerà per la seconda volta sull’omicidio di Meredith Kercher, la giovane inglese uccisa a Perugia il 1 novembre 2007. Ai giudici della V sezione penale, presidente Gennaro Marasca, è demandato il compito di dire – probabilmente entro domani, venerdì 27 marzo – una parola definitiva stabilendo una volta per tutte se i due ex fidanzatini assolti e poi condannati per quel delitto sono davvero responsabili della morte della ragazza britannica. In ballo c’è la conferma – chiesta dal procuratore generale Mrio Pinelli – o meno della sentenza pronunciata il 30 gennaio 2014 dalla Corte d’assise d’Appello di Firenze: in quella sede i giovani imputati erano stati condannati rispettivamente a 25 e 28 anni di carcere. A spingerli a uccidere Meredith, secondo i giudici di secondo grado, un litigio e non un gioco erotico, come ipotizzato in precedenza, dai momenti iniziali dell’inchiesta fino al primo pronunciamento della Corte suprema.

Estradizione per Amanda? Ipotesi lontana

È una storia che continua a dividere tra innocentisti e colpevolisti, quella del delitto di Perugia e più di Sollecito rimane nei radar dei cronisti Amanda Knox, 27 anni, tornata a far parlare di sé lo scorso febbraio, quando si era diffusa la notizia dell’imminente matrimonio con il musicista coetaneo Colin Sutherland. Ma soprattutto è l’ipotesi estradizione, se venisse condannata in via definitiva, a far discutere. Lei ha detto che in Italia non ci tornerà in alcun caso e da questo punto di vista sembra trovare al momento sostegno nelle autorità politiche americane, che potrebbero rigettare una richiesta d’arresto per lei. Inoltre, se la gravidanza fosse confermata, di certo si tratterebbe di un deterrente contro la carcerazione in Italia. A questo si aggiunga un’analisi effettuata da Peter Gill, docente di genetica forense alla Oslo University, secondo il quale le prove genetiche contro la ex coppia di studenti non sarebbero così solide, dato che le tracce di Dna potrebbero essere state trasportate contaminando, probabilmente in modo involontario, la scena del crimine.

Il delitto il 1 novembre 2007 a Perugia

Ma per cercare di comprenderla, questa vicenda, occorre tornare all’inizio, a quella serata del 1 novembre 2007. Tra le 21.30 e le 22.30, in una villetta di Perugia dove vivono 4 ragazze, viene assassinata una di loro, Meredith, giunta nella città umbra da Croydon, Londra, un paio di mesi prima con una borsa Erasmus. I sospetti si indirizzano subito verso una delle coinquiline, l’americana Amanda Knox, e il suo fidanzato italiano, Raffaele Sollecito. Gli elementi contro di loro e contro un terzo sospettato, l’ivoriano Rudy Hermann Guede che opta poi per il rito abbreviato finendo per essere condannato, sono valutati concreti al punto che in primo grado vengono condannati tutti a tre rispettivamente a 26, 25 e 16 anni di reclusione.

Dopo la prima condanna, arriva l’assoluzione

In secondo grado ecco che giunge la sorpresa: il ottobre 2011, infatti, la Corte di assise di appello di Perugia ribalta il pronunciamento precedente e assolve Knox e Sollecito per non aver commesso il fatto. I due, visibilmente commossi, tornano in libertà e Amanda può rientrare negli Stati Uniti, in attesa della Cassazione, che sarà solo al primo pronunciamento. Qui, con una decisione presa dalla prima sezione penale, il 26 marzo 2013 vengono annullate le assoluzioni e viene disposto un nuovo processo di secondo grado. Quello che il 30 gennaio 2014 condanna di nuovo Knox e Sollecito per il delitto del 2007.

Amanda oggi: “La sua vita cristallata a 8 anni fa”

“Matrimonio o no”, commenta oggi l’editorialista del Seattle Times Jonathan Martin, “il futuro di Knox si è cristallizzato quel 1 novembre di 8 anni fa”. Il giornalista l’ha incontrata a fine 2014 in un bar di West Seattle: la ragazza si è laureata all’università di Washington recuperando i 4 anni di ritardo dovuti al carcere, ha iniziato a scrivere per il West Seattle Herald e lavora in una libreria dichiarando che in Italia non tornerà, qualsiasi sia il nuovo pronunciamento della Cassazione. “Un processo di estradizione”, scrive ancora Jonathan Martin, “sarebbe giuridicamente difficile da evitare, oltre che dolorosamente costoso per la sua famiglia. Ma ho il sospetto che per alcuni membri del Congresso questa vicenda potrebbe trasformarsi in una lotta politica”. Con buona pace di Meredith Kercher, sepolta nel cimitero a poca distanza dalla sua casa di Croydon.

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