Mia figlia, 20 anni, perde tutto: è un messaggio?

Cara dottoressa Pavia,

mia figlia di 20 anni perde continuamente tutto: chiavi di casa, documenti, borse. Lo fa a un ritmo tale che non è più giustificabile. Secondo lei vuole inviare inconsciamente un messaggio? Cosa possiamo fare per risolvere il problema?

Antonio L.

 

Gentilissimo Antonio,

innanzitutto tengo a precisare che commettere distrazioni è normale; queste ultime non celano un disturbo psicologico. Ma – il suo dubbio è corretto – se si accumulano in un breve intervallo di tempo, occorre chiedersi il perché e quali siano realmente i desideri inconsci che sottendono.

In un’ottica psicanalitica, una delle intuizioni Freudiane le considera delle piccole “anomalie” del comportamento quotidiano.

 

L’inconscio funziona a nostra insaputa

La nostra volontà non cosciente – chiamata inconscio – funziona a nostra insaputa e talvolta ci spinge a fare delle azioni che non vorremmo; o, al contrario, che vorremmo porre in essere e non facciamo.

Nello specifico, dietro ad un atto mancato si cela qualcosa che non si vuole affrontare, nel momento in cui si è obbligati a farlo.

Ad esempio, perdere le chiavi dell’auto prima di recarsi ad un colloquio di lavoro; dimenticare di rispondere ad una lettera importante; smarrire il biglietto aereo prima di un viaggio; dimenticare un appuntamento: sono tutte azioni incoerenti, che esprimono un conflitto interno. Sono la rivelazione involontaria di ciò che il soggetto non può esprimere coscientemente.

 

Cosa non posso esprimere?

Questi episodi, secondo Freud, non devono metterci in allarme, ma essere considerati un momento di scoperta di sè. Ad ogni atto mancato dovrebbe seguire una riflessione su cosa significhi questo comportamento e quali desideri nascosti esprime.

Certamente, in alcuni casi, occorrerà dare spazio anche al significato dell’oggetto perduto: le chiavi di casa, in un ipotetico momento di disagio dentro le mura domestiche, possono essere qualcosa di faticoso da portare; qualcosa di cui ci si vorrebbe liberare, anche solo per un po’. Il documento d’identità rappresenta invece la propria appartenenza sociale, il far parte del mondo adulto, e così via: ogni oggetto è compenetrato di significati.

 

 

Non giudicate vostra figlia

Inoltre è necessario prestare molta attenzione al periodo che sua figlia sta vivendo. A venti anni, si trova a cavallo tra la fine dell’adolescenza e l’inizio dell’età adulta. È una fase, questa, carica di responsabilità ed impegni legati alla ricerca di una definizione di sé, in un mondo adulto avvertito sovente come complesso e minaccioso; dal quale quindi fuggire attraverso comportamenti di distrazione.

Riflettete assieme a lei

Riflettete serenamente con lei sui significati dei suoi comportamenti e delle sue distrazioni. Fatelo senza giudicarla, ma cercando insieme di capire quali siano questi messaggi inconsci che sua figlia non riesce ad esplicitare.

 

* La dottoressa Cristina Pavia (nella foto accanto alla risposta) è  psicologa presso il proprio studio in Bologna e counselor nelle scuole secondarie di primo grado
Il suo sito internet è cristinapavia.net.

Authors

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto