La Camst assume 21 donne che hanno subito abusi

Sono 10 in Emilia Romagna, 5 in Toscana, 4 in Friuli Venezia Giulia e 2 in Lombardia. In totale 21. Si tratta di donne che hanno subito abusi e l’annuncio, dato alla vigilia del 25 novembre 2014, giornata internazionale contro la violenza di genere istituita nel 1999 dalle Nazioni Unite, è il primo risultato che la cooperativa per la ristorazione Camst raggiunge dopo una convenzione firmata nel 2013 con la rete D.i.Re. O, meglio, è il primo risultato in termini occupazionali – per quanto si parli almeno in partenza di contratti a tempo determinato – dato che la coop con quartier generale a Villanova di Castenaso, nel bolognese, e sedi in tutto il territorio nazionale, già in passato ha avviato alle iniziative in tema, tra cui il sito PuntoDonne.it, realizzato con la ong Cospe per fare “informazione e sensibilizzazione sui diritti delle donne” e “dare strumenti concreti alle donne in difficoltà che cercano sostegno e protezione per uscire dalla spirale di violenza quotidiana”.

 

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Chi dice basta, non ha vita facile
Intervenendo su queste specifiche politiche di assunzione (“È ora di cambiare tono” il nome del programma di reclutamento), la presidente di Camst, Antonella Pasquinelli, ha detto che coloro che “hanno deciso di dire basta alla violenza non hanno vita facile, spesso devono iniziare da zero, e in questo percorso l’autodeterminazione, anche economica, è essenziale”. Dunque, aggiungendo che nel 2015 ci sarà spazio per nuove dipendenti all’interno di una società che già oggi impiega per l’86 per cento lavoratrici sul totale degli 11 mila assunti, Pasquinelli sottolinea che la sua è la “prima azienda italiana ad aver avviato un’iniziativa simile, capace di restituire concretamente dignità e indipendenza con percorsi di inserimento professionale” in varie collazioni. Le neoassunte, infatti, vengono distribuite nelle varie strutture della cooperativa, tra cucine, mense aziendali, scolastiche e ospedaliere e ristoranti self service.

 

Se ne parla domani a Roma

Di questo percorso si parlerà a Roma, domani 25 novembre, dove la sede del Senato ospiterà il convegno “Contrastare la Violenza contro le donne. Migliorare la qualità della loro vita”.

E qui verranno specificati altri dettagli. Tra questi, saranno illustrati i contratti sottoscritti, che hanno portato a un ammontare complessivo di 100 mesi di lavoro e che finora in due casi sono stati trasformati in rapporti di lavoro a tempo indeterminato.

Al momento sul numero delle assunzioni previste per il 2015 non ci sono ancora dati, ma l’intenzione che viene ribadita da Antonella Pasquinelli nella sala Zuccari di Palazzo Giustiniani è quella di dare una risposta alle “difficoltà che oggigiorno attanagliano il mercato del lavoro con la persistente situazione economica di crisi”.

 

Il primo corso all’Università di Bologna

Peraltro quella di Camst non è l’unica novità che il territorio bolognese offre alla questione della violenza sulle donne. Nei giorni scorsi l’università del capoluogo emiliano-romagnolo ha fatto il punto sul primo corso ad hoc attivato dall’ateneo, come ha già scritto Consumatrici.it. Il corso è rivolto a 250 persone, la metà delle quali uomini, e che è stato voluto all’interno del corso di laurea in filosofia dalle docenti Annarita Angelini e Valeria Babini la cui idea è stata quella di “indagare sotto diversi punti di vista, a partire dalle radici culturali, quella che oggi è una vera e propria emergenza sociale”. Quest’ultimo punto – in vista della giornata del 25 novembre, anniversario dell’omicidio delle 3 sorelle Mirabal, assassinate nel 1960 nella Repubblica Dominicana durante il regime di Rafael Leonidas Trujillo – è stato ribadito nei giorni scorsi anche dal rapporto Eures.

 

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