Emilia-Romagna: vince Bonaccini, la Lega straccia Grillo, Calabria: ok Oliverio

Stefano Bonaccini del Partito Democratico è il nuovo presidente della Regione Emilia-Romagna. Il nuovo presidente (nella foto), che a mezzogiorno terrà una conferenza stampa nel palazzo della Regione, vince col 49° dei voti contro il quasi 30% del suo principale sfidante Alan Fabbri, che lo ha chiamato per complimentarsi e riconoscergli la vittoria. Lontanissima la candidata grillina, Giulia Gibertoni col 13%. Il sindaco di Parma, il grillino Pizzarotti, accusi Grillo di essersi fatto vedere soltanto l’ultimo giorno di campagna elettorale.

 

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Oliverio presidente in Calabria
Mario Oliverio (nella foto qui sopra) è il presidente della Calabria con una percentuale del 58,5%. Il risultato del candidato del centrosinistra è in dubbio, anche se l’astensione è alta anche in Calabria. Wanda Ferro, candidata del centro-destra, è al seocndo posto, mentre Nico D’Ascola (Ncd-Udc) e Cono Cantelmi (M5S) soltanto quinto.

Oliverio: “Ricostruire Regione Calabria”
“Adesso dobbiamo ricostruire e rimettere in piedi la Calabria, aprendo una fase nuova”: ha dichiarato all’Agenzia Ansa Mario Oliverio, quando è stato certo della vittoria, mai in discussione lungo l’intero scrutinio.

 

Il crollo dei votanti: le notizie del 23 novembre

Il Pd verso la vittoria sia in Emilia-Romagna che in Calabria, ma il dato politico è un altro: il tracollo dei votanti e la vittoria dell’astenzionismo di massa.

Addirittura in Emilia-Romagni quello che si nono recati alle urne sono meno del 40%, un risultato impressionante in una regione che è stata sempre campione della partecipazione popolare.

Invece per l’elezione del Presidente della Regione e dei consiglieri dell’Assemblea Legislativa ha votato il 37,67% degli aventi diritto, un dato in forte flessione rispetto alle precedenti regionali del 2010 quando si erano recati alle urne il 68,07%.
La provincia dove si è votato di più è Ravenna con il 41,30% (nel 2010, 73.35%). Seguono le province di Bologna con il 40,17 % (nel 2010, 70.80%), Reggio Emilia con il 35,98% (nel 2010, 70.13%), Modena con il 38,92% (nel 2010, 78,80%), Ferrara con il 37,38% (nel 2010,  68,20%), Forlì-Cesena con il 36,93% (nel 2010, il 67.71%), Parma con il 34,03% (nel 2010, il 61%%), Piacenza con il 36,29% (nel 2010, il 62.01%). Rimini con il 33,45% (nel 2010, il 62,25%) è la provincia in cui si votato di meno.

 

Avanza la Lega Nord, in difficoltà Grillo

Due le novità di questa domenica elettorale: il crollo dell’affluenza, verticale e “storico” in Emilia-Romagna (ma qui la disaffezione paga un prezzo alle inchieste giudiziarie che hanno colpito prima i vertici della Regione e poi tutti i gruppi consiliari) e la cavalcata della Lega che, a Bologna e dintorni, si impone come secondo partito.

Novità sottolineate dallo stesso Renzi con un tweet: “Male affluenza, bene risultati: 2-0 netto. 4 regioni su 4 strappate alla destra in 9 mesi. Lega asfalta forza Italia e Grillo. Pd sopra il 40%”. Parole che riflettono la soddisfazione per i risultati e la preoccupazione per il dato dell’astensione rimarcato negli stessi minuti da fonti dei Democratici o e che tengono conto di un crollo dell’affluenza impressionante. In Emilia-Romagna, ha votato il 37,7% degli elettori, in Calabria il 44,1%. Numeri impressionati, se paragonati alle Regionali del 2010 (68% in E-R, 59,3% in Calabria) e alle Europee di 6 mesi fa (il 70% in Emilia-Romagna, il 45,5% in Calabria), quelle del 40,8% targato Matteo Renzi.

I motivi sono diversi e contano le inchieste giudiziarie che negli ultimi mesi hanno martoriato entrambe le Regioni, da quella delle ‘spese pazze’ in Emilia-Romagna a quella che, il 29 aprile scorso, costrinse alle dimissioni l’ex presidente calabrese Giuseppe Scopelliti.

 

L’ascesa di Matteo Salvini, la caduta dei grillini

Ma le elezioni di domenica sigillano l’ascesa dell'”altro Matteo”: il leader della Lega Nord Salvini. Il suo candidato in Emilia-Romagna, Alan Fabbri, sostenuto anche da FI e Fdi, sembra infatti proiettato oltre il 35%, a meno di dieci punti dal favoritissimo Stefano Bonaccini. E la Lega, dopo il Pd, si avvia ad imporsi come secondo partito con Forza Italia lontanissima.

Dati che, oltre a premiare la martellante campagna mediatica di Salvini – che anche ieri, su Twitter, non si è risparmiato – ridisegnano la mappa dei poteri dei partiti, lanciando il Carroccio nella sua cavalcata per una leadership dell’opposizione, che vede invece in difficoltà quel M5S (che sembra fermarsi ben sotto il 15%) che nelle ultime elezioni aveva saputo anche catturare scettici e potenziali non votanti.

 

 

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